IL METODO DELLA DEMOCRAZIA INCLUDENTE
DISSODARE LA MENTE POLITICA - I FONDAMENTALI PER L'AUTOPOIESI
PROPEDEUTICA ALLA FILOGENESI DELLA SISTEMICA DEMOCRATICA
" L'azione condotta in base a un principio, cioè la percezione e l'attuazione di un diritto,
muta le cose e i rapporti, è un fatto essenzialmente rivoluzionario,
non armonizza completamente con nulla di ciò che pre-esisteva."
( Henry David Thoreau )
Rivoluzione Democratica.
( Uscire dalla logica di sistema)
E' possibile parlare di " rivoluzione " non quando si propone il semplice aggiornamento delle componenti di struttura, ma solo in presenza di rottura di linearità delle qualità e quando si modifica in modo energico la logica di base, il pensiero propulsore da cui scaturisce il progetto teorico dello schema complessivo dei rapporti di potere interni alla società: in particolare quando lo schema d'insieme delle funzioni di struttura relativo al potere decisionale viene ridefinito secondo modalità cibernetiche in grado di prospettare il superamento del " sistema chiuso " pre-esistente; sistema che dovrebbe essere immaginato e configurato non come "anello chiuso ", ma come spirale ellittica in continua espansione dinamica e quindi soggetto a perenne retroazione/feedback e modifiche migliorative.
Soggetto sottinteso della trasformazione è il futuro equilibrio, sia esso già identificato o solo intuito, avanzato e più evoluto in qualità, che attrae l'imposizione di regole nuove a cambiare il funzionamento interno in vista di un nuovo sistema.
Nella attuale fase storica la rivoluzione democratica relativa al potere di decidere inizierà quando saranno affermati nel comune sentire il primato della democrazia diretta, ma anche e soprattutto l'uguaglianza fattuale nella struttura della rappresentanza delegata.
Quando al singolo Cittadino saranno riconosciuti come valori reali la libertà, la maturità, la capacità di scelta e opinione dentro, ma soprattutto fuori dai gruppi e dai partiti e che questi ultimi non sono fini, ma solo mezzi ormai inadeguati.
Quando la cultura sociale maturerà che essere a-partitico è un valore, e non come ora un dis-valore, quando morirà il dogma ideologico dell'appartenenza obbligata e necessaria a una tifoseria di partito, quando essere o perlomeno sentirsi liberi da schieramenti precostituiti e chiese ideologiche sarà percepito come libertà di opzione e possibilità illimitata di attraversare con le proprie gambe tutte le porte aperte e che essere liberi significa semplicemente essere liberi, che identificarsi con una parte è un falso filosofico alienante, un "non senso" per qualunque creatura vivente, che l'interesse generale viene prima di quello particolare e ne costituisce il limite e il metro di misura anche di fronte ad un futuro sempre meno prevedibile, che scopo di una società democratica non è tanto la formazione di "altissime classi dirigenti " in cerca di affermazione personale, bensì il rispetto non solo nominale, ma reale e la diretta responsabilizzazione delle coscienze di tutto l'insieme sociale, l'allargamento e la condivisione diretta delle scelte e l'armonizzazione relazionale di tutto il sistema attraverso il riconoscimento del valore di ogni individuo, di ogni parola, di ogni silenzio.
Ebbene lì comincia la storia della nuova democrazia.
Democrazia che anche nella struttura e negli schemi di rapporto avrà caratteristiche assai diverse dalle condizioni iniziali di quella " liberale rappresentativa parlamentare " che oggi mostra tutti i propri limiti.
Il riconoscimento culturale, la piena accettazione, la condivisione allargata di questo semplice principio e la sua conseguente e necessaria applicazione politica, avranno effetti sovrapposti culturali, sociali e politici, di una tale portata, da essere oggi inimmaginabili.
Quella è la direzione.
Raffigurazione schematica del processo di trasformazione.
Partenza:
analisi del sistema decisionale in essere:
Identità duale stagna
Diseguaglianza applicata
"Democrazia" dei pochi a possesso oligarchico
Impegno partitico professionistico continuativo
Parlamentare
Rappresentanza di Gruppo
Elettiva-liberale-verticista
Centralizzata
Mono-Mandato/periodo lungo
Tendenza interna innescata ad evolvere in :
Partitica sostituita da Tecnocratica
Ulteriore verticalizzazione.
Processo di cambiamento
A) Percorso struttura decisionale ridotta:
elemento innovatore:
Identità Empatica
Eguaglianza applicata
Impegno libero da appartenenza di gruppo
Volontaristico e temporaneo
Allargamento e decentramento
Visione federativa
Liste di minoranza e di genere
Primarie a menù aperto
Rappresentanza non partitica
Rappresentanza a sorteggio extra maggioranza
Rappresentanza per astenuti
Mandato Condiviso
Sorteggio a ciclo completo
Alta frequenza della rotazione al mandato
B) Percorso parallelo struttura decisionale estesa:
elemento innovatore:
Governo Popolare di Base Deliberante
Assemblee Comunità Territoriali
Strumenti di Democrazia Diretta
Relazioni di collaborazione coordinata a progetti comuni
Arrivo:
Democrazia Omni Diretta Liquida e Federativa.
Premessa generale sul metodo.
" Rispetto per tutti i petali "
Armonizzare le differenze senza dispersione di energia.
(Nuova rappresentazione del modello cognitivo)
Nella storia delle società democratiche la democrazia diretta e la democrazia rappresentativa sono sempre state concepite come possibilità contrapposte che si escludono vicendevolmente : qui tentiamo di progettare un modello che preveda la loro coesistenza e la rivisitazione della rappresentanza con lo scopo di liquefarla e trasformarla in partecipazione diretta.
Una democrazia migliore non può nascere che da uomini con migliori motivazioni, a partire da quelle etiche.
Uomini portatori di qualità sociali superiori a quelle portate dai loro predecessori sono la premessa per la democrazia di domani.
Ricordiamoci sempre che la discriminante qualitativa non è negli scopi dichiarati ufficialmente dalla propaganda, ma nell'orientamento reale ai valori del bene comune della volontà che li sottende e nella estesa affermazione sociale del sentimento di collaborazione tra pari.
Risulta perciò di fondamentale e primaria importanza, individuare ed utilizzare un metodo di selezione dei rappresentanti politici che sia adeguato al fine che abbiamo ora individuato: orientamento etico reale al bene comune e inclusione di tutti gli aventi diritto.
Ecco quindi che il metodo applicativo deve costituire già in se stesso la discriminante qualitativa in grado di selezionare i rappresentanti sulla base motivazionale: al competere arrivista del professionismo partitico deve essere contrapposta la cooperazione critica, al carrierismo da squalo opporre l'impegno sociale altruista, ai marpioni di ogni risma - il volontariato responsabile, agli interessi di parte - l'interesse generale.
La sfida che abbiamo davanti è quella di individuare il metodo migliore per traghettare nella realtà ciò che per ora ci appare impossibile.
Dovremmo ormai aver capito che il fine primario della politica democratica non è il singolo individuo, avulso dal contesto, nè tanto meno gli interessi personali di chi campa di politica, ma l'insieme del sistema e la funzionalità complessiva che si riflettono poi nei singoli e nei rapporti tra di essi.
Dovremmo capire chiaramente che il metodo " elettivo " presuppone a priori il rifiuto del diritto egualitario che tutti hanno alla candidatura indipendentemente dal fatto che siano aggregati o no ad un gruppo e che anzi quando un gruppo sotto-insieme, che può anche essere cospicuo, si coalizza per avere in diritto della propria forza numerica - che sulla base del diritto democratico degli individui non è affatto un diritto - un proprio specifico rappresentante, commette un evidente abuso.
Tra individui la procedura egualitaria corretta dovrebbe infatti prevedere prima la ripartizione per sorteggio dei posti di delegato rappresentante, e poi l'eventuale possibilità per chi è stato sorteggiato di farsi sostituire da qualcuno che egli " preferisca" perchè ritenuto più idoneo.
Subordinare il diritto democratico di tutti agli strattoni dei vari gruppi, devia dalla democrazia dei Cittadini verso la dittatura dei gruppi più forti e scatena una specie di assalto alla diligenza democratica dove non vince il diritto, ma la potenza.
Inoltre il metodo elettivo determina un dualismo insanabile nella psicologia sociale che viene spaccata e divisa in due livelli qualitativi diversi e gerarchici, nettamente distinti dove "tu" candidato papabile fai un passo avanti, ed "io" ingiustamente incompreso e snobbato ne faccio uno indietro.
E questa è una ferita che rimane sempre aperta nel sentire democratico egualitario.
Nella antica Atene i pochi Cittadini che godevano dei diritti politici partecipavano come uguali e liberi alla democrazia secondo il metodo della democrazia diretta, e quando era proprio indispensabile l'uso di rappresentanti, usavano il sorteggio e la rotazione ravvicinata.
Questo offriva da un lato la possibilità realmente ugualitaria di partecipare e dall'altro tutelava l'insieme della società dai rischi che individui particolari potessero appropriarsi a lungo della rappresentanza e del potere decisionale, per propri scopi...( saggezza preveggente!)
" L'elezione è dell'aristocrazia e il sorteggio è della democrazia." ( Aristotele)
Quando, dopo duemila anni, la sensibilità sociale dello Stato Moderno chiese l'allargamento dei diritti politici per le classi subalterne, che cosa successe?
Anzichè considerare la nuova società come formata ancora da individui uguali e liberi, quindi col diritto di partecipare in modo egualitario alla democrazia diretta e nel caso anche alla rappresentanza a rotazione determinata dal sorteggio ravvicinato, si è preferito difendere i privilegi delle classi dominanti, semplicemente eliminando il metodo stesso - della democrazia diretta - ed introdurre invece il metodo della "delega elettiva", ben sapendo che, anche se tutti sono "democraticamente" chiamati a partecipare, ad avere la meglio nelle competizioni elettorali sono i soliti pochi che avendone la forza, non da ultimo economica, riescono " liberalmente " ad imporsi.
E questo secondo un principio aristocratico niente affatto egualitario.
In effetti l'intera concezione liberale manifesta un atteggiamento di pronta e forte predisposizione nel riconoscere, accogliere ed offrire spontaneamente rispetto ad ogni manifestazione di potenza, per cui ha una evidente simpatia: nella sua logica applicata il rispetto del diritto dell'altro non è dovuto al riconoscimento del valore esistenziale intrinseco di ciascuno e di tutti, ma solo come diritto al competere in potenza.
Il diritto diventa quindi frutto del contendere muscolare e di qualcosa che più che al rispetto assomiglia al timore: sia in economia che nella politica democratica e questo costituisce un problema per la democrazia quando comporta discriminazione nel riconoscere i diritti di chi "potente non é " fosse anche solo riferito alla capacità di comunicare con autorevolezza mediatica ..e siamo la maggioranza dell'umanità.
La politica democratica liberale diventa un modo per imporre grazie ad un gruppo amico la propria persona, i propri interessi, i propri valori.
E questo fin qui.
Dobbiamo però essere consapevoli che le composite società del futuro globalizzato cercano strade e possibilità totalmente diverse, per affermare quelle identità altrettanto composite che nel tempo confluiranno in una nuova identità, non più mono-costituita e statica, ma plurale, universale e dinamica.
La società che ci attende assume sempre più le caratteristiche di "società degli individui" per distinguersi da quella dei "gruppi" : la mobilità generalizzata, la fine di culture ed ideologie, i cambiamenti geo-politici, liberano una grande differenziazione psichica nelle persone che cercano spazi non disponibili a terzi, dove definire ed affermare la loro propria individualità identitaria.
Questi nuovi insiemi sociali in evoluzione richiedono approcci qualitativamente superiori di quelli finora adottati ed orientati non solo alle " parti" (forti), ma anche alle relazioni tra di esse (anche quelle deboli) all'interno di schemi integrati e dinamici che devono risultare soddisfacenti nella loro totalità in funzione della persona, dei suoi bisogni, delle sue aspettative.
Volendo potremmo considerare la "democrazia" come un sistema essenzialmente psicologico a tendenza empatica, concernente il rispetto tra uguali del comune diritto-dovere, dove la logica che supporta lo schema dei rapporti e delle relazioni delle varie componenti è a dir poco fondamentale.
Perfezionare tale logica è lo scopo ed il mezzo per realizzare un sistema che appunto nella prospettiva del diritto-dovere, sia quanto più armonioso possibile.
E' ora che i democratici progressisti, egualitari e libertari adottino il loro metodo di partecipazione e selezione della rappresentanza da contrapporre a quello elettivo di chi vuole mantenere saldo il potere nelle mani dei soliti.
Per una questione di logica matematica sui rapporti tra numeri, " un voto vale uno " solo quando tutti i soci aventi diritto di voto hanno accesso alla rappresentanza secondo percentuale costante e soprattutto senza esclusi.
Escludere o prevedere l'esclusione dal voto e dalla rappresentanza di un avente diritto, pregiudica il detto del " un voto vale uno ! " ed ogni altro progetto egualitario.
Realizzare nella struttura rappresentativa un proporzionale secco includente, senza aumenti e senza riduzioni, ma anche e innanzitutto senza esclusi, è la sfida per ogni gruppo democratico: nella società democratica contemporanea e tanto più in quella del futuro, la quale per essere accettabile e soddisfacente dovrà necessariamente essere aperta e possibilista a livello identitario ed ammettere al suo interno la differenziazione qualitativa individuale.
Ogni discorso che si contrapponga a questo legittimo scopo, magari in nome della “ governabilità ad ogni costo “, dogma assoluto innanzi tutto di chi difende posizioni di privilegio, è fuorviante ed inaccettabile.
L'identità sociale del prossimo futuro avrà bisogno di una tecnica/metologia di selezione della rappresentanza veramente innovativa rispetto a quella attuale e che realizzi in modo adeguato l'uguaglianza del diritto e la partecipazione reale alla democrazia per tutti, alla universale identità di riferimento e non da ultimo alla equa distribuzione delle ricchezze.
Per un certo periodo la democrazia rappresentativa e tutte le sue assemblee saranno probabilmente il risultato dell'affiancamento complementare e della interdipendenza proporzionale di quello che propongono da un lato la attuale democrazia liberale con la rappresentanza elettiva professionistica vincolata a mandato di gruppo e dall'altro la Polis Greca con la rappresentanza volontaristica determinata da rotazione e sorteggio ravvicinato di singoli liberi da appartenenza.
Ora, ciascuno di questi due metodi è funzionale a realizzare motivazioni alla partecipazione qualitativamente diverse: per quel che riguarda il primo metodo abbiamo sempre visto che esso realizza le aspirazioni di chi cerca con la politica professionistica e quasi sempre partitica, di affermare la propria personalità, di farsi i propri interessi - personali e di gruppo -, la propria carriera, i propri privilegi e quindi in funzione di questi e non di altri scopi costui è disposto ad utilizzare metodi e mezzi non sempre limpidi sotto il profilo della correttezza etica e a volte della legalità, causando danni enormi e ben scarsi vantaggi all'intera società.
Qui si manifesta una sorta di "demone" del potere che permea la psicologia dell'eletto con intensità varie che a volte arrivano alla megalomania e alla megalotimia.
La volontà di potere, molla e base motivazionale di buona parte della filosofia liberale e della poliarchia planetaria, in breve si riversa sulla democrazia puntando dritta al "possesso" del potere decisionale democratico e alla sua cristallizzazione massima nelle mani di pochi, lasciando fuori dal reale riconoscimento del diritto egualitario tutti gli altri.
Il secondo metodo invece non è stato ancora utilizzato nelle democrazie moderne perchè ritenuto una apertura pericolosa dalle classi dominanti che vedrebbero entrare sulla scena delle decisioni politiche, competitori difficilmente controllabili e con scopi autonomi e diversi, che avrebbero comunque effetto de-monopolizzante, libertario ed interclassista, oltre che multiculturale e multietnico, in grado di incrinare la compattezza e l'omogeneità del blocco identitario dominante e dei suoi interessi e privilegi.
Alcuni sostengono che il sorteggio sia inadeguato a rappresentare " tutti i gruppi " che compongono la società e noi diciamo che riesce a rappresentarli molto più che il loro metodo elettivo: tanto più se la rotazione dei sorteggiati viene velocizzata, con il ricambio continuo e frequente, per una logica statistica delle probabilità, il campionamento ottenuto sarà di conseguenza sempre più corrispondente alla composizione qualitativa della società, certo non in funzione dei gruppi, ma degli individui, ..che è ciò che più ci interessa.
I mandati a tempi brevi e la rotazione continua nella Quota Diretta servono proprio a questo.
Questo secondo è il metodo più semplice per difendere il bene comune e impedire che il potere deliberante rimanga cosa privata, tanto è vero che nessun aspirante professionista di partito vorrà mai utilizzarlo per programmare la propria carriera: il sorteggio e la rotazione ravvicinata offrono scarse garanzie di stabilità di incarico e di impiego.
Tuttavia ci sono molte altre persone, molti altri Cittadini che possono essere parecchio interessati a questo secondo metodo di partecipazione e selezione della rappresentanza politica, a partire dal mondo del volontariato responsabile e della società impegnata, dai movimenti non istituzionalizzati, studenti con passione politica, pensionati con tempo libero da utilizzare proficuamente, minoranze escluse dalla scena dei "grandi", donne con esperienze e voglia di contribuire positivamente, lavoratori di vario genere che vorrebbero partecipare attivamente e direttamente alla politica senza fare gavetta e manovalanza in partiti gerarchici, senza mettersi in ballo con costosissime campagne elettorali, mantenendo le normali occupazioni, ecc.
Semplicemente voglia di partecipare per senso civico, mossi da una volontà volta al benessere comune, per migliorare se stessi e la società.
Innovatori nel senso qualitativo di ciò che è l'impegno politico.
In effetti, essere o non essere disponibili alla partecipazione decisa dalla rotazione collaborativa e dal sorteggio ravvicinato, è il test, il riscontro, la cartina di tornasole che dichiara la natura e l'essenza qualitativa della motivazione personale.
Assemblee che includono sia delegati eletti che sorteggiati liberi, in proporzione al consenso dei Cittadini, saranno probabilmente il punto di passaggio che aprirà le porte alla democrazia diretta includente e compiuta.
..Sembrerà anche poco, ma è pur sempre una bella mezz'ora!
" La sfida del prossimo secolo sarà di rendere democratica la Democrazia!" ( M. Gorbaciov 1999 )
Governopopolare Italiano.
( sistema laterale: auto organizzazione dinamica permanente)
Dato che oggetto della nostra attenzione sono la vita e la sopravvivenza, la dignità e la libertà, la convivenza ed il diritto, è ormai tempo che abbandonando timidezze e pudori, in contemporanea a tutte le altre iniziative di "rincorsa ed emergenziali" interne al sistema in essere ( liste civiche di vario genere ed iniziative estemporanee e contingenti nel territorio) si pensi a porre le basi di un sistema di auto governo permanente e continuativo, parallelo ed alternativo, su base territoriale e federale, una specie di governo ombra , però tutt'altro che in ombra dato che nel breve-medio periodo dovrebbe risultare come governo " base " o " primario territoriale ".
Una struttura esterna ed indipendente alle realizzazioni istituzionali transitorie e alla loro profonda crisi di credibilità funzionale, pietra di paragone e testimone attivo di confronto, la cui ossatura, il nucleo, "potrebbe" - ma non è assolutamente necessario - inizialmente essere costituito dal movimento delle Liste Civiche attorno a cui aggregare, in relazioni sistemiche e finalizzate, tutte le componenti sociali che non si accontentano e non si riconoscono più nella "democrazia" fino a qui manifestata.
Le Liste Civiche nazionali col loro patrimonio di persone e competenze territoriali e la loro credibilità anche istituzionale, sono punti di riferimento sicuri e non compromessi per gran parte dei Cittadini italiani, ecco perchè potrebbero risultare i candidati più affini al ruolo di nucleo attrattore.
Il tutto dovrebbe/potrebbe basarsi su pubbliche assemblee a democrazia diretta riconoscibili come "Governopopolare Italiano" oppure"Assembleanazionale" o dicitura similare, con funzioni propositive, consultive e deliberanti ( con carattere al momento evidentemente non vincolante, ma di sicuro in crescita e molto influente sull'opinione pubblica e sulle idee circolanti) .
Di fronte ad una assemblea pubblica democratica che fa riferimento ad un "Governopopolare Italiano", e quindi diventa essa stessa "succursale dislocata di pari essenza qualitativa, secondo un ordine spontaneo", l'immaginario sociale trova input molto più marcato e la sua rappresentazione dell'evento si carica di significati superiori sia nel livello della riconoscibilità identitaria che della gratificazione personale.
I Cittadini ovunque convenuti partecipano direttamente al Governopopolare Italiano.
Ad ogni assemblea pubblica dislocata nel territorio di questo Governopopolare Italiano, dovrebbe/potrebbe far seguito una puntuale comunicazione di quanto è stato deciso sia alle Istituzioni competenti, sia a tutta l'opinione pubblica: così per senso di collaborazione attiva e in modo che nessuno possa mai dire " non sapevamo!", ma anche per metter il fiato sul collo a chi di dovere, da parte di una attenzione sociale più partecipe, attiva e consapevole che rifiutando il ruolo subalterno di comparsa, rivendica con diritto quello di protagonista principale, ribaltando nel tempo ruoli e gerarchie nella gestione della vita pubblica.
Con cadenza regolare e sistemica su tutto il territorio nazionale (Es: tutti i primi sabato del mese in tutta Italia) come garanzia di continuità, affidabilità, serietà, in grado quindi di attrarre fiducia e fidelizzazione e con effetto perfino anti ansiogeno per l'opinione pubblica perennemente e volutamente bombardata.
Senza niente di programmato che non sia la data, la sede, il metodo di partecipazione a democrazia diretta, la raccolta e la trasmissione dei dati finali e quindi in totale dipendenza dalle questioni proposte dai cittadini al momento dell'assemblea, il tutto molto pubblico e trasparente, collaborativo e cooperativo.
Autosufficiente nelle sue indipendenza ed autonomia, coordinato a sistema sia per la raccolta dei dati che per l'individuazione di eventuali possibili e probabili obiettivi comuni e generali cui liberamente partecipare e federarsi.
E si riuscisse col tempo (breve!) a rendere questa novità così autorevole nell'immaginario collettivo da sostituire in credibilità quella ormai logora esistente..
Non pensiamo ad una mobilitazione solo contro..ma anche e soprattutto “ per “ dimostrare la forza della fiducia, il rilancio in contropiede nell'assumere responsabilità, il coraggio di sopravanzare in maturità, l'autonomia progettuale e l'indipendenza culturale della società civile, la sua volontà di organizzarsi, la capacità di demolire la pretesa supremazia qualitativa di chi vorrebbe comandare sugli altri per l'eternità, ma anche per ricreare e mantenere coesione sociale dal basso con un sentimento di condivisione e collaborazione egualitaria, positivamente inclusiva della ricchezza delle differenze.
Qualcosa da cui partire per essere pronti nel caso di un default totale del sistema.. quando purtroppo le idee verrebbero sostituite dalle armi.
E questa volta non solo per organizzare il sogno/scialuppa di salvataggio prima che tutto venga deciso dalle catastrofi più o meno annunciate dove a pagare sarebbero sempre i soliti, ma anche e soprattutto per realizzare un porto sicuro e stabile, una società democratica più giusta, libera, partecipata ed includente che abbia nella sua "base" una funzione di auto governo territoriale permanente ed autosufficiente finalizzata alla migliore evoluzione armonica.
Cerchiamo adesioni e suggerimenti.
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Modello Democrazia Omni Diretta - DOD
" Democrazia Omni Diretta ".
(se la formula convince Pietro..convince tutti!)
Il primo enunciato di questa nuova formula democratica è :
Non esiste la rappresentanza e neppure la rappresentatività, esse sono truffe concettuali nate per imbrogliare i cittadini.
Quello che esiste veramente è il diritto egualitario e come viene realizzato tra chi partecipa e chi invece viene escluso.
Il secondo enunciato potrebbe essere:
Lo scopo è realizzare la partecipazione diretta alle assemblee democratiche ( sia fisiche che telematiche) sia alle sotto-strutture decisionali secondo un metodo che realizzi la partecipazione egualitaria, libera, volontaria, di tutti gli aventi diritto.
Dunque partecipare è importante e la qualità del partecipare è altrettanto importante, ma quello che conta è il decidere, anzi il ben decidere.
Questi i principi di partenza del sistema politico decisionale DOD
(ovviamente questo livello è affiancato dalla "sfera tecnica" : dipendenti pubblici, burocrati, tecnici esterni ecc. selezionati secondo le modalità più consone ed efficienti individuate di volta in volta dai cittadini stessi)
L' idea di partenza è quella di un sistema che si coordina e si relaziona in due momenti diversi sinergici a cui segue la formazione di una rete federale di collaborazione sovra cittadina in vari livelli:
- "Assemblea Pubblica" aperta a tutta la cittadinanza, a Democrazia Diretta, con cadenze regolari con potere propositivo, consultivo e soprattutto deliberativo e che magari faccia riferimento nel nome a qualcosa che si proponga come "Governo Popolare Diretto" oppure "Assemblea Popolare Diretta" qualificandosi nelle intenzioni come succursale dislocata di pari essenza qualitativa secondo un ordine spontaneo, cellula costitutiva di un sistema di auto governo su base territoriale e federale. I cittadini ovunque convenuti così partecipano direttamente al "Governopopolareitaliano" che potrebbe sostituire prima nell'immaginario e poi nella pratica il sistema Parlamentare pseudo rappresentativo centralizzato.
- "Consiglio dei Cittadini" - struttura permanente con forte flusso interno di cittadini volontari chiamati alla partecipazione ( 2 settimane - 1 giorno - 2 ore) secondo un metodo di chiamata a "sorteggio ad includere e ad esaurire"..con potere esecutivo, consultivo e propositivo. ( il sorteggio si applica a chi non è mai stato sorteggiato, chi è già stato sorteggiato esce dal bacino di sorteggio per rientrarvi in seguito).
- " Rete Federale relazionale di vari livelli " - rapporti e relazioni finalizzati ad obiettivi occasionali o continuativi comuni, elaborati secondo modalità che rispettino l'identità, ma anche il senso di eguaglianza del diritto e del dovere dei cooperanti.
Il funzionamento pratico del Consiglio dei Cittadini può essere paragonato a quello della Giuria Popolare dove i singoli volontari interessati a partecipare , una volta sorteggiati, permangono solo per il tempo previsto, in una rotazione permanente e continua che nel tempo preveda la partecipazione di tutti gli aventi diritto.
Questo tipo di partecipazione occasionale e liquida, simile nello spirito al servizio di leva, verrebbe anche retribuito con quel famoso e graditissimo "pacco" di euro.
Facciamo qualche ipotesi:
Se pensiamo a qualcosa che assomiglia al servizio politico di leva ( volontario) di 2 settimane risulta:
su 1 anno = 26 quindicine , quindi 26 gruppi, se facciamo l'ipotesi di 50 cittadini a gruppo = 1300 partecipanti annualmente:
nel caso il Paese preveda 15.000 adulti aventi diritto, avremo 15.000: 1300 = circa 11 anni per completare il ciclo.
In questo caso tutti i Cittadini nell'arco di 11 anni partecipano direttamente alla struttura decisionale politica permanente per 2 settimane.
Non sarebbe la fine del mondo per nessuno.
In questo caso siamo partiti determinando in partenza la durata della frazione ed il numero dei componenti la stessa, per passare poi a completare il ciclo fino ad inclusione di tutti i volontari senza preoccuparci della durata totale.
Però le possibilità a disposizione sono varie: è possibile agire determinando in partenza la durata del ciclo complessivo e passare poi a stabilire la durata della frazione singola in base al numero dei gruppi che a sua volta è determinato dall'entità dei componenti, e procedere.
L'incognita è variabile.
La formula dovrebbe essere : T (durata totale) : Xn ( totale dei partecipanti) = t (durata frazione) : xn ( componenti gruppo).
Resta comunque aperta la porta per qualunque altra soluzione circa la rotazione ed il flusso: 2 settimane ogni cinque anni..4 ore al mese, ecc.
In generale, il fine ideale è la nascita, la crescita e il consolidamento di una cultura che ad un certo punto sostenga e legittimi come inevitabile un sistema di Democrazia Diretta, non duale, dove tutti e sempre partecipano direttamente in modo libero ed egualitario.
Fino ad oggi vediamo che lo schema ed i rapporti di tutta la struttura decisionale esistente nelle Democrazie liberali è in linea con l'idea di base che pochi eletti decidono per tutti, sulla base della bufala concettuale a cui viene dato il nome di "rappresentanza" la quale non tiene per niente conto che perfino nell'ipotetico caso ideale si riuscisse a trovare i "migliori" , anche a costo di sbagliare, non saremo mai disposti a deporre ai loro piedi la nostra volontà di auto-determinarci e la nostra vita.
Citando Re Lear " non saremo mai secondi ecc."
A questo modello duale nella teoria e nella pratica deve necessariamente far seguito un modello che parte invece dall'idea che "tutti e sempre " decidono e che tenda ad eliminare tutto quello che divide e ostacola l'affermazione di questo principio: la pratica di condividere il mandato elettorale, frazionandolo e redistribuendolo serve a modificare la tendenza all'accentrare e al possedere individualmente il potere decisionale..e questo via via sempre di più, riducendo i tempi ed aumentando i soggetti coinvolti.
Occorre quindi rivedere criticamente per primi i concetti di "rappresentanza" e di "elettività" perchè palliativi ridicoli e strumentali a sviare dallo scopo vero che è quello della partecipazione reale ed egualitaria di tutti in parallelo alla assunzione di responsabilità generalizzata del genere umano sulla Terra e di ogni singolo uomo.
Lo scopo sul livello teorico è quello di demolire queste fandonie e porre l'attenzione sulla partecipazione reale e diretta di tutti ad ogni livello decisionale, in modo libero e finalmente egualitario.
Due parole minime sul sorteggio:
Il modello Democrazia Omni Diretta non è semplicemente la democrazia stocastica.
Lo scopo non è passare dai molti ai pochi attraverso il sorteggio: sarebbe uno scopo riduttivo perchè, seppure con modalità non elettive, non modifica realmente la tendenza alla verticalizzazione, e anche insoddisfacente vista la dose di incertezza che porta nelle faccende degli uomini e nella loro psicologia.
Quella che va sostenuta non è la cultura del Caso con tutto ciò che implica col suo porre almeno una parte di responsabilità fuori ed oltre la portata degli uomini e quindi garantendo una copertura morale nel caso di errori..abbiamo fatto il possibile..però il Destino ecc..
Lo scopo è realizzare la partecipazione di tutti quelli che chiedono di farlo e la presa in carico "totale" della responsabilità del decidere umano sul pianeta: se c'è errore abbiamo sbagliato noi e solo noi, senza scuse di alcun tipo.
Noi siamo gli inquilini che hanno causato questi effetti..
Nel processo - Democrazia Omni Diretta - il sorteggio viene utilizzato in modo che oltre ad essere egualitario nella fase di accesso, risulti egualitario anche in quella del risultato: sorteggiare mi sta bene ..sorteggiare tutti mi sta meglio!
L'esempio è quello del piatto di fagioli: quando noi mangiamo peschiamo dal piatto, dall'insieme egualitario dei fagioli con la forchetta alcuni fagioli alla volta..e questo è il sorteggio.
Però noi continuiamo a pescare fino a che abbiamo esaurito tutti i fagioli (completato il ciclo) e quindi tutti i fagioli in modo altrettanto egualitario hanno assolto al loro compito in modo soddisfacente.
Il sorteggio che completa tutto il ciclo applicandosi fino a coinvolgere tutti i soggetti, diventa egualitario anche nella situazione di uscita, nei risultati.
Ovviamente il sorteggio evita anche i rischi o almeno li riduce, di manipolazione delle lobbies e sul piano dei rapporti interpersonali e della conflittualità è molto più neutro rispetto al metodo elettivo.
Inoltre permette un campionamento più affine alla diversificazione qualitativa sociale.
E' anche vero che il sorteggio ad includere applicato al modello decisionale attuale, specialmente quello dei grandi numeri nazionali o regionali, non riesce a completare il ciclo e quindi risulta non egualitario nella situazione dei risultati, di uscita, e questo appare parzialmente insoddisfacente: tutti hanno il diritto ad essere sorteggiati, ma non tutti risultano sorteggiati.
Il problema non è nel metodo del sorteggio DOD, ma nel modello verticista ed accentrato che abbiamo di fronte: qui il sorteggio al momento è possibile solo in forma non includente per la opposizione del sistema ad accettarlo: potrebbe risultare che il frazionamento stabilisca che " Xn " di cittadini volontari sui " XN " di aventi diritto (questa è solo una ipotesi esplicativa!) vadano ad alternarsi all'interno della istituzione decisionale nazionale per un tempo di 1 ora in cinque anni.
( Circa 1.000 parlamentari in carica x 1825 giorni ciascuno = 1.825.000 giorni di mandato da coprire x 8 ore giornaliere = 14.800.000 ore diviso (ipotetici) 14.800.000 candidati volontari alla partecipazione = 1 ora ciascuno nell'arco di 5 anni ).
Il problema non è nel metodo, ma nella difficoltà di applicarlo alla struttura attualmente esistente che non solo non lo prevede, ma farebbe di tutto per ostacolarlo e ridicolizzarlo.
A piccoli passi dobbiamo elaborare una situazione successiva che permetta il sorteggio includente a ciclo completo magari pensando ad una costruzione decisionale orizzontale federativa con numeri più piccoli e supportata dalla moderna tecnologia.
Considerazioni per Pietro:
1) Sì, intendiamo abolire totalmente la" rappresentanza" perchè lo consideriamo un falso concettuale.
Crediamo di aver già detto che quello che esiste non è il rappresentante ed il rappresentato, ma chi partecipa e decide contrapposto a chi invece non partecipa e subisce le decisioni di altri.
Se vuoi possiamo accordarci per dare un nome che indichi "questa porzione di cittadini che decide", ma evitiamo accuratamente di chiamarla "rappresentanza".
Questo anche per fare un minimo di chiarezza nella testa delle persone.
2) Il "tutti e sempre" per la reciproca tranquillità sottintende " tutti coloro che godendo dei requisiti di legge (e al limite su questo faremo una discussione) vogliono in ogni occasione partecipare volontariamente al decidere" - per tempi uguali -..anche nelle situazioni di emergenza dato che l'emergenza è ormai il dato costante che ci accompagna, e che tuttavia non è il caso di prendere a pretesto per giustificare dirigismi e similari verticistici..( a tal proposito abbiamo di recente assistito al caso clamoroso di un comandante che " è scappato dalla nave che stava affondando, senza curarsi dell'incolumità dei passeggeri ancora a bordo!". ) ..decisione accentrata non significa per niente decisione migliore, neppure nelle emergenze.
Di fronte all'emergenza dovrebbe esserci sempre una specifica organizzazione tecnica indipendente che nell'immediato abbia la possibilità ed il compito di intervenire: così come i pompieri di fronte ad un incendio, il pronto soccorso di fronte ad un incidente, la protezione civile di fronte ad un terremoto.
Nella fase appena successiva e magari contemporanea, la struttura decisionale, qualunque sia la sua natura costitutiva, in parallelo decide cosa fare per completare l'intervento al meglio coordinando tutte le operazioni necessarie.
Per rifarmi all'esempio che proponi del Comune di 10.000 abitanti, i numeri dei "volontari partecipanti" al "consiglio dei cittadini " ( che non è " l'assemblea totale dei cittadini", la quale si svolge comunque ed in parallelo con sue modalità ecc.) sarebbero probabilmente tra i 1.000 e i 3.000.
Costoro partecipano tutti e per tempi uguali al "consiglio dei cittadini" con la modalità della rotazione a sorteggio..e qui risulta chiaro che il sorteggio a ciclo completo non è applicato a tutta la popolazione del comune, ma a tutti i volontari che si propongono, risulta altrettanto chiaro che il sorteggio non serve a stabilire "chi?" (prestabilito in partenza come "tutti") ,
e neppure il " come ?", ( prestabilito già in "uguale durata"),
ma solo il "quando?".
Ulteriore materiale di riflessione:
Mi rendo conto che quello che ora sto per dire, sulla base dei condizionamenti culturali applicati ad intere generazioni e della condizione realmente esistente apparirà come una provocazione al limite dell'assurdo.
Facciamo l'ipotesi che il modello DOD cominci ad avere riscontro e che venga utilizzato inizialmente da pochi avventurosi che compongono liste comunali e che dopo la obbligatoria e necessaria fase di rodaggio e messa a punto, acquisti credibilità culturale.
La sensibilità e la maturità politica e democratica di un numero sempre maggiore di cittadini, potrebbe col tempo renderlo di larga utilizzazione a tal punto da tentare di spingersi oltre per arrivare alla formula del
" 1 giorno "
( ogni singolo mandato di "pseudo-rappresentanza" attuale, si trasformerebbe in 1825 giorni con altrettanti cittadini volontari che partecipano)
Il cittadino volontario sorteggiato al suo turno viene avvisato con un preavviso adeguato che il "18 giugno" è chiamato a partecipare al "consiglio comunale" e viene invitato a documentarsi sull'ordine del giorno e a preparare gli eventuali interventi e proposte.
Questo non è la DD , ma si avvicinerebbe molto.
La formula DOD oltre che rifiutare a priori il concetto di "rappresentatività" riferito al mondo sociale ed in particolare alla sfera politica, tende fortemente a superare il dualismo partecipativo.
Il progressivo frazionamento e riduzione dei tempi dedicati alla partecipazione individuale alla sfera decisionale politica, tende a liquefare completamente ogni grumo e occlusione interni alla struttura decisionale ridotta, rendendola adatta ad accogliere la partecipazione condivisa delle decisioni politiche.
IL METODO DELLA DEMOCRAZIA INCLUDENTE.
I° Stadio : Riappropriarsi della democrazia - L'affiancamento.
( transizione di fase )
Se come dice il grande fisico Luigi Fantappiè nella sua " Teoria Unitaria " " la differenziazione è lo scopo delle strutture viventi " , e tanto più per l'essere umano, è fondamentale che questo processo possa avvenire in piena libertà e senza pretendere di appiattire ed omologare le diverse capacità in un sistema culturale secolare, relativo, predefinito.
Se la tendenza dei fenomeni sintropici, come sono gli esseri viventi, e l'uomo è uno di essi, è quello di ridurre la dispersione di energia per mantenere la vita, risulta chiaro che la scelta giusta, quella più intelligente che punta a risultati migliori e soddisfacenti all'interno della dinamica storica e dell'ecosistema complessivo, sembra perciò essere " armonizzare le differenze senza dispersione di energia”.
(E qui etica sociale sembra sinonimo di intelligenza scientifica).
La storia ci mostra, per chi vuol vederlo, che la libertà di espressione della differenziazione non accetta costrizioni e tanto meno nel rivendicare il diritto alla piena dignità.
Questo ci dovrebbe insegnare che la partecipazione alla scelta delle famose regole comuni che rendono possibile la convivenza, è qualcosa a cui nessuno vuole rinunciare.
E qui entra in gioco la democrazia come sistema psicologico collettivo diverso dal confronto muscolare, come atteggiamento mentale partecipativo, come accettazione dell'altro, come riconoscimento della uguaglianza del diritto e del dovere, come ricerca di soluzioni attraverso il dialogo.
In essa il pensiero del singolo influisce in modo osmotico sulla mente degli altri, realizzando la responsabilità partecipata al mantenimento e all'evoluzione dell'auto-coscienza del corpo sociale.
Bisogna anche precisare che il processo di affinamento della sensibilità individuale e collettiva rispetto al sentimento sociale, procede secondo un' evoluzione progressiva sequenziale, dove ogni fase introduce quella successiva.
Guardando alla psicologia di sistema, la situazione presente, comune a tutte le democrazie rappresentative attuali, ci trova tragicamente ingabbiati e bloccati: semplicemente non vogliamo più il sistema dei partiti, ma non sappiamo come sostituirlo.
Di più; detestiamo i politici professionisti, ma non vediamo come e con cosa sostituirli per liberare una democrazia di cui percepiamo la grave crisi.
In realtà siamo stati così a lungo condizionati, da non vedere che la soluzione più semplice e giusta è senza dubbio la formula della democrazia diretta dove tutti siamo chiamati alla partecipazione alle scelte, senza mediatori di alcun tipo.
Esiste quindi e tuttavia il problema di come uscire da questa situazione contemporanea di “oligopolio “ dove la struttura della democrazia rappresentativa, che in teoria dovrebbe essere gerarchicamente subalterna alla democrazia diretta, nei fatti è diventata l'unica legittimata nel diritto applicato, assumendo le caratteristiche di “ sistema obbligato”.
E' perciò necessario ridefinire gli ambiti concettuali delle priorità, realizzare una forte coscienza democratica nella società e conseguentemente applicarsi a spostare il baricentro democratico dalla struttura della rappresentanza all'insieme dei Cittadini e alla democrazia diretta, nonché di ridimensionare l'importanza della rappresentanza stessa rendendola oltre che subalterna alla democrazia diretta, anche liquida, egualitaria, includente.
Dovremmo saper cogliere l'opportunità offerta dalla crisi attuale per tentare strade diverse e innovative che si pongano l'obiettivo di recuperare il sentimento dell'uguaglianza democratica e l'allargamento, nonché l'inclusione, di tutti i Cittadini nei processi decisionali e nella partecipazione politica.
In competizione qualitativa con il professionismo politico-partitico e con l'idea che lo sostiene.
É fin troppo facile vedere che i poteri forti, soprattutto economici, hanno nel metodo “ elettivo liberale “ di selezione della rappresentanza presunta democratica, lo strumento ideale per imporre i propri candidati che poi decideranno politiche funzionali ai loro particolari interessi.
( Per rendersi conto di quanto sia poco ugualitario questo meccanismo, basta guardare ai costi della comunicazione politica e propagandistica attraverso l'acquisto di adeguati spazi mediatici: per la poltrona di sindaco di una grande città vengono sperperati milioni di dollari o euro! Per quella di primo ministro acquistate, monopolizzate ed utilizzate intere emittenti televisive nazionali, addirittura gruppi editoriali! )
Questo metodo aristocratico di selezione sta mostrando ovunque i propri limiti fisiologici e generando una profonda crisi di consenso tra i Cittadini, dimostrata dal fatto che la disaffezione e l'astensione dal voto e dalla partecipazione politica hanno raggiunto percentuali altissime.
Esiste però nel corpo sociale, nel sistema dei sistemi, una volontà di auto-organizzazione mai sopita, per rintracciare modalità di partecipazione e selezione democratica al di fuori dagli schemi imposti dalla cultura del Pensiero Unico, incarnata nel Sistema partitico, basti guardare i vari esperimenti tentati in molte democrazie.
C'è in molti Cittadini, la voglia di trovare quel “ passaggio intermedio” libertario che possa aprire al mercato della partecipazione politica al di fuori dai partiti e permettere al singolo di arrivare direttamente e senza mediazioni alla decisione politica, per rispondere al famoso " appello per l'assunzione di responsabilità generalizzata."
E' necessario che ogni singolo, ogni gruppo sociale e l'intera umanità possano avere il diritto reale alla puntuale decisione del come coesistere dentro una democrazia democratica.
Questa innovazione, qualitativamente più appetibile di quanto non siano stati fino ad ora il partito e la lista civica personalizzata e caratterizzata, sarà quella breccia che una volta allargata potrà abbattere la muraglia blindata costruita dai partiti intorno alla partecipazione democratica.
Lo strumento tecnico che andiamo qui a proporre è il mezzo che permette, nel pieno rispetto dello spirito liberale, ma anche e soprattutto libertario, di portare le ragioni dell'Insieme e di quel “ Tutto che è più della somma delle parti “, di ciò che non è omologabile e riconducibile ai partiti, all'interno del confronto democratico.
Con lo scopo aggiunto di strappare spazi a coloro che finora hanno trovato nella politica professionistica terreno di conquista, come si trattasse di un qualunque altro settore economico su cui proiettare l'affermazione degli appetiti personali, delle ambizioni e degli egoismi.
Questo nuovo strumento è tale in quanto rappresenta l'alternativa ugualitaria di partecipazione e selezione della rappresentanza e realizza motivazioni di sincero servizio alla comunità democratica.
In esso, la rotazione collaborativa, il sorteggio ravvicinato e la libertà da vincoli di gruppo sono i cardini portanti.
LA QUOTA DIRETTA: UGUAGLIANZA NELLA RAPPRESENTANZA
(Mandato stocastico)
( Elemento catalitico non lineare )
Ribadiamo per chi non lo avesse molto ben presente che la migliore formula di partecipazione democratica è senza ombra di dubbio quella DIRETTA e lo dimostra il fatto che nel corso dei secoli la cultura del potere ha sempre fatto di tutto e di più per nasconderla e svilirla.
La democrazia diretta rimane sempre lo scopo finale.
Comprendiamo a malincuore che in certe situazioni di operatività quotidiana, si possa pensare di utilizzare la formula della delega di rappresentanza e quindi ci applichiamo a delinearne le caratteristiche, che dovrebbero risultare in primis la subalternità al sistema democratico generale in quanto semplice sotto- struttura, funzione del sistema e riconoscere che essa non può assolutamente mai costituire sistema in se stessa.
Inoltre questa struttura rappresentativa, stabile, efficiente, affidabile, credibile ed autorevole dovrebbe risultare perfettamente permeabile ai singoli Cittadini.. a tutti i singoli Cittadini in modo egualitario.
La storia ci consegna una realtà totalmente capovolta: la rappresentanza, la funzione, nel suo voler essere sistema in sè sovrapposta al sistema democratico d'insieme, diventa totalitaria e causa molti danni.
Ecco perchè diamo il varo ad un mezzo finalizzato a riequilibrare e rivoluzionare in meglio la situazione, un vero ponte-corridoio tra sistemi diversi che permette di abbandonare un sistema ormai rifiutato e di incamminarsi verso uno migliore ancora da delineare.. a questo mezzo diamo il nome di “ Quota Diretta”.
Questo mezzo tecnico crea un processo che permette ai soci aventi diritto di voto di una qualunque assemblea, partito, associazione, condominiale, bocciofila, comune, provincia, regione, stato, confederazione, di avere una rappresentanza ad essi stessi qualitativamente compatibile e di ambire ad una partecipazione diretta egualitaria.
Ogni assemblea democratica al momento di scegliere i propri rappresentanti, nella fase del processo di delega, dovrà confrontarsi all'interno di se stessa per decidere se prevedere o meno la possibilità portata dalla presenza di una “ Quota Diretta “- stocastica - e qualificarsi così nella sua qualità di apertura, vicinanza, libertà, uguaglianza, trasparenza e risultare meno autoritaria e chiusa nel classico effetto silo.
In pratica tutti coloro che non si riconoscono nei candidati ufficiali, anziché essere obbligati a ripiegare sul “ meno peggio “ o semplicemente astenersi dal voto ed essere così scippati del diritto alla rappresentanza, cannibalizzati dai candidati ufficiali che così si appropriano illegittimamente di consenso non concesso, possono appunto candidarsi o candidare un'altra persona in una lista che si chiama della “Quota Diretta”e votarla, oppure anche solo votarla.
La Quota Diretta diventa così lo strumento per dar voce e rappresentanza ugualitaria e diretta a qualunque forma di dissenso non si riconosca nelle candidature ufficiali, in qualunque contesto assembleare e di gruppo.
Essa inoltre interrompe il meccanismo e la logica alla verticalizzazione del potere decisionale costitutivi della filosofia liberale accentratrice.
Nella società civile democratica la Quota Diretta realizza a livello operativo la volontà di auto-determinazione ed autonomia anche di quel civismo plurale e differenziato, indipendente ed egualitario, espressione del territorio e delle comunità locali in opposizione/alternativa al sistema centralizzato e gerarchico del blocco dei gruppi e dei partiti nazionali.
Cittadini liberi da appartenenza partitica col loro buonsenso e la loro autonoma capacità di decisione, hanno qui la possibilità reale di partecipare alla competizione elettorale, in modo egualitario e non discriminante del diritto, senza dissanguarsi in costose campagne elettorali, senza subire i dictat di partiti gerarchici, senza sottomettersi alle volontà e alle pressioni di gruppi di opinione, senza la trafila della gavetta prevista per i neofiti alla carriera.
Il consenso d'insieme raccolto dalla Quota Diretta e consolidato in un certo numero di mandati di rappresentanza ed incarichi viene assegnato agli auto-candidati per frazioni di tempo uguali secondo due modalità principali:
-
Totale: questo è il caso in cui vi siano pochi candidati in proporzione ai mandati da ricoprire: partecipazione a rotazione di tutti i candidati della Quota Diretta, in successione sia concordata, oppure casuale/sorteggio. In questo caso tutti sono inclusi.
-
Parziale: questo è il caso in cui vi siano molti candidati e pochi mandati da ricoprire: quando vi siano barriere burocratiche applicative che rendano inapplicabile al contesto il metodo precedente, o una condivisa decisione in merito, si può frazionare ogni singolo mandato in periodi uguali e accettabili dalla operatività dell'assemblea di destinazione e quindi assegnarli ( in questo caso la rotazione viene assegnata sempre per sorteggio ad un numero di rappresentanti eguale al numero delle frazioni di mandato da coprire ). In questo caso alcuni candidati restano esclusi.
Nel caso in cui il candidato sorteggiato non riesca poi a ricoprire in modo completo la frazione di mandato assegnatagli, non è nella sua disponibilità di farsi sostituire da persona da egli stesso indicata, ma questo diritto/dovere spetta alla Quota Diretta che provvederà a nuovi sorteggi specifici per coprire la supplenza.
Per evitare scherzetti inopportuni, all'atto di iscriversi come candidato alla Quota Diretta (Mandato Condiviso), può essere richiesto di firmare una sorta di "cauzione di correttezza" che prevede dimissioni in bianco che verrà completata di " data " solo a calendario di rotazione completato.
Le votazioni interne alla Quota Diretta avvengono preferibilmente secondo “ voto segreto “, per tutelare il diritto alla libertà di scelta e anche per evitare personalizzazioni indebite delle opinioni e delle diverse posizioni.
La Quota Diretta in se stessa non è mai orientata qualitativamente secondo ideologia, ma mantiene nell'insieme neutralità e rispetto della libertà e delle posizioni individuali.
Ogni Quota Diretta può darsi degli obiettivi e delle linee guida, però il sorteggiato è libero di aderirvi oppure no, inoltre egli non è portavoce della Lista, ma solo di se stesso.
La candidatura alla Quota Diretta di chiunque abbia i requisiti di legge previsti per la eleggibilità democratica, non può essere rifiutata, pena il diritto di nominarsi nell'insieme “ Quota Diretta”.
In questa prima fase, le applicazioni di questo metodo alla politica democratica si consolidano in tre strumenti organizzativi, collegati tra loro nei tempi sociali della sensibilità democratica secondo una sequenza progressiva che ha scarse probabilità di essere disattesa.
Il 1° prepara il 2°, il 2° prepara il 3°.
Ciascuno di questi mezzi-stadi applicativi, può essere utilizzato sia da solo, sia in abbinamento con gli altri:
1° e 2°; 1° e 3°; 2° e 3°; 1°, 2° e 3°.
Primo) La Lista della Quota Diretta:( Mandato Condiviso)
è un mezzo attivo dove uno si candida, che nasce dalla volontà di individui a-partitici di partecipare in modo autonomo ed egualitario, nello spirito di servizio disinteressato alla comunità democratica e totalmente indifferenti al ricatto del " consenso elettorale ad ogni costo".
Può essere nell'insieme sia neutro che orientato ideologicamente agli obiettivi, ma va comunque mantenuto sia il metodo della rotazione dei rappresentanti totale o parziale tramite sorteggio, sia la totale libertà del delegato,( che non è mai vincolato ad eventuali caratterizzazioni dell'insieme) .
Qui è possibile concordare non tanto la durata dell'impegno, che è uguale per tutti, ma la tempistica della rotazione, il calendario del turn-over.
La compilazione iniziale della Lista (ufficiosa e ridotta), per la necessaria possibilità di identificazione della stessa nella fase elettorale - dato che è possibile la coesistenza di varie Liste della Quota Diretta diversamente caratterizzate per obiettivi differenziati -, avviene sempre attraverso il sorteggio dei nominativi tra tutti i candidati che si propongono e che hanno già sottoscritto quella cauzione di correttezza che indipendentemente dalle eventuali barriere legislative locali, permette poi l'onesta rotazione.
Secondo) La Quota Diretta Civica: (Mandato Condiviso Pubblico)
è un mezzo attivo dove uno si candida, è il passaggio sequenziale successivo e prevede che la possibilità fornita ai Cittadini dalla “ Lista della Quota Diretta” sia istituzionalizzata e resa permanente a cura dell'amministrazione pubblica.
Funziona sempre col metodo della rotazione totale o parziale tramite sorteggio e della libertà individuale.
Non può essere pre-orientata, ma sempre e solo neutra nelle finalità.
La tempistica non è concordabile, ma soggetta solo al sorteggio.
Terzo) La Quota diretta Includente:(Mandato condiviso pubblico includente)
è un mezzo passivo dove nessuno si candida, completa il cerchio e prevede che a quella che era la Quota Diretta Civica - e che come tale può essere anche mantenuta in contemporanea - vada adesso riconosciuto il diritto di rappresentare anche gli astenuti dal voto, le schede nulle, le schede bianche, tutte le frazioni di voto residuali eccedenti non consolidate in rappresentanti.
Praticamente le viene riconosciuto il diritto a rappresentare " gli assenti silenziosi ", tutti i potenziali voti non consolidati in rappresentanti di qualunque altra appartenenza, conferendole così la caratteristica di “includente“ e quindi il diritto a rappresentare l'insieme di tutti quei singoli completamente liberi da appartenenza di gruppo, ma con pari dignità ad essere coinvolti nella partecipazione democratica.
Anche e soprattutto degli " astenuti " ai quali si riconosce il diritto politico ad avere una rappresentanza qualitativamente consona che essi singolarmente, se sorteggiati, possono o meno accettare.
Agli astenuti, con il sorteggio viene messo in mano non il semplice potere di delegare, ma quello alla piena, diretta e reale partecipazione decisionale: sottrarsi a questa possibilità qualitativamente diversa e superiore, sarà una scelta di cui ciascuno dovrà assumersi piena responsabilità, ora finalmente senza scuse alla luce di una complessivamente rinnovata sensibilità sociale e politica.
I mandati vengono assegnati per sorteggio agli “ astenuti “ come rilevabile dagli elenchi degli aventi diritto che non hanno votato.
Ps: L'unica forma di maggioranza riconosciuta dalla Democrazia Includente è quella che riconosce il valore del diritto a " tutti gli aventi diritto " e che solo ad essi fa riferimento, anche se assenti o astenuti a vario titolo: l'unica maggioranza che ha l'autorevolezza del decidere per tutti.
Crisi del sistema: la richiesta al decidere.
Quella che ci vede coinvolti è una crisi di sistema.
Un sistema entra in crisi quando le relazioni tra le sue componenti si rivelano inadeguate non solo per evolvere verso una maggiore armonia, ma perfino per il mantenimento minimo del sistema stesso.
In generale la natura di un sistema vivente è dinamica e quindi prevede il suo continuo riequilibrio attraverso aggiustamenti continui nei rapporti e nell'interazione tra gli elementi.
In effetti nelle nostre società sta cambiando qualcosa non solo nelle forme esteriori e sulla superficie, ma soprattutto nei piani sottili e profondi relativi all'identità individuale, al senso di appartenenza, al bisogno di libertà e riconoscimento e la qualità delle relazioni che fino a ieri era riconosciuta come sufficiente, oggi si rivela inadeguata: l'atteggiamento emozionale del "competere " tanto caro alle classi sociali privilegiate, manifesta evidenti limiti nello sviluppare una società complessivamente armonica e a misura di individuo.
A questo atteggiamento emozionale da "conquistadores" va affiancato un genuino sentimento di collaborazione egualitaria che nel tempo lo dovrebbe sostituire come base emotiva dei rapporti interpersonali e di sistema generale.
Comunque la grande accelerazione dei cambiamenti contemporanea, sta portando alla coscienza collettiva anche una sensibilità democratica nuova e più avanzata e questa nuova consapevolezza chiede riconoscimento e legittimazione in ogni ambito: alla cultura, alla società, alla politica.
L'unico dato certo di questo generale fermento è che nulla sarà più come prima e che la voglia di cambiamento all'interno del “sistema” non prevede elementi, rapporti e relazioni superiori, esterni, intoccabili ed esonerati dal processo in corso.
Proprio perchè la qualità di questo bisogno di cambiamento è sistemica, tutto è e sarà oggetto di profonda ridefinizione.
Politica compresa.
In particolare a quest'ultima si chiedono riconoscimento e dignità per tutti, oltre a spazi e strumenti applicativi ancora tutti da definire, ma non per questo non assolutamente necessari.
Quelli che fino a poco tempo fa si pensavano certezze e dogmi, vengono ormai percepiti come obsoleti.
Se “politica” è decidere, allora stabilire chi decide non è secondario a nessuna altra questione, ma “primario”.
In una società che proponendosi come democratica si caratterizza per il fatto che questo decidere politico è di tutti, ripeto “di tutti”, questo è il problema dei problemi che abbiamo di fronte e che tutti vogliamo risolvere.
Ricordiamoci che se la società viene costruita da una parte, da un gruppo e non da tutto l'insieme, essa non è la società di tutti e dell'insieme, ma la società di una parte e dei pochi e che risulterà estranea e matrigna per i molti esclusi che non si sentono mai a casa propria dato che pur avendoci messo tempo, lavoro e sacrifici, in proposito non decidono neppure i dettagli, il colore delle pareti e dove metterci una foto.
L'eguale diritto che tutti hanno all' “ esserci “ sociale e politico, dovrebbe finalmente prevedere che tutti possano decidere il come.
Questo è il cambiamento sistemico in atto: la richiesta al decidere.
E a tal proposito è meglio non tentare giochetti di prestigio e sviare su altre questioni e palliativi..non sarebbero graditi a lungo.
Dato che ciascuno ha una propria visione soggettiva che manifesta in una particolare e conseguente logica a cui non vuole rinunciare, stabilire chi decide, significa dare priorità alla visione che si vuole realizzare.
Oppure e viceversa, stabilire che società si vuole implica stabilire chi la progetta e realizza.
Esempio: se a decidere sono i ricchi, tutta la società si piega e conforma verso i modelli e gli schemi della loro“visione”.
E' fin troppo chiaro che affinchè tutti decidano il come, è necessario che gli strumenti di decisione siano a disposizione reale di tutti allo stesso modo.
Qualcuno parla di “ migliori candidati “ entrando in quella logica che Aristotele definiva “aristocratica”..(in alternativa qualitativa a “ democratica”) che serviva e tuttora serve a giustificare che “pochi e non tutti” hanno il diritto del decidere politico e quindi come pensiero affossatore della democrazia diretta.
Purtroppo il metodo elettivo dei presunti e millantati “ migliori “ ( in una società di valori inquinati e distorti, di partenze e basi e percorsi sociali iniquamente diversi e con l'accesso alla comunicazione dai costi proibitivi ) per tutta una serie di questioni, va tutto a vantaggio delle classi dominanti, rivelandosi inadeguato a rappresentare in modo qualitativamente compatibile i molti non potenti privi di patentino di ” migliori”.
Dimenticando e confondendo che in una società complessa ed articolata come quella attuale nessuno ha in sé le caratteristiche per avere competenze in ogni campo ed attività: ciò che conta è che abbia a disposizione tecnici ed esperti che gli forniscano tutto ciò di cui la sua libera e responsabile maturità ha bisogno per decidere al meglio.
In generale, l'evoluzione qualitativa di un sistema vivente non è tanto nella presunta o reale qualità degli elementi che lo compongono, - qui è sufficiente uno standard medio anche con le persone -, ma nei rapporti, nelle relazioni, nell'interazione che li coordina in vista dell'obiettivo: e questo è l'oggetto da modificare.
Il possesso ed il congelamento del diritto al decidere nelle mani di pochi che alcuni chiamano “ migliori “ significa rapina del diritto per tutti gli altri di poter costruire la loro società.
Ad oggi, questi ultimi sono stranieri ed estranei in una società progettata e gestita da altri, da pochi e per pochi.
Il fatto che una moltitudine di Cittadini non si sente partecipe dei processi decisionali, non è semplicemente un segno della loro volontà di auto escludersi, ma di un evidente fallimento della democrazia rappresentativa liberale.
In effetti, i gruppi e le persone che prosperano basando i propri privilegi sull'ingiustizia legalizzata e sulla rapina continua ai danni della vita e del pianeta, distorcendo il senso di quelle modalità che la filosofia liberale chiama " cogliere le opportunità ", hanno bisogno di impedire che le moltitudini possano controllare e decidere direttamente per difendere se stesse e i propri diritti e magari per bloccare proprio i loro progetti e privilegi.
In funzione di questo scopo hanno inventato l'intera cultura della democrazia rappresentativa, sminuendo, svilendo e nascondendo la democrazia diretta.. per farla dimenticare.
Dopo aver intercettato il potere sociale egualitario di decidere direttamente e averlo deviato verso la rappresentanza ammaestrata, hanno pensato di verticalizzare la rappresentanza stessa con continui passaggi di concentrazione, in un sistema a gradini per ambiti di competenza, ben distinti e impermeabili, progressivi e sequenziali verso un vertice esclusivo ed escludente, attraverso lo strumento della delega.
Il trucco dei trucchi.
Il sistema di gestione del decidere politico risulta così piramidale ed ogni passaggio che dalla base porta al livello più in alto verso il vertice, prevede da un lato trasferimento, affidamento e concentrazione di potere e dall'altra conseguente proporzionale esclusione di molti.
Di delega in delega.
Verrà il tempo in cui ripensando agli attuali partiti e ai loro sistemi regimi, li vedremo come goffi misfatti contro il diritto comune così come è stato per altre istituzioni mentali e socialmente applicate dalla storia nefanda del potere ad ogni costo (schiavitù, monarchia assoluta, voto per censo e per sesso, ecc.).
E' ormai ora che i progressisti di tutto il mondo realizzino metodi di partecipazione di democrazia diretta anche alla struttura della rappresentanza e che non siano lineari alla logica di questo sistema che prevede verticalizzazione ed inevitabile esclusione di massa.
In modo che la rappresentanza sia alla portata non solo degli individui espressione della potenza del gruppo che hanno alle spalle, ma anche di tutti quelli liberi da appartenenza.
Rendere permeabile alla democrazia diretta il livello della rappresentanza è fondamentale per avere la base decisionale di una società in cui tutti si riconoscano, dove tutti hanno diritti e doveri eguali, diritto oltre che di approvare anche di proporre, in modo che “ogni” informazione e sollecitazione e problema abbia possibilità di essere considerato dal corpo sociale..
E questo come base di ogni ulteriore evoluzione armonica.

Modello per primarie a spiccata differenziazione.
PREMESSA
Considerato che quello delle Liste Civiche Italiane sembra essere uno degli ambiti culturali e politici a più avanzata sensibilità democratica, con idee molto chiare e non ipocrite sia sulla democrazia diretta che sulla delega e la rappresentanza, credo sia ormai tempo di avere il coraggio per presentare questa proposta di possibile ”modello di primarie” per costituire una eventuale Lista Nazionale che le rappresenti.
In una realtà sistemica incentrata sulla democrazia rappresentativa parlamentare, al momento ancora non sostituibile da una democrazia diretta totale, è però possibile ridefinire le modalità della partecipazione delegata agendo sia sulle motivazioni individuali e sullo spirito del partecipare, sia sui tempi.
Il tutto nell'ottica di rivitalizzare l'attenzione generale e per fornire nuovi modelli ed esempi all'immaginario collettivo in grado di scardinare il monopolio culturale e la blindatura realizzate dai partiti su quella che dovrebbe essere la nostra democrazia.
La grande, grandissima ricchezza della coscienza pubblica chiede strade e strumenti per potersi manifestare nella partecipazione alla politica democratica.
Possibile modello base per “ Primarie “
per costituire una Lista democratica includente della differenziazione individuale libera da appartenenze e che nella sua formulazione si avvicini il più possibile al modello di indagine qualitativa " aperta " , in alternativa ai modelli di lista " chiusa " visti finora.
- Si stabilisce chi ha diritto di voto.( probab. “tutti coloro che hanno i requisiti di legge” ma sarebbe auspicabile includere chi si impegna pur non godendo dei diritti di cittadinanza, vedi migranti ecc.)
-
Si stabilisce chi ha diritto alla candidatura.( probab. “ tutti coloro che hanno i requisiti di legge”)
-
Si stabiliscono le modalità fisiche e temporali della consultazione elettorale (voto palese, segreto, di persona, via internet, scadenza, numero dei nominativi presenti poi nella lista ufficiale, ecc.).
-
Si offre la possibilità di candidarsi in modo alternativo( e votare) in due Liste distinte con caratteristiche qualitative diverse, ma sulla stessa scheda: elettiva e stocastica.( al momento della auto-candidatura o anche di candidature terze contestualmente alle Primarie, alla luce del fatto che queste sono "aperte" anche ai non noti , è consigliato indicare altre al nome e cognome anche la data di nascita, per evitare possibili malintesi successivi tra omonimi).
-
Lista Elettiva tradizionale:
(soddisfa le comuni aspettative individuali di candidati fin qui viste)
La preferenza va direttamente al Candidato.
Viene eletto chi ottiene maggior consenso.( anche per questa lista è prevista la possibilità del mandato condiviso auto-organizzato)
-
Lista a Quota Diretta - stocastica:
(soddisfa le aspettative di coloro che sono liberi da appartenenza e quindi non hanno alle spalle gruppi di potere che li possano eleggere)
La preferenza va a tutta la Lista.
Il mandato viene sorteggiato tra tutti i candidati.
Il mandato condiviso:
(soddisfa le aspettative di partecipazione egualitaria e condivisa di "volontari" della politica sia di tipo elettivo che stocastico)
Tutti i candidati della lista ruoteranno per eguali frazioni di mandato:
(ad es. 5 anni per 12 mesi= 60 mesi che con 10 candidati in lista, sono 6 mesi ognuno.
Ciò implica che più candidati ci sono in lista e meno tempo a testa).
Nel caso le frazioni temporali risultassero inapplicabili al contesto di riferimento, e non fosse possibile realizzare la rotazione totale di tutti i candidati, si procederà ad una rotazione parziale, dopo aver accertato qual è il numero massimo di frazioni/rotazione accettato dal contesto di riferimento, (4 mesi – 6 mesi ecc.) queste verranno assegnate secondo le modalità caratteristiche della singola Lista: per consenso ricevuto /Lista elettiva) , per sorteggio ( Lista stocastica).
Stante l'attuale normativa (art.67) al momento di auto-candidarsi nella Lista a mandato condiviso, può essere richiesto di sottoscrivere una sorta di cauzione di correttezza, dimissioni in bianco che verranno compilate di data solo dopo aver assegnato e stabilito tutta la sequenza della turnazione oppure dar sfoggio di fiducia ed evitare questo passaggio.
-
Votazione:
1) Si vota la Lista, (una o l'altra),
(chi vota la Lista Elettiva esprime la propria eventuale candidatura e le preferenze).
(chi vota la Lista a quota diretta esprime la propria eventuale candidatura).
Tutti i votanti, per una o l'altra Lista, possono anche scegliere contestualmente sia la possibilità del mandato condiviso che il numero dei rappresentanti che andranno ad alternarsi nell'assumere la frazione di mandato.
Inoltre tutti possono scegliere anche per la possibilità di assegnazione dei mandati che saranno ottenuti alle elezioni ufficiali:
- A (soluzione omogenea)
- B (soluzione mista).
-
( A ) Soluzione Omogenea (maggioritaria)
La Lista che ottiene la maggioranza assoluta – 50% + 1 – prende tutto (nel senso che la lista ufficiale definitiva che viene proposta alle elezioni reali, risulta costituita e rispecchia solo la lista delle Primarie che ha ottenuto la maggioranza del consenso)
Nel caso di vittoria della Lista Elettiva la posizione dei candidati nella compilazione della Lista ufficiale rispecchia la graduatoria del consenso ed ogni mandato viene assegnato al/i candidati con maggior consenso: come sempre.
Se la Lista Elettiva ha previsto il mandato condiviso e quindi la rotazione dei rappresentanti per frazioni di tempo eguale, questa avviene cronologicamente sempre sulla base del consenso individuale ricevuto.
Nel caso la vittoria vada alla Lista a Quota Diretta il/i mandato (ogni mandato) viene assegnato per sorteggio tra tutti i candidati così come le frazioni di mandato nel caso abbia prevalso l'opzione di mandato condiviso.
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( B ) Soluzione Mista (proporzionale).
Il mandato (ogni mandato) viene assegnato per frazioni temporali proporzionali al consenso ottenuto da ciascuna Lista e poi gestito dalla stessa secondo le specifiche modalità di riferimento.
(la lista ufficiale che viene proposta per le elezioni reali è formata secondo percentuali dalle due liste uscite dalle Primarie e la composizione della lista ufficiale prevede il posizionamento dei candidati secondo un ordine di priorità dettato dal consenso ottenuto da ciascuna lista.
Per i candidati "residuali" che sono complementari nel dividersi le percentuali necessarie ma per essi insufficienti al posizionamento in lista, è preferibile dare la priorità a quello che ottiene la percentuale maggiore).
Esempio semplificato:
risultati con 60% del consenso alla Lista Elettiva tradizionale
( mandato di 5 anni = 52 settimane x 5 = 260 x 60% = 156 settimane assunto dal candidato della Lista Elettiva : candidati - plurale, se mandato previsto è condiviso )
e 40% del consenso alla Lista a Quota Diretta
( mandato di 5 anni = 52 settimane x 5 = 260 x 40% = 104 settimane assunto dal candidato sorteggiato nella Lista a Quota Diretta: candidati- plurale, se mandato previsto è condiviso)
Spero di risultare comprensibile nonostante la schematizzazione semplificata.
Considerazioni minime:
Le implicazioni di questo metodo sono molteplici sia sul versante della linearità logica del sistema in essere, sia su quella della discontinuità e di possibili comportamenti emergenti di un sistema innovativo più avanzato.
Gli sviluppi sono numerosi e a catena con effetti collaterali di effetti collaterali..
Qui si offrono spazio ed opportunità alle aspettative nei confronti della partecipazione sia di tipo tradizionale “professionistico” sia di tipo volontaristico occasionale.
Costituisce un tentativo di forte caratterizzazione dell'evento ed orientamento alla partecipazione dal basso anche per coloro che non hanno gruppi di sostegno alle spalle e quindi , col permanere delle logiche di potere dei gruppi, con scarse o nulle possibilità di partecipare direttamente al decidere politico istituzionale.
Una apertura alla maturità individuale libera da appartenenza.
Ricordo a tutti che i “ migliori rappresentanti ” non sono quelli in cerca di affermazione personale che fanno grandi proclami elettorali, ma quelli mossi da spirito di servizio disinteressato e collaborazione egualitaria e democratica.
Considerazioni sul metodo:
" Meglio organizzare il sogno che subire l'incubo!"
( processo di sovrapposizione degli effetti )
Questo metodo modifica non solo le forme, ma anche e soprattutto i rapporti di forza interni al sistema-società e dello stesso con le proprie espressioni di struttura.
Frazionare e redistribuire secondo principi di uguaglianza il mandato di delega alla rappresentanza di cui è titolare la Quota Diretta è una autentica rivoluzione concettuale, in quanto si rivolge a modificare sostanzialmente la logica di base da cui scaturisce poi tutto la struttura concettuale del sistema della democrazia rappresentativa.
Questa operazione apre infatti prospettive assolutamente inaspettate e di qualità diversa (superiore) all'interno degli schemi di pensiero e di rapporto di tutto il sistema, dove il pilastro portante, la base, l'idea madre viene attaccata e superata qualitativamente con effetti difficilmente schematizzabili.
E' il crollo di un dogma assoluto.
Un attacco al cuore monolitico della democrazia rappresentativa liberale.
Una riappropriazione del diritto democratico di cui beneficeranno tutti i Cittadini..perfino quelli contrari.
Un primo esempio di uguaglianza e sentimento di collaborazione applicato ad un ambito che si credeva impermeabilizzato e sclerotizzato.
Una breccia che prospetta scenari tutti da inventare ed di cui essere finalmente protagonisti.
Inoltre la coesistenza di partiti, espressione di gruppi sociali, integrata dal basso dalla democrazia diretta di singoli Cittadini autonomi, piace alle persone oneste e di comune buonsenso che non si sono mai impegnate in attività politica perchè incompatibili con la disciplina di partito e certe pratiche non trasparenti: il loro potenziale è sempre rimasto inespresso e sprecato.
Questa Lista della Quota Diretta,( o del Mandato Condiviso) “ non partito “ per “ non professionisti” nell'accezione positiva di volontari miglioratori, dopo il necessario rodaggio, potrà appunto essere istituzionalizzata e resa opzione permanente (Civica), nonché assumere poi la caratteristica di “ Includente “ e costituire uno spazio libero per la responsabile volontà e il buonsenso di tutti Cittadini in competizione qualitativa con i candidati partitici tradizionali.
Nel breve periodo uno degli scopi primari è quello di dare un esempio di partecipazione permeata da spirito di libertà, consapevolezza, maturità, senso civico e anche di dissenso nei confronti dei diritti a lungo negati dalla politica verticista e accentratrice dei soliti noti.
Questo è il metodo di riferimento per tutti quei Cittadini non professionisti della politica che non si riconoscono più nel sistema dei partiti e che vogliono partecipare in modo auto-determinato e collaborativo, senza costosissime campagne elettorali, uscendo magari dall'astensionismo sterile.
Qui va fatto un richiamo forte a quelli che sono per attitudine mentale i cosiddetti “ Intellettuali “ ai quali va addossata una responsabilità maggiore per la degenerazione del sistema democratico, sociale e politico, in cui ci troviamo: riservare a se stessi il ruolo di “chiamare i pompieri quando la casa brucia “ non li assolve certo dal fatto di non aver vigilato preventivamente e di essere stati inadeguati al ruolo storico che sono chiamati a svolgere.
Certo in una democrazia anche solo nominale, tutti sono compartecipi dei risultati e ogni Cittadino fa la sua parte, però da coloro che dovrebbero essere le guide degli altri perchè ne hanno i mezzi mentali e culturali, è giusto aspettarsi indicazioni e soluzioni.
Costoro sono invitati a fare la loro parte almeno ora, impegnandosi e permeando con la qualità della loro partecipazione le prime Liste della Quota Diretta, e senza nascondersi dietro a scuse, provvedere a vararle in modo adeguato.
Rotazione a sorteggio e libertà, l'accoppiata che permette anche all'ultimo degli ultimi di essere alla pari e se sorteggiato di decidere in modo libero e direttamente responsabile.
Questa possibilità risulterà rivoluzionaria sul piano qualitativo della partecipazione e dei rapporti politici anche per i partiti tradizionali.
Qui abbiamo una rappresentanza allargata non personalistica e non vincolata a specifico mandato, ma espressione della libertà, maturità, consapevolezza, responsabilità di chiunque nel corpo sociale non si riconosca nei valori e programmi consolidati nei partiti e nei gruppi di opinione.
Non da ultimo, data la caratteristica della rotazione non professionistica e della occasionalità del mandato, perfettamente biodegradabile e a impatto contenuto, in grado però di raggiungere lo scopo di decentrare il potere e allargare la partecipazione politica, nonché di fluidificare la partecipazione alla rappresentanza limitando il “possesso” del potere decisionale dei blocchi storici particolari e realizzando una formula embrionale di democrazia liquida.
Questa coesistenza di candidati ufficiali – a garanzia della continuità identitaria – affiancati in modo qualitativamente competitivo da candidati differenziati del dissenso e liberi Cittadini tentati dalla nuova opportunità di partecipare in modo diretto, seppure per tempi brevi, è una notevole possibilità di miglioramento reale, in prospettiva di realizzare un nuovo sistema.
Miglioramento a partire dai livelli sottili della coscienza collettiva e d'insieme dove nessuno potrà più sentirsi legittimato nell'affermare " sono stato escluso!"
Dove, alla fine del processo anche agli astenuti di qualunque tipo viene riconosciuto il pieno e dovuto rispetto concretizzato nell'uguale possibilità alla partecipazione, perfino non richiesta: prospettando infine per le coscienze democratiche che la partecipazione alla gestione delle decisioni non è solo un diritto, ma anche un dovere.
In contemporanea è necessario attivare quei meccanismi di democrazia economica che permettano una diretta partecipazione alle scelte circa l'utilizzo delle risorse e la giusta distribuzione della ricchezza, in modo da permetter concretamente a chi si " astiene " dalla partecipazione democratica per la situazione personale di disagio/bisogno/povertà di superarla e godere del diritto democratico di"assumersi direttamente la responsabilità."
Questo è il mezzo tecnico che raccoglie la bellezza e la ricchezza della differenziazione e che potrà risultare decisamente interessante per l'innovazione prodotta da chi non ha mai avuto la possibilità del partecipare e del decidere direttamente.
Fluidificare e redistribuire in modo egualitario, in una staffetta tra collaboratori, il mandato di rappresentanza produrrà effetti interessanti sia sulla psicologia generale che su quella dei singoli che ne saranno coinvolti direttamente e fattivamente e che saranno di volta in volta presidente di circoscrizione, consigliere provinciale, assessore al personale del comune, parlamentare europeo e perfino segretario di sindacato..(!) per un periodo di una settimana, un mese o di un trimestre, cominciando a realizzare una prima forma di democrazia liquida ed egualitaria che tenderà ad assomigliare sempre più alla democrazia diretta.
E dall'altra vedere cosa si vedranno costretti a promettere e a mantenere nei fatti i politici professionisti a caccia di consenso, ma anche le associazioni istituzionalizzate, e minacciati da competitors innovativi in grado di scavalcarli nei loro rapporti col potere e da aperture alla partecipazione decisamente allettanti per buona parte dell'elettorato.
Questo è il metodo degli ultimi contro il potere dei primi.
Il metodo è il fine e il fine è il metodo.
Il potenziale catalizzatore delle innumerevoli identità del dissenso democratico che avranno qui lo scopo comune da perseguire.
Questa è probabilmente la vera ed unica innovazione elettorale radicale, ma prima ancora di pensiero, che in questo stadio possa portare risposte reali al bisogno di democrazia universalmente sentito.
Superare la crisi democratica trasferendo il perno dell'azione dai partiti alla società civile, secondo un'evoluzione inevitabile.
Le èlites politiche mondiali risulteranno fortemente depotenziate in favore dell'umanità.
La prima vera vittoria sarà quella di farlo accettare come culturalmente lecito.
Il resto verrà probabilmente da solo.
Varcare il confine simbolico del dogma dei partiti, è la sfida culturale del prossimo pensiero democratico per dare pienezza di significato a quel 1° comma dell'Articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, tanto osannato, ma finora tanto bistrattato, dove è previsto che:
“Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.”
E' ora di rivendicare il diritto sacrosanto alla reale formazione delle decisioni politiche, per tutti coloro che non si sentono per niente rappresentati da forme di appartenenza partitica-settaria di qualunque tipo.
In questa fase storica questa possibilità appare realizzabile a breve.
Come nelle dimensioni fisiche, anche in quelle psichiche, introdurre un nuovo elemento cambia i rapporti del sistema dei sistemi: l'esistenza dell'alternativa anche solo teorica, è già sufficiente a modificare per sempre le curvature e la complessa rete della totalità delle intra relazioni del reale- dinamico-manifestante.
Il progresso mentale e la gloria della libertà hanno bisogno delle utopie di salvataggio; la psicologia prima ancora che l'applicazione pratica: è necessario produrre nel background totale/globale quel processo che dal sentire sociale e politico del discriminare e dell'escludere conduca a quello del riconoscere, rispettare, accogliere ed includere.
Per assurdo, l'ipotesi portata dalla possibilità che liberi e comuni Cittadini svincolati dai partiti, per quanto per ora “fantasiosa“, possa minacciare l'Olimpo delle gerarchie politiche e scuotere ciò che si pretende come ormai privatizzato, stabile e assoluto, indurrà perfino quelle serissime classi politiche a migliorarsi.
E questo in un processo parallelo e proporzionale al fatto che la “fantasiosa“ ipotesi divenga sempre più reale e competitiva.
..Piuttosto che piuttosto..piuttosto!
Ai professionisti, alla aristocrazia del " sappiamo noi, decidiamo noi, facciamo noi!" , alle loro facce serie, per il loro non quieto vivere, noi altrettanto seri confermiamo perfino la loro opinione:
“Sì certo, in fondo è solo una fantastica provocazione, uno scherzo tra amici!”
Anche quando sempre per ridere diffonderemo ovunque l'idea!
Lettera aperta di un cittadino
ai partecipanti dell'incontro di Massa del novembre 2011.
Convinceteci!
In primo luogo che sapete di essere come me, come tutti noi, cittadini in cerca di diritti, di dignità, di libertà e di uguaglianza, di partecipazione responsabile e trasparente, di un oggi e di un domani.
Parlateci dello spirito di servizio che vi motiva, del sentimento di collaborazione, del bene comune superiore, della qualità diversa del vostro essere, pensare ed agire.
Dateci fatti concreti che zittiscano quanti vi vorrebbero aspiranti caporali della casta, uguali ai soliti furbi che sculettano per vendersi al mercato del potere.
Mostrateci la vostra discontinuità dalla logica di questo sistema inumano ed ingiusto e per una volta non limitatevi a parlarci di democrazia diretta, ma mostrateci come possiamo decidere subito in prima persona, ditemi che è il mio turno, diteci che è il turno di tutti e che avete trovato il modo.
Dimostrateci che non usate le parole e le persone per i vostri scopi, che non vi interessa essere il clero della democrazia diretta in eterno dato che voi stessi la pensate “utopia” irrealizzabile.
Cominciate ad applicare la democrazia diretta a partire da questa riunione, da questa assemblea.
Non diteci che è troppo tardi, che tutto è già deciso e i giochi sono chiusi.
Convinceteci che tutto è ancora possibile e che noi contiamo qualcosa, che noi siamo protagonisti di una assemblea aperta ad ogni esito.
Non dateci relatori in cerca di visibilità pre-elettorale..dateci spazio non per commentare progetti pre- determinati, non solo per approvare ma per proporre del nostro e discutere e decidere in proprio e per una volta senza vincolarci a progetti in linea con la logica del sistema.. dell'accentrare ed escludere.
Che una dozzina di queste persone riescano ad entrare nel club degli eletti è cosa che per la massa dei cittadini non cambia nulla..saranno sempre gli altri a decidere per e sopra di loro.
Per altri cinque anni.
Come sempre fin qui.
Ditemi che non volete essere i passeggeri di un treno che si sta fermando e che ormai non andrà da alcun parte.
Sappiamo che un movimento che non sa rincorrere l'utopia è un movimento nato morto.
Abbiate il coraggio di produrre dei fuochi artificiali nell'immaginario collettivo oppure saremo ininfluenti nell'economia della cultura dominante.
Mandate segnali forti se volete svegliare le speranze nella società degli esclusi, se volete produrre una qualche breccia nel muro blindato del potere che ci opprime.
Siamo stanchi di sentire: “ Votateci, noi siamo migliori!”
Abbiamo visto fin troppe volte come uno valga l'altro all'interno del gioco e del sistema.
Dateci il modo di partecipare senza mediazioni, senza autorizzazioni, senza dover piacere per essere eletti, dateci il rispetto che meritiamo oppure niente.
Dateci il modo di decidere e niente altro.
Solo questo.
Carissimo XY – esponente del Movimento Democratico XK
credo che per quel che riguarda il primo punto che tu poni
( “darci un minimo di coordinamento per lavorare su alcuni obiettivi condivisi nel rispetto delle specificità” )
non rimanga altro da fare se non augurare un buon lavoro a tutti.
Di cuore.
I problemi come ti sei già accorto arrivano quando andiamo al tuo secondo punto
( “ La seconda è che ci piacerebbe trovare un sistema trasparente e democratico per creare liste costituite dei migliori candidati dei vari gruppi. Ma credo che ci vorrà del bel tempo...”)
A tal proposito vorrei portare la tua attenzione su queste mie minime considerazioni:
Come ben sai, gli ultimi periodi storici con la loro grande accelerazione dei cambiamenti, stanno portando alla coscienza collettiva una sensibilità democratica nuova e più avanzata.
Questa nuova consapevolezza chiede riconoscimento e legittimazione in ogni ambito: alla cultura, alla società, alla politica.
L'unico dato certo di questo generale fermento è che nulla sarà più come prima e che la voglia di cambiamento all'interno del “sistema” non prevede elementi, rapporti e relazioni superiori, esterni, intoccabili ed esonerati dal processo in corso.
Proprio perchè la qualità di questo bisogno di cambiamento è sistemica, tutto è e sarà oggetto di profonda ridefinizione.
Politica compresa.
In particolare a quest'ultima si chiedono riconoscimento e dignità per tutti, oltre a spazi e strumenti applicativi ancora tutti da definire, ma non per questo non assolutamente necessari.
Quelli che fino a poco tempo fa si pensavano certezze e dogmi, vengono ormai percepiti come obsoleti.
Se “politica” è decidere, allora stabilire chi decide non è secondario a nessuna altra questione, ma “primario”.
E questo è il problema dei problemi che tutti vogliamo risolvere.
Specialmente in una società che proponendosi come democratica si caratterizza per il fatto che questo decidere politico è di tutti, ripeto “di tutti”.
Ricordiamoci che se la società viene costruita da una parte, da un gruppo e non da tutto l'insieme, essa non è la società di tutti e dell'insieme, ma la società di una parte e dei pochi: estranea e matrigna per i molti esclusi che non si sentono mai a casa propria dato che, pur avendoci messo tempo, lavoro e sacrifici, in proposito non decidono neppure i dettagli, il colore delle pareti e dove metterci una foto.
L'eguale diritto che tutti hanno all' “ esserci “ sociale, dovrebbe finalmente prevedere che tutti possano decidere il come.
Questo è il cambiamento sistemico in atto: la richiesta al decidere.
Meglio non tentare giochetti di prestigio e sviare su altre questioni e palliativi..non sarebbero graditi a lungo.
Dato che ciascuno ha una propria visione soggettiva che manifesta in una particolare e conseguente logica a cui non vuole rinunciare, stabilire chi decide, significa dare priorità alla visione che si vuole realizzare.
Oppure e viceversa, stabilire che società si vuole implica stabilire chi la progetta e realizza.
Esempio: se a decidere sono i ricchi, tutta la società si piega e conforma verso i modelli e gli schemi della loro“visione”.
E' fin troppo chiaro che affinchè tutti decidano il come, è necessario che gli strumenti di decisione siano a disposizione reale di tutti allo stesso modo: tu parli di “ migliori candidati “ e qui entri in quella logica che Aristotele definiva “aristocratica”..(in alternativa qualitativa a “ democratica”) che serviva e tuttora serve a giustificare che “pochi e non tutti” hanno il diritto del decidere politico e quindi come pensiero affossatore della democrazia diretta.
Purtroppo il metodo elettivo dei presunti e millantati “ migliori “ ( in una società di valori inquinati e distorti, di partenze e basi e percorsi sociali iniquamente diversi e con l'accesso alla comunicazione dai costi proibitivi ) per tutta una serie di questioni, va tutto a vantaggio delle classi dominanti, rivelandosi inadeguato a rappresentare in modo qualitativamente compatibile i molti non potenti privi di patentino di ” migliori”.
Inutile richiamare gli esempi che sono sotto gli occhi di tutti.
In generale, l'evoluzione qualitativa di un sistema vivente non è tanto nella presunta o reale qualità degli elementi che lo compongono, - qui è sufficiente uno standard medio anche con le persone -, ma nei rapporti, nelle relazioni, nell'interazione che li coordina in vista dell'obiettivo: e questo è l'oggetto da modificare.
Il possesso ed il congelamento del diritto al decidere nelle mani di pochi che alcuni chiamano “ migliori “ significa rapina del diritto per tutti gli altri di poter costruire la loro società.
Ad oggi, questi ultimi sono stranieri ed estranei in una società progettata e gestita da altri, da pochi e per pochi.
E' ormai tempo che i progressisti di tutto il mondo realizzino metodi di partecipazione di democrazia diretta anche alla struttura della rappresentanza e che non siano lineari alla logica di questo sistema che prevede verticalizzazione ed esclusione di massa.
In modo che la rappresentanza sia alla portata non solo degli individui espressione della potenza del gruppo che hanno alle spalle, ma anche di tutti quelli liberi da appartenenza.
Rendere permeabile alla democrazia diretta il livello della rappresentanza è fondamentale per avere la base decisionale di una società in cui tutti si riconoscano, dove tutti hanno diritti e doveri eguali, diritto oltre che di approvare anche di proporre, in modo che “ogni” informazione e sollecitazione e problema abbia possibilità di essere considerato dal corpo sociale..base per ogni ulteriore evoluzione armonica.
Scusa ma non sono riuscito ad essere più conciso di così.
Ciao.
Considerazioni varie pro democrazia diretta e per liquefare la rappresentanza.
Mi dispiace ma non concordiamo con quella specie di neo dogma che dice " i candidati dovranno essere i portavoce degli elettori " perché non pensiamo sia obbligatorio che qualcuno sia portavoce o che un altro abbia un portavoce.
Crediamo piuttosto che ognuno conti per se stesso e basta.
E' nostra opinione - magari più che discutibile - che nessuno possa " essere portavoce o rappresentare un altro ", considerato che questa è proprio l'idea da cui scaturisce tutta la democrazia pseudo rappresentativa che ci è stata propinata finora.
Per noi la democrazia è solo quella diretta dove ognuno con la sua libertà, sensibilità, maturità, responsabilità, visione del mondo, vale per sé stesso e per uno.
Rimane il fatto che la “democrazia rappresentativa liberale” più che sul diritto del Cittadino è basata sul confronto in potenza tra gruppi e la conseguenza a questa premessa culturale e operativa, prevede che chi non ha un gruppo che lo sostenga risulta estromesso dalla possibilità del partecipare alla rappresentanza indifferentemente dalle sue maturità e capacità ( e questo in ogni ambito e livello )
Questo non voler far parte ( intruppamento, omologazione, sottomissione, mediazione al ribasso) potrebbe anche essere spacciato per "menefreghismo" se non fosse che proprio l'entità numerica dell’astensionismo (dal 23% italiano al 50% svizzero o americano) dimostra che siamo di fronte a qualcosa che assomiglia più al fallimento programmato e funzionale a certi scopi di potere, dove allontanare dalla politica è preferito all'avvicinare.
Se questa stessa percentuale di "astenuti" si ripetesse in ambito economico.. per esempio tra i clienti di un ristorante, le domande sicuramente sarebbero diverse e tese a capire che cosa non va nel "menù fisso" ( scheda elettorale a meccanismo chiuso costruita secondo il format che nel marketing strategico viene denominato “domanda a forchetta” ) e si cercherebbe di proporre una qualche formula di "menù a scelta" ( scheda a meccanismo aperto – “ a cucchiaio”) dove anche la differenziazione individuale che non vuole passare attraverso la mediazione del rappresentante più o meno partitico, abbia spazio e possibilità..
Ma è più facile e comodo non dare spazio, dignità, riconoscimento e rappresentanza adeguata e proporzionata ad ogni forma di differenziazione ed istanza libertaria ed emarginarla come una malattia sociale endemica e cronica.
Di sicuro quest’apertura all'imprevisto difficilmente omologabile e manipolabile potrebbe creare problemi alla stabilità tanto cara a chi vuol godersi privilegi da tramandare perfino agli eredi.
Senza ripeterci ancora crediamo sia ora di smetterla di cadere nella trappola concettuale che prevede che Tizio “possa essere portavoce e/o rappresentante di Caio”.
Tizio è Tizio e pensa, parla e decide da Tizio.
Caio è un'altra cosa e un'altra testa.
Anche se gli interessi sono similari e/o equivalenti ciascuno ha il diritto di arrivarci secondo modalità proprie e con le proprie gambe.
Per rispondere agli amici delle Liste Civiche possiamo dire di trovarci d'accordo nel partecipare alle elezioni, e la lista che eventualmente sarà presentata dovrà corrispondere alle norme previste dall’attuale legge elettorale, però è sempre possibile partecipare al "gioco" al di fuori delle regole che "loro" ( leggi poteri forti costituiti ) vorrebbero imporre (politica come professione, possesso del diritto al decidere per cinque anni, appartenenza partitica o a gruppi di opinione, selezione "elettiva" dove vincono i soliti con pedigree, disponibilità alla verticalizzazione, continuità nel sostenere la cultura dei pochi che decidono, ecc).
Una Lista parzialmente stocastica aperta a tutti i Cittadini che si vogliano auto-candidare perfino al momento della votazione/primarie e che magari scegliessero di partecipare con la formula del "mandato condiviso" renderebbe in pratica ogni Cittadino non semplicemente una persona cui chiedere il " voto", ma un possibile "eletto".
Andare in una campagna elettorale proponendo questa possibilità dovrebbe portare frutti molto più interessanti che non quella "del chiedere il solito voto".
Siamo tutti arci-stufi di votare e vedere i nostri eletti sparire come un ufo per cinque anni, siamo stufi di votare e basta, ed anche di astenerci.
Crediamo che questa redistribuzione del diritto al decidere politico sia l'unica vera innovazione che tutti chiedono: basta delegare! ..ma assumere in prima persona il diritto al decidere.. fosse anche solo per 6 mesi!.
A quel punto, in quei 6 – 12 – 18 – 24 – 30 - 60 mesi, ciascuno ha il diritto di portare la sua maturità, libertà e capacità.
Finchè saranno i pochi e i soliti a decidere, questa sarà la società dei pochi e per i soliti, e non la società di tutti e per tutti.
E' tempo di prendersi il diritto di decidere!
Il vantaggio qualitativo, il valore aggiunto delle Liste Civiche rispetto alle formazioni partitiche è quello di proporsi come libere da ideologie e gerarchie precostituite: ecco perchè solo in questo ambito è possibile realizzare qualcosa di veramente innovativo sotto il profilo dell’uguaglianza del diritto e dell’inclusione della differenziazione.
Ci piacerebbe che la Lista Civica Popolare e nazionale ( ma anche per tutti gli altri livelli) fosse l'occasione per tentare e proporre una partecipazione a rotazione (esempio 6 mesi) decisa a sorteggio tra tutti i candidati.
Questi dovrebbero avere come unico obbligo quello di avere i requisiti di Legge per l'eleggibilità e la semplice accettazione del metodo di partecipazione; tutto il resto: il manifesto, il programma, le dichiarazioni d’intenti, le relazioni interne, tutto affidato alla maturità, responsabilità, libertà individuali.
Questa potrebbe essere la formula più semplice ed includente ed egualitaria in grado di smuovere interesse ed avvicinamento.
In proposito l'amico Fabio C. dice:
”Cambiare ogni sei mesi significherebbe mandare via via allo sbaraglio persone che debbono capire i meccanismi interni delle istituzioni e che, quando cominciano a capirne il 10% vengono subito estromessi.
A mio avviso, una simile soluzione equivarrebbe a mettere tutto nelle mani della BUROCRAZIA, ancor più di quanto già lo sia adesso.”
A lui rispondiamo:
carissimo Fabio, se dovessimo accreditare come valida questa tua convinzione, dovremmo di conseguenza accreditare l’idea che la migliore rappresentanza politica è quella di tipo professionistico dato che qui la permanenza nelle stanze del potere e delle istituzioni è praticamente “ a vita “ !
Dovremmo forse andare a riesumare qualche vecchia mummia di nome Andreotti o De Mita (!) alla luce del fatto che costoro hanno una conoscenza delle istituzioni che va oltre il 100%.. e tutto sarebbe risolto!
..E noi potremmo continuare a giocare a bocce!
Ma democrazia significa anche assunzione di responsabilità e libertà di decidere, le quali comportano una certa dose di possibilità di “inadeguatezza” magari solo temporanea, per non dire di errore e questo rischio non può essere evitato!
La speranza è che chi si prende la responsabilità del decidere direttamente anche per gli altri all’interno delle istituzioni, abbia la maturità di informarsi magari presso chi lo ha preceduto.. per arrivare al momento utile in condizioni ottimali.
Crediamo che aprire la rappresentanza alla modalità “ volontaristica “ possa costituire invece la vera ed unica rivoluzione di questo sistema “ democratico” in vista di una evoluzione egualitaria dove i diritti vengano trasferiti il più possibile alla società civile.
Auspichiamo che gli amici delle Liste Civiche abbandonino per un attimo tutto quello che li divide e che siano disponibili a non perdere questa occasione di diventare la " testa d'ariete" che sfonda la roccaforte blindata del potere politico ..seguiti dal fiume di Cittadini che avranno finalmente un varco aperto da poter attraversare!
Ps: una persona che si impegna da volontario non è necessariamente impreparata.. potrebbe invece saperla molto lunga, dato che potrebbe anche essere un amministratore di vecchia data che vuole stavolta impegnarsi magari in un ambito istituzionale differente dal solito e con modalità che gli lascino le mani libere dai ricatti elettorali e dai dictat del gruppo/partito di provenienza.. e pensare ad un impegno di soli 6 - 12 mesi!
Il Sistema dei Partiti
Democrazia liberale o nazional democrazia ?
" Non potete dormire tranquilli,
questa non è più l'èra del pensiero unico"
La rivoluzione industriale abbinata alla rapida e promettente colonizzazione di tutti i Continenti avvenuta negli ultimi due secoli, aveva dato il via in Occidente all'idea ottimistica di una prossima e probabile espansione economica che nelle previsioni doveva essere illimitata, con opportunità e risorse che tutti potevano cogliere “liberamente e liberalmente”.
L'idea liberale era nata quindi non solo per giustificare e legittimare privilegi già acquisiti da alcuni, che così senza ulteriori approfondimenti ricevevano la patente ufficiale di “ più bravi”, ma anche come apertura di ipotesi e possibilità emancipante per tutti gli altri cui veniva riconosciuto sulla carta il diritto al competere.
Vari cantori col meglio del repertorio, sono passati ad affascinare gli aspiranti borghesi e ben presto l'idea liberale si era trasformata in ideologia giustificatoria del liberismo - più o meno selvaggio -.
Così nella guerra di tutti contro tutti che la prassi del politicamente corretto chiama “ libera competizione ” chi riesce ad affermarsi sopra gli altri e a prendersi la fetta più grossa, diventa modello sociale da imitare indifferentemente ai mezzi che ha usato.
Considerato che il “ denaro non puzza!” e che il potere piace, tutta una intera civiltà si è orientata a quel modello culturale.
Cultura e politica democratiche comprese.
Preferiamo adesso non addentrarci nel fitto delle argomentazioni possibili e relative all'argomento: ben altri studiosi, prima e meglio di noi hanno indagato i dettagli di quella che qualcuno chiamò “ alienazione predatoria”, con le pulsioni al potere e al possesso materiale, antitetiche al riconoscimento del diritto generale e degli altri.
Ciò che ora ci interessa è prendere atto dell'esistenza di queste “pulsioni” e considerare come questo sentire abbia cercato nel corso della storia di darsi una veste nobile, creando un complesso, artificioso ed agghindato schema di supporto culturale credibile e dignitoso.
E soprattutto dei suoi effetti sulla attuale situazione politica.
Il punto di arrivo di questa elaborata architettura concettuale serviva e tuttora serve a sostenere la logica che
“questo è l'ordine delle cose, c'è già tutto quello che serve affinchè ciascuno si prenda la sua parte, non c'è niente da ripensare, e va tutto bene così!”
Il passo seguente riversa questa “filosofia liberale” appunto sulla neonata democrazia.
Questo nostro preambolo fin troppo semplicistico ci serve solo per abbozzare i minimi termini del contesto psicologico delle attuali democrazie.
Non deve perciò stupire se la situazione di disagio psicologico e di fastidio nei confronti della politica - comune a tutte le democrazie contemporanee - di tutti quei Cittadini che non solo non sono riusciti ad avere la fetta più grossa, ma neppure le briciole del potere democratico, viene letteralmente snobbata ed ufficialmente ignorata dalla cultura dominante dei liberali felicemente realizzati.
Comunque molti sui media e nei convegni ciclicamente si interrogano, più per sfoggio retorico che per convinzione di intenti, sul come superare lo stallo drammatico e dualistico, in cui la popolazione non si riconosce nella classe politica che essa stessa si è data , o meglio “ crede “ di essersi data .
Le democrazie liberali che conosciamo sono tutte simili e cioè fanno riferimento al sistema dei partiti.
Premesso che non è nostra intenzione in questa sede ed in questo momento, muovere processi di alcun genere al ruolo storico dei partiti nelle democrazie così come le conosciamo, nè tanto meno alle persone di buona volontà ed in buona fede che purtroppo per loro, a volte si trovano nei posti per loro meno indicati, ci preme tuttavia ribadire che il modello della democrazia liberale attraverso la rappresentanza partitica, ha fin qui prodotto una forma di democrazia “liberale” fortemente sbilanciata a favore dei ceti sociali economicamente più forti, a danno delle fasce di popolazione debole alle quali, private della forza economica ad opera dei primi, viene a mancare la capacità materiale e conseguentemente politica per poter affermare la loro libera scelta.
Il diritto sociale e politico alla partecipazione e alla rappresentanza anziché essere garantito per tutti in modo egualitario, nei fatti è diventato un premio da conquistare con la competizione, e a breve, in puro pensiero liberale, trasformato in proprietà da sfruttare professionalmente.
E' evidente che la famosa competizione alla scalata del potere, con la falsa scusa di voler rappresentare il popolo nella gestione politica, è subordinata alla forza economica che solo le classi dominanti sono in grado di schierare sul terreno mediatico.
Questo squilibrio è così accentuato da snaturare il comune senso di società democratica: la democrazia che abbiamo di fronte, di veramente democratico ha ben poco.
Anzi, il sentimento della partecipazione di tutti in ugual misura e della inclusione individuale nei processi decisionali, che dovrebbero essere la nota fondante dello spirito democratico, in realtà sono morti e sepolti, anzi ..mai nati.
Il sistema lottizzatore delle combriccole dei partiti dice a gran voce: " O con noi o siete fuori!"
E in molti si sono ritrovati fuori.
In molti anche di quelli che avevano creduto ai partiti.
Di qui la convinzione che sia necessario produrre formule di partecipazione politica complementari ed integrative, ma anche e soprattutto propositive, di contrasto e veramente alternative a quelle esistenti, secondo un processo graduale dove il sistema dei partiti, dapprima affiancato da una partecipazione includente, venga successivamente drasticamente ridimensionato.
A tal proposito non dobbiamo avere paure di alcun genere; nella storia umana si sono succedute tutta una serie di istituzioni che sono apparse naturali per secoli ( per esempio la schiavitù, il sistema feudale, il voto per censo, ecc . ) per rivelarsi, in un tempo successivo, aberrazioni prodotte dalla cultura del potere ed essere poi riconsiderate, abbattute e tranquillamente dimenticate.
Cerchiamo di essere brevi: nel corso dei decenni è stato costruito e affermato un dogma ideologico secondo cui non tanto i Cittadini in generale, ma i “ gruppi” hanno diritto ad essere rappresentati in questa specie di “muscolare assalto alla diligenza ” in cui si è voluto trasformare la rappresentanza democratica.
I partiti, versione politica dei predetti “gruppi” di interesse, nel loro insieme, dovrebbero coprire in modo esaustivo qualsiasi sensibilità politica e quindi: “politica è partiti”, ma anche tacitamente “democrazia è confronto di potenza fra gruppi”.
Senza altra possibilità.
Il singolo Cittadino che non si riconosca in qualche modo con uno qualunque dei “ gruppi” e dei partiti, non riesce ad ottenere rappresentanza diretta.
Secondo quella affermazione, chiunque sia interessato alla partecipazione politica, dovrebbe trovare un suo sbocco “liberale”, una sua confluenza naturale, in quello tra i partiti che meglio lo possa accogliere per affinità di sentire ed obiettivi.
In perfetta logica di gruppo.
E che, come una casa madre, lo sta benevolmente aspettando.
L'affiliazione al partito diventa l'iniziazione necessaria per la vita politica.
E questa è una bufala colossale tanto più dopo il crollo delle ideologie del secolo scorso e la scoperta degli spazi di libero pensiero individuale.
Ciononostante e pur con percentuali di attivisti basse, i partiti sono ancora il riferimento politico per molti Cittadini, più o meno fedeli e decisi.
E qui sta il punto: abbiamo detto “molti” e non “tutti” i Cittadini.
Esiste infatti una buona parte di Cittadini che non si riconosce in alcuno dei partiti a disposizione, dato che non si riconosce in alcuno dei “ gruppi” ( vedi dati sull'astensione: media 35 - 55 % si badi bene riferito al numero degli aventi diritto e non ai soli voti validi..in breve il raggruppamento numericamente al primo posto assoluto in molte occasioni!)
Da parte della scaltra cultura dominante si vuole che questa non omologazione subordinata, questo mancato incontro, questo divorzio senza matrimonio, questo problema, derivi dalla esagerata particolarità di questi cittadini che si vogliono a forza dipingere come singolari, stravaganti ed esagerati nelle loro “ pretese “ di individualità esagerata insofferente all'appartenenza di gruppo – mentre invece si tratta in realtà di personalità autonome nel giudizio, libere e difficilmente influenzabili -.
E questo “essere particolari” - omettendo sempre di riferire l'entità di massa del fenomeno - viene mostrato come una loro carenza, una loro qualità negativa, una sorta di disadattamento congenito e deviante, una forma di inadeguatezza, per non dire di asocialità: comunque dovuta a motivi interni ad essi stessi e non imputabili alle millantate sacrosante e consolidate circostanze esterne della realtà partitica.
Da parte dei conformisti affiliati di partito, con toni di benevola e condiscendente sufficienza, col bon ton del democraticamente corretto si arriva perfino “ a rispettarne la volontà ad escludersi“.
Nel frattempo è stato a lungo inculcato che i partiti sono perfettamente sovrapponibili ed equipollenti a tutto il territorio della politica possibile e impossibile, e che la loro ampia offerta non solo può, ma deve(!), soddisfare qualunque richiesta “ragionevole”.
Da questo dato iniziale, è stato facile arrivare alla conclusione che fuori dai partiti e dalla logica che li legittima, non c’è, e nemmeno può esserci, partecipazione politica o confronto, almeno quelli di tipo riconosciuto e legale.
Dipingere a colori negativi tutto ciò che è là, oltre la cortina dei partiti, “fuor di queste mura”, irreale ed irrealistico, barbaro ed estraneo alla vita ufficiale del sistema che si basa solo sulla “cultura dei partiti, sulla sacralità democratica dei partiti, sul proficuo confronto delle parti.” - e non dei Cittadini! - e via discorrendo, è stato l’inevitabile passo successivo.
Da cui il consiglio paternalista a stare calmi, a tenere saggiamente i piedini per terra, a non spingersi su strade avvolte dalla nebbia per cercare castelli in aria, a non agitarsi per niente nel rischio di ricevere altre delusioni, cadere dal seggiolone e perfino le botte.
Fin troppo facile, però vincente.
Questa è la patacca concettuale che sta alla base della situazione infelice in cui versano le democrazie attuali.
In questo sistema obbligato, i partiti costituiscono un totalitarismo dove i santi del paradiso non vanno mai a casa.
Totalitarismo che è soprattutto culturale perché non ammette altre possibilità di evoluzione e che si auto-imbalsama proponendosi per l’eternità.
.. A nostro avviso ci vuol altro!
A questo tranello intellettuale va inoltre aggiunto che è stato a lungo contrabbandato come dovere civico e politico del Cittadino, quello di partecipare.. dimenticando di specificare a cosa?
Non è mai detto chiaramente che cosa sia la vita democratica e lo Stato, e cosa invece e in modo distinto i partiti e il loro insieme.
E tanto meno è chiarito in modo inequivocabile che non sono assolutamente la stessa entità.
Viene sbandierato il dovere civico della democratica e sacrosanta partecipazione alla vita politica, caricando di valori positivi questa partecipazione e si dimentica bellamente di dire che in questo, il Cittadino, anziché soggetto libero, protagonista unico nella legittimità, ripetiamo“ protagonista unico nella legittimità”, risulta purtroppo suddito alla corte dei partiti a gestione personalistica che gli sussurrano:
" Non preoccuparti..per te decidiamo noi!"
A questo strano Cittadino, la democrazia dei partiti è così benevola e liberale che raccomanda, per il bene comune, almeno di “ tifare “.
Tifare per un qualsiasi partito è cosa diversa dal partecipare alle decisioni, ma nella testa dei molti è stato indotto che le due cose equivalgono.
Ecco quindi pronta la ricetta che esaudisce tutti i bisogni alla partecipazione politica delle nostre odierne democrazie liberali elettive.
A questo punto, è stato facile produrre, mantenere e far prosperare il sistema dei partiti, anche se abitato da fantasmi e ombre vaghe e gestito da vertici sempre più blindati e distanti dalla comune realtà.
L’opinione comune è stata incaprettata ad alcuni semplici concetti chiave, veri tatticismi psicologici funzionali da un lato all'arroccamento interno del sistema, e dall'altro al dividere e a mantenere divisi i Cittadini:
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solo i partiti sono la politica,
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i partiti sono l’unica legittimità democratica,
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partecipazione democratica è affiliazione partitica,
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il partito grande è più affidabile,
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tifare è comunque raccomandabile,
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non tifare – per il mio - è da lavativi, qualunquisti e asociali,
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contestare il sistema dei partiti è sacrilego, populista e qualunquista,
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proporre alternative è utopia,
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utopia è pericolo e tempo sprecato,
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lo Stato (dei partiti) va difeso per il ( loro ) bene comune.
In tutto ciò, nessuno si deve preoccupare, perché si pretende come irrilevante, di andare al fondo delle motivazioni che portano un certo e cospicuo numero di rispettabilissimi cittadini, addirittura al “ non tifare “ e a non votare.
O meglio, per la cultura ufficiale è semplicemente preferibile non cercar rogna e ignorarle.
Facile per l’ideologia dominante Partitica e delle congreghe, dichiarare che questo modo di essere, significa allontanarsi dalla politica e non invece dal sistema dei partiti, com’è in realtà.
Nel senso comune, si afferma:
"Dato che non riconoscono l'autorità dei partiti, non riconoscono lo Stato..quasi come gli anarchici!"
Questo perché appunto risulta arduo separare nettamente le due entità, Partiti e Stato, perché ormai coincidono e convivono nelle stesse persone dato che l’occupazione dello Stato da parte dei partiti è come si diceva, millimetrica e sub-atomica.
Il gioco psicologico è fatto: non votare i partiti è sinonimo di non supportare lo Stato.
Da questa logica deriva che chi non vota, sceglie di escludersi, non dai partiti e dal loro sistema, ma dallo Stato, per cui rinuncia di suo e ” liberamente “ ai diritti politici.
Non essere solidali con i partiti equivale a non esserlo con lo Stato.
Questo largo non consenso al sistema dei partiti è stato prima banalizzato, poi emarginato e fatto sparire dal territorio della legalità culturale dipingendolo come “minimale e marginale fisiologico”.
In questa democrazia dei partiti, e non dei Cittadini, per i non partitici, gli astenuti senza scampo, oltre al danno di pagare comunque le tasse e non godere del diritto alla partecipazione reale e neppure alla rappresentanza qualitativamente corrispondente, anche la beffa di ritrovarsi muti sponsor di qualcuno che non approvano, ma che ottiene la maggioranza anche grazie alla loro astensione.
Astensione senza rappresentanza.
Di questa astensione, col gioco delle tre carte si appropriano furbamente i partiti e i loro “Papi”come li avrebbe chiamati Aldous Huxley, i quali, pur avendo nel loro insieme solo una quota percentuale dei consensi, occupano tutto, il 100% della rappresentanza e dichiarano felici:
" Lo Stato siamo noi! "
A questo punto tiriamo le somme e cerchiamo la soluzione che non ci sembra assolutamente costituita dal mettere in pista, grazie alla supposta libertà democratica, altri partiti.
Pensiamo invece sia urgente per il miglioramento delle democrazie, di scardinare il monopolio dei partiti sulla cultura, sulla politica e sullo Stato.
Si badi bene: scardinare il “monopolio “ che non vuol dire cancellare i partiti con le loro storie e il ruolo storico da essi svolto, tanto meno mettere in pericolo lo Stato democratico.
Per ora nessuno contesta la legittima esistenza dei partiti, legata alla volontà di tutti quelli che li vogliono.
Democrazia è rispetto degli altri e delle loro opinioni.
È però necessario cambiare il principio di riferimento nel senso civico e politico, individuando senza alcuna incertezza nell'insieme dei Cittadini e non nei Partiti, il nucleo di ogni considerazione e primariamente del diritto a legiferare nello Stato di Diritto.
Soggetto e oggetto dell’azione legislativa è necessariamente tutta la società e non una parte- i partiti - che ne rappresenta solo una frazione.
..Senza esclusi!
In una situazione ipotetica che prevedesse l'assenza dei partiti, insieme con i partiti non sarebbero spariti anche gli interessi che li sostengono, le classi sociali, il potere economico accentrato, le lobbyes, gli affaristi, la diseguaglianza sociale, i gruppi contrapposti, che prima ancora di essere il frutto, sono i genitori dei partiti e che, con i mezzi di cui dispongono, potranno sempre e comunque continuare a condizionare molto pesantemente le candidature particolari funzionali a politiche prettamente di parte.
In assenza per i Cittadini di un metodo di selezione della candidatura “diverso” da quello "elettivo”, costoro arriverebbero comunque al loro obiettivo: impadronirsi del potere legislativo e del ruolo di identità dominante e di riferimento, utile poi in qualunque successiva e conseguente rivendicazione di ruolo nel sistema.
Essi farebbero le loro campagne elettorali “elettive”anche senza partiti, ma con fiumi di denaro a disposizione da buttare nei media e nella propaganda per fare eleggere i “ loro “ candidati.
Partiti o non partiti..
E questo invece è un vero problema da cui è possibile cominciare ad uscire unicamente utilizzando "anche" un metodo di selezione della rappresentanza democratica che non usa solo il famigerato metodo elettivo partitico.
Ogni ipotesi di cambiamento reale a nostro parere non può che partire da qui.
Il giorno che sarà comunemente compreso e condiviso a livello teorico e culturale che la delega partitica è in realtà un ben misero palliativo, un ripiego al ribasso, frutto abortito del fallimento della tecnica partecipativa, e che in questa precisa ottica è auspicabile e urgente una soluzione che la superi, sarà un grande passo per la democrazia reale.
Quel giorno la democrazia muscolare dei partiti, escludente, verticale e pseudo-rappresentativa comincerà a trasformarsi in democrazia dei Cittadini, diretta, partecipata, creativa, orizzontale, libertaria ed includente.
In molti di noi esiste la consapevolezza che finchè avremo la sensazione di essere “ oggetti ”di decisioni altrui - fossero anche stati scelti da noi -, non saremo mai sottomessi a quel potere che ci ponga in condizione di subalternità passiva e che non ci riconosca nella pienezza dei diritti.
Avremo sempre un moto interno di insoddisfazione e ribellione che ci porterà comunque a contrastare chi vuol “ fare il decisore” di professione e a considerarlo come affetto da una patologia psichica socialmente pericolosa.
Nella fase di affermazione di quella nuova sensibilità relativa alla delega elettiva, la democrazia dovrà trovare altre strade ed altri modelli dove possano convivere partiti e singoli liberi.
Resta comunque l’incognita di vedere che cosa determinerà nella moltitudine questo cambiamento culturale rispetto alla assunzione di responsabilità diretta.
E’ auspicabile che il cambiamento non sia dettato da emergenze socio ambientali violente di vario tipo, ma frutto di maturazione libera della ragione e della auto coscienza sociale dei “Qualunque Nessuno” che fino ad ora non sono riusciti che a dire “ No!” con l'astensione, le schede nulle e quelle bianche.
E quel “ No!” frutto di una coscienza collettiva ammaestrata a suon di violenza, guerre, genocidi e massacri ricorda che la conta dei cadaveri non è ancora terminata..e che hanno sempre le facce della povera gente.
La povera gente ancor meglio del cane di Pavlov, ha capito la lezione e non vuole più essere venduta a peso per farsi rompere la testa e pagare per tutti.
Quello che ci tiene bloccati non è la mancanza di consapevolezza, ma la paura molto umana di tornare ad incubi che ci hanno segnato attraverso i millenni .
I Qualunque Nessuno sono stufi, però non riescono a dire niente altro che quel “No!”.
L'impegno comune prevede che questa consapevolezza debba essere portata a coincidere con la volontà del possibile.
Dobbiamo cercare di trasferire quel flebile “No!” prima di tutto alla legittimazione culturale, poi alla dignità dell'evento politico, poi come molla per una richiesta di cittadinanza riconosciuta, infine come diritto alla partecipazione attiva.
E dopo le “pedagogiche” esperienze del passato.. in modo pacifico
"Ho visto dei posteggiatori con il berretto in testa, credersi dei generali..e pensare invece che sono Dei!"
(GZ531621)
DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE NON SARANNO MAI PRIMO MINISTRO..CANI COMPRESIDedicato a tutti quelli che non saranno mai Primo Ministro..cani compresi! ..al Tuo sorriso. Il vuoto legislativo. (colpevolmente programmato) Sorge e si propone come urgente in questo periodo storico, stante la situazione delle democrazie moderne, l’esigenza di riempire il vuoto legislativo che regolamenti e stabilisca i modi e i mezzi adeguati di rappresentanza per il popolo dei Cittadini del “ non partito “, di chi rivendica di essere orgogliosamente libero dalle appartenenze partitiche. Certo “orgogliosamente libero!” Tanto più e sempre di più in quanto, in nome della cosiddetta “ governabilità “, sono state alzate di continuo le soglie di sbarramento e rafforzata la blindatura dell’èlite politica che è ora a tutti gli effetti, un totalitarismo bipolare. Un sistema/regime unico e coeso, privo di minoranze legalmente rappresentate, comunemente descritto come un qualcosa che cammina con due gambe: dove quello che non riesce a imporre la destra, riesce ad ottenere la sinistra, in una presunta alternanza dove i protagonisti falsamente antagonisti si auto legittimano a vicenda. E così via, esempi a non finire. I modelli anglosassone e statunitense culturalmente imposti dai potenti del pianeta, stanno andando per la maggiore indifferentemente al fatto che in quei Paesi il fenomeno dell’astensione sia a livelli record. Qualcuno ci dica cosa c’è di democratico in una corsa elettorale che costa centinaia di milioni di dollari per la poltrona di sindaco di una grande città!. E ci spieghi anche come sia eticamente sostenibile questo sperpero di denaro, mentre nello stesso momento miliardi di persone non riescono a soddisfare neppure i bisogni primari. Quanti comuni cittadini possono fare altrettanto? A chi ci dice “ tutti “, rispondiamo che certo tutti quelli che sono in grado di farsi prestare da qualcun altro alcune centinaia di milioni di dollari. Il bilancio di un qualunque Paese a economia povera spesi per un’egualitaria (!?) e democratica (!?) e libera (!?) corsa alla poltrona di politico importante. Cosa rende democratica una corsa elettorale che mobilita lobby e multinazionali e quali sono gli interessi prioritari che questo candidato confezionato su misura e gusti della maggioranza, una volta eletto andrà a difendere? Chiediamoci perché una ricca fondazione emanata da una qualsiasi impresa economica debba regalare milioni di dollari a Tizio per farlo diventare Presidente! Cosa si aspetta il marketing della politica da questo “ investimento “? C’è il legittimo sospetto che vi siano più verità taciute e nascoste che dichiarate e palesi e che questa sbandierata e osannata corsa elettorale presunta democratica, sia in realtà una semplice corsa agli acquisti, dove vince chi ha più denaro da spendere per imporre il proprio candidato. Questa formula sicuramente involutiva della democrazia, produce una sorta di “ nazional - democrazia “, un fascismo di nuova generazione, il cui fine dichiarato è appunto la governabilità a tutti i costi. Governabilità chiesta a gran voce dal potere economico finanziario consolidato che ha bisogno di una pace sociale relativa per continuare a far affari e godersi i privilegi. . Porre al centro dell’attenzione politica e sociale la “governabilità” e non per esempio la redistribuzione del reddito alle fasce sociali più deboli, oppure la sacrosanta battaglia contro i vergognosi privilegi di certe classi sociali, o la realizzazione di un meccanismo anche tecnologico per allargare la partecipazione democratica e l’auto-governo, o qualche altro scopo altrettanto nobile e doveroso, sposta tutti i parametri valutativi della vita intera della società, verso ben precise posizioni . Orientare una collettività nazionale ed internazionale verso la“ governabilità “ e la “ sicurezza”, utilizzare questi totem per raggiungere lo stesso concetto posto come fine, innesca un meccanismo diabolico a cui vengono tranquillamente immolati valori evidentemente ormai fuori moda: ad esempio la libertà e il confronto democratico reale, la pluralità, la partecipazione attiva, la critica sociale indipendente, il rispetto culturale, ma anche e soprattutto la giustizia e l’uguaglianza. Che siano i potenti a chiedere la governabilità e la sicurezza, è perlomeno inquietante. Davanti alle telecamere di tutto il mondo appaiono questi personaggi forti, rassicuranti, paterni, che sorridono e salutano con la manina, come il vicino di casa, come maestri elementari davanti ai bambini: benevoli, paciosi, sornioni, all’apparenza domestici e sterilizzati. A noi Cittadini si accontentano di chiedere le solite piccole e futili cose: fiducia, pazienza, sacrifici, flessibilità. Poco più di nulla! E sempre in piccole dosi, ma con un tranquillo e satanico moto perpetuo. In eterno. A chi vanta un “ surplus “ di valore, un primato qualitativo, dichiarando che questi non sono semplicemente i rappresentanti del popolo, ma i “ migliori “ possibili, ebbene i nostri dubbi chiedono a quali pregi e categorie valoriali si faccia riferimento per costruire quell’ opinione. Pur rispettando le idealità e la buona fede di ciascuno, ci permettiamo la libertà di tacere e tenere per noi il giudizio sulle singole persone, limitandoci a esprimere sicuro dissenso circa la loro presunta qualità di casta. Aggiungiamo che a nostro umile parere, essi sono in realtà da considerare nel loro insieme come socialmente pericolosi. A dir il vero, crediamo che sia urgente per l’umanità disinnescare la pericolosità degli attuali vertici politici, di tutto il pianeta. Le bassezze della politica spogliata dell’etica impediscono il fiorire della bellezza nella convivenza umana e anzi ne fanno continuo scempio. E’ triste che l’umanità segua ancora persone che pensano solo ai propri giochi di potere e al proprio privato interesse, è imperdonabile oggi e lo sarà ancor più in futuro seguirle su sentieri pericolosi. Dobbiamo comprendere pienamente il grado di pericolosità di una situazione dove una stessa èlite (attenzione a ciò !) gestisce l’economia, la politica, l’esercito, la giustizia, l’informazione, l’identità culturale di un popolo e specialmente l’egoismo nazionale. Questa èlite con i suoi capricci, e non il popolo, è pericolosa e lo è in modo inversamente proporzionale alla libertà, maturità e capacità dei cittadini di intervenire sulla politica e sulle decisioni. Quanto più il potere è accentrato, tanto più è pericoloso. Noi sappiamo che le soluzioni per i deboli e i poveracci non sono mai tra le priorità dei Palazzi. Il pericolo non viene dai Popoli, ma da chi li comanda. Nessun umano si senta esonerato. Nessuno abbassi gli occhi. Per curare questa democrazia serve una forte iniezione proprio di democrazia. Per questo è importante rinnovare la struttura politica generale a partire dai valori di riferimento, dalle motivazioni personali, dalla metodologia di selezione. Se non usciamo dai meccanismi fin qui utilizzati dalla politica professionistica finalizzati al potere dei pochi, non ne verremo mai a capo. Come per il topolino che corre nella ruota, non dovremmo né uccidere il topolino né distruggere la ruota, ma semplicemente dissociarli: portare il topolino fuori dalla ruota. Così per la politica: sarà utile dissociarla dal meccanismo del professionismo e farla correre fuori dal trappolone dei partiti.
BACHECAPrecisazioni riguardo al copyrightChiunque voglia utilizzare materiale originale di questo sito lo può liberamente fare a patto di segnalarne la fonte: www.democraziaincludente.it " La democrazia non sarà mai niente di più che un sistema di governo mediocre, volendo essere generosi; l'unica cosa che si può sostenere a suo favore è che è circa otto volte migliore di qualsiasi altro metodo mai tentato finora dalla razza umana." Robert Anson Heinlein - 1985 BACHECA SITO IN ALLESTIMENTO ( Disclaimer: Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato in modo casuale e non periodico, non può pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.) " Le idee non valgono per se stesse, ma per l'azione che svolgono sulla sorte degli uomini." Francesco Saverio Merlino - 9 marzo 1897 GIUGNO 2011: INVITIAMO GLI AMICI Di "GRECIA" A SCRIVERCI ALL'INDIRIZZO MAIL ! indirizzo mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Accettiamo articoli e contributi vari sulle diverse forme di partecipazione democratica nei vari sistemi. Possibili, ma non obbligati progetti a medio termine: - preparazione versione inglese (cerchiamo volontari) - monitoraggio ed elaborazione dati relativi ad eventi elettorali provenienti da tutto il pianeta; - preparazione di un blog dedicato ( Governopopolare italiano) - preparazione di uno spazio su Facebook - gruppi - " Liste della Quota Diretta". - costituzione di un movimento per il diritto alla rappresentanza per gli apartitici.(Facebook) - costituzione di una Costituente Femminile e di Liste di Tutte Donne. (Facebook) - costituzione di un movimento "NoPartito" (Facebook)
Siti amici: www.retecivicaitaliana.it www.retedeicittadini.it www.democraticidiretti.it www.movimenticivici.org (Sicilia) www.piudemocrazia.it www.cittadinidirovereto.it www.comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com http://marcoturco.jimdo.com Segnaliamo il grande impegno dell'amico Paolo Michelotto dei Democratici Diretti e la sua attività di divulgatore di idee, testi e documenti sulla democrazia diretta e sugli strumenti per attuarla al meglio. Lo ringraziamo per la disponibilità a fornire a questo sito materiale molto interessante in modo assolutamente gratuito. Scarica il libro "Democrazia dei Cittadini" che parla degli esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano nel mondo: Altri libri sulla Democrazia Diretta, scaricabili gratis in italiano: Vivere meglio con più democrazia - A.A.V.V. http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/vivere-meglio-con-più-democrazia.pdf Guida alla democrazia diretta - Iri Institute http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Guida-DD.pdf Democrazia Diretta - Verhulst Nijeboer http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/democrazia_diretta_it.pdf 13 motivi per togliere il quorum dai referendum
varie " La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia “. Jacques Maritain 1943 "Party?" ..no grazie!" - 2002 Elezioni Parlamento USA astensione 54% - In molte città USA i Sindaci vengono eletti spesso con percentuali di votanti sotto la percentuale del 15% - 2003 Elezioni Legislative Messico, astensione 68,32% - 2003 Elezioni Parlamento Svizzero, astensione 54,56% -14 marzo 2010 Francia: elezioni regionali astensione dal voto di chi in un primo momento si era già iscritto manifestando volontà di votare: primo turno : 53,6% secondo turno : 49% -28 marzo 2010 Italia: elezioni amministrative regionali (parziali) :astensione dal voto: 35,20% -25 aprile 2010 Austria: elezioni presidenziali: Astensione dal voto 50,87 % -25 aprile 2010 Ungheria: elezioni politiche - secondo turno: astensione 52% -6 maggio 2010 Regno Unito: elezioni politiche - astensione 35% -5 giugno 2011 Portogallo: elezioni politiche - astensione 42% -23 ottobre 2011 Svizzera : elezioni politiche Consiglio Nazionale - astensione 50,9 % N.B.: alle percentuali di astenuti vanno sommate le schede nulle e quelle bianche! Nel sito del Ministero degli Interni, è possibile consultare tutti gli statuti dei comuni e delle province italiane: e anche i risultati di tutte le consultazioni elettorali e referendarie: http://ministero.interno.it Internet e Democrazia. Qualcuno con toni entusiastici afferma che: “ Internet è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per cambiare il mondo!” Non saremo certo noi a smentirlo, però non ci sentiamo nella certezza di poterlo sostenere a spada tratta anche perchè ci vien da porre una domanda conseguente:“ Per cambiare..in meglio o in peggio!?” A dir il vero, se guardiamo per esempio ad un altro caso tecnologico di importanza cruciale, ed esattamente a quanto è accaduto con l'invenzione della stampa da parte di Gutenberg nel 1450, con la semplificazione a produrre libri, con l'aumento dei libri e delle copie disponibili, con la maggiore espansione della capacità di leggere, con la conseguente “educazione” di massa – e correlata omologazione alla cultura dominante -, la diffusione del pensiero scientifico, la capacità di valutazione delle politiche di governo e la possibilità perfino della democrazia, dovremmo infine essere ottimisti anche per Internet. Ma qualcuno si chiede invece se Internet non sia un mezzo totalmente pervasivo finalizzato a rubare ogni residuo spazio originale di autocoscienza individuale, la “ spallata finale “che apre la porta al Grande Fratello della Verità Unica. Possiamo concordare che se le risposte ai nostri problemi, o ad una buona parte di essi, non possono che arrivare dalla scienza e dalla tecnologia, dobbiamo però anche essere consapevoli che, pur con le migliori intenzioni, ci sono e ci saranno probabili effetti collaterali indesiderabili dovuti all'uomo che gestisce quelle stesse scienza e tecnologia. Ciò detto, per tornare ai nuovi media e alla loro applicazione a quanto ci interessa, siamo proprio sicuri che essi siano sicuramente orientati e destinati ad essere strumenti di democrazia? Questo della democrazia elettronica potrebbe essere solo un mito creato ad arte per soddisfare quelle legittime aspettativeindividuali di controllo sulla propria vita nella comunità, per dare una parvenza di maggiore capacità di accedere alle decisioni politiche, di monitorarle e anche di censurarle.. Panacèa aleatoria per bisogni che restano crudamente disattesi nel mondo reale.. Certo la comunità virtuale con il suo discutere, emancipa il senso democratico oltre il semplice “ delegare “, però la sua capacità di rimodellare conseguentemente la politica ed il corpo politico non è altrettanto efficace ed anzi, secondo quanto indicano alcuni studi “ ..si accentua la struttura della disuguaglianza politica nella democrazia di massa”. E allora: Internet è veramente un mezzo favorevole alla democrazia? E' in grado di emancipare politicamente un sistema democratico, e se sì..verso quale direzione? Il potenziale della Rete pone grandi interrogativi sul rapporto tra Cittadini e Potere, tra elettori ed eletti, tra partecipazione e nuove opportunità, tra delega e democrazia diretta, tra decentramento della comunicazione politica in quote non più solo di consumo, ma ora anche di produzione di messaggi: tutti noi diventiamo autori. Se guardiamo a quanto sono stati determinanti i nuovi media ed Internet nelle campagne elettorali di Obama negli USA e di Dilma Rousseff in Brasile, non possiamo che concordare che il loro ruolo e le soluzioni che prospettano sono di sicuro più efficaci e di dimensioni più ampie di qualunque altro media del passato. Questo sarebbe un vantaggio per tutti a patto che i punti di partenza fossero uguali e che i risultati ottenuti andassero a beneficio di tutti..ma questo non è! Gli esiti pratici ottenuti da queste tecnologie della comunicazione sono per ora molto a favore dei “ già potenti in partenza” e restano comunque ambigui e da monitorare con attenzione da parte dei Cittadini democratici. Internet è un alleato, ma può anche essere un nemico. Per ora la domanda resta aperta. Fin dagli anni '80 c'è stata tutta una serie di argomentazioni sulla possibilità di Internet di colmare le lacune tra Democrazia Rappresentativa e Democrazia Diretta e dei molti risvolti applicativi della Rete alla vita democratica. Esiste una notevole bibliografia a proposito della E-Democracy, della Teledemocrazia, sulle Comunità virtuali, sulla Democrazia Deliberativa e sugli esperimenti condotti già a quell'epoca nelle Università americane. ( Becker & Scarce - Barber B.R. - S.A.Smith – Noveck – Habermas – Coleman & Gotze- Jaron Lanier ). Questo è un argomento così interessante che dovremo riprenderlo e considerarlo in molte altre occasioni ed approfondimenti. ONU o non ONU? ..This is a question! Guardando ai buoni propositi, agli ideali, alle speranze che i popoli della Terra nutrivano nei confronti di quel nuovo organismo, per la prima volta planetario, che sul finire della seconda guerra mondiale venne ideato e poi fondato col nome di “ Società delle Nazioni “e poi trasformato in “Organizzazione delle Nazioni Unite” e che doveva essere la soluzione più razionale, pacifica ed efficace di ogni conflitto tra i popoli, balza agli occhi il suo penoso fallimento. Quell’Arca dell’Alleanza che volando sopra le Nazioni, avrebbe dovuto armonizzare le loro esistenze, eliminare le guerre, dirimere i conflitti, alleviare i problemi della fame, delle malattie, della povertà, produrre un mondo nuovo e la pace universale, ci rendiamo conto che non è mai decollata. Quel sogno è stato tradito, qualcosa si è inceppato, la macchina volante non si è mai staccata dal suolo. Viene da chiedersi se il progetto prevedesse veramente una macchina volante dato che non si sono viste ali, nessun motore, niente rotori e turbine, nessun pilota capace, niente carburante e propellente, senza pista di decollo e atterraggio, senza programmi e rotte da seguire, senza poteri reali, ininfluente sugli equilibri, sulle economie, sulle politiche, in una parola “inutile “( almeno nell’ottica dei poveri del pianeta). Quello che nei propositi avrebbe dovuto essere uno splendido e fiero oggetto volante, fin dal suo varo si rivela invece un carrozzone pesante, immobile e pigro, carico di notabili, burocrati d’alto bordo, rampolli in cerca di un posticino al sole, diplomatici di lungo corso e in dirittura d’arrivo, infiltrati delle lobby multinazionali. Altro che decollo, neanche il Genio di Aladino col suo tappeto volante potrà mai sollevare dal suolo una simile baracca. Il grave è che le carenze di questa sovrastruttura non sono transitorie, patologie e mancanze curabili con qualche rimedio; a ben vedere queste limitazioni sono contestuali al progetto originario, fisiologiche e costitutive, scientemente programmate e coerentemente ben mantenute. Questo Organismo non può che essere ciò che è, perché così è stato voluto secondo una visione non tanto nel senso del liberalismo ottimista di Kant, quanto di una distorta concezione del liberalismo della potenza dove solo pochi hanno diritto di decidere lasciando agli altri la misera possibilità di accodarsi: sbilanciato, non egualitario, non democratico, non etico, non condiviso, non autosufficiente, non determinante, non riconosciuto nella sua universalità , lottizzato a millimetri, cieco sordo muto legato e troppo ..troppo distratto! Come può l’umanità riconoscersi, e tanto meno in futuro, in questo apparato d’èlite, emanazione di alcune potenze planetarie e loro proiezione sovra-nazionale, a cui gli altri partecipanti portano una presenza da misere comparse ? Ed in più, i dieci milioni di innocenti ed incolpevoli agnellini umani che ogni anno – che moltiplicati per gli anni di vita dell’O.N.U. fanno una cifra apocalittica! – muoiono su questo pianeta e non chissà dove, di fame e denutrizione, e gli altri undici milioni che muoiono di malattie banali come la dissenteria, parte di quell’olocausto immane ed infame che si vuol mantenere nei fatti, ebbene essi ed i loro straziati e disperati genitori come possono identificarsi, amare, credere e rispettare le Nazioni e le loro Organizzazioni?! A dirla tutta, lo sbilanciamento del pianeta ha trovato nell’ONU , non un avversario, ma un alleato: non semplicemente inutile, ma dannoso! La funzionalità dell’ONU paravento nel consentire il consolidamento dei poteri forti e gli interessi dei pochi, alla luce dei dati odierni è palese e non opinabile. E quando dico “dati “ uso una parola fredda e asettica che stride fortemente con la sostanza di riferimento, visto che in realtà mi riferisco alle guerre, al loro proliferare programmato dalla geo-politica delle grandi potenze economiche e politiche, ai genocidi prodotti dai neo-virus, le migrazioni volute dalle varie compagnie estrattive, la sete e la fame di continenti interi, la nuova schiavitù, l’oppressione sistematica di popoli interi da regimi autoritari, para-militari, totalitari, e la condizione dei poveri del mondo, delle donne, dei bambini, degli anziani. E la grande vergognosa mistificazione culturale che pone l’attenzione mondiale a cose irrisorie ed inconsistenti, formali e fini a se stesse, anziché muovere le coscienze a risolvere drammi e problemi. In una situazione d’insieme di realpolitik dipendente direttamente dalla potenza militare che ogni Nazione riesce a possedere per soddisfare la megalotimia della classe sociale dei padroni, abbiamo il settore della guerra con i suoi vari collegati e indotti sempre florido, produttivo(sic!), in espansione, abbinato alla fame necessaria, funzionale e programmata di almeno un miliardo di persone. Al settore della guerra fa infatti da degna compare/comare anche un’agricoltura orientata pesantemente alla produzione di cibo, granaglie e foraggi destinati - oltre che a produrre carburanti alternativi al petrolio - per l' alimentazione animale, pur sapendo che questo passaggio dalle proteine vegetali a quelle animali implica una perdita netta energetica e nutrizionale di circa il 90 %. " Non c'è cosa concettualmente più ripugnante nell'Universo che considerare una creatura a peso!" ( GZ531621 ) Dov’è il buon senso e la buona educazione alimentare che ci vogliono globalmente carnivori, dove sono i medici, gli insegnanti, i capi religiosi, gli intellettuali, i nutrizionisti, gli scienziati, gli economisti, che dovrebbero mostrarci i danni psichici, culturali, spirituali, fisici, etici, energetici, di una così pessima abitudine dettata nell’oggi tutt’altro che dalla necessità? " Mangiar carne non fa male solo perchè non è la nostra!" ( GZ 531621) Oltre 10 milioni di bambini muoiono di fame ogni anno perché il loro cibo viene usato per allevare polli e vitelli da bistecche. E altri 11 milioni sempre di bambini ogni anno muoiono di malattie stupide come la dissenteria perché la loro acqua pulita viene bevuta da miliardi di animali allevati per la carne. (Non voglio toccare in questa sede il vasto argomento della responsabilità umana verso le altre specie, perché credo che se non troviamo motivi sufficienti almeno alla responsabilizzazione verso i nostri simili, tanto meno li troveremo verso quelli che ci ostiniamo a considerare “ altri “: ciò non toglie che dalla tragica, immonda e sanguinolenta vicenda ne usciamo assolti, anzi!) Ebbene penso sia l’ora che gli uomini, tutti, abbiano il coraggio delle proprie azioni e che finalmente si riconoscano come perno, soggetto attivo della storia di questo Pianeta, senza nascondersi dietro le facciate degli Stati e delle Nazioni. L’identità umana universale, assoluta, planetaria e cosmica, l’essere vivente, la vita nel suo manifestarsi, nel suo evolvere sul pianeta e nel cosmo, non gli Stati, non le Nazioni! Stati, Nazioni, in futuro nulla più che vuoti a perdere! L’Organismo mondiale che auspichiamo non potrà che essere realizzazione di una nuova identità umana, cosmopolita, universale, integra, planetaria, libera, se ci piace possiamo chiamarla perfino “ globale “o inventarci una nuova parola e dovrà difendere a partire dalle implicazioni economiche l'interesse generale del sistema pianeta e della biosfera. Ed inoltre dobbiamo ben definire che cosa intendiamo per “ governabilità mondiale “. Dobbiamo identificare le priorità a partire sempre e solo dalle creature e non dagli Stati e dalle Nazioni, nè tanto meno dagli interessi delle multinazionali del saccheggio che hanno nel Wto, nella Banca Mondiale e nel Fmi istituzioni anti-democratiche che le sostengono in spregio totale al diritto dei popoli ad una economia democratica e rispettosa dell'ambiente e delle sue risorse.
Stiamo assistendo a qualcosa che è oltre le previsioni degli intellettuali, oltre ogni possibile programmazione dei singoli; un cataclisma che sulla scìa e al traino della globalizzazione economica, sconvolge anche assetti culturali ed identitari di popoli ed individui. Il turbinìo, la frequenza, il ritmo, l’accelerazione degli eventi ci portano di continuo una sensazione di pericolo ed instabilità e la nostra condizione ci appare sempre più precaria ed irrilevante. Tutto ci appare irreversibile e fatalmente obbligato. Una certezza sconsolata e disillusa si fa sempre più largo dentro gli uomini: non dai potenti perennemente gaudenti arriveranno le soluzioni! Siamo obbligati a capire pienamente che le soluzioni devono essere cercate e trovate tra gli uomini con uno spirito di universalismo contestuale e critico che recuperi quel diritto all'auto-determinazione che ci è stato rubato. Il nuovo Organismo Globale dovrà essere autorevole per come verrà costituito, per le modalità di operare e per le finalità che vorrà raggiungere. Il sogno per una prima volta è stato brutalmente impallinato, ma non è morto. Ciascuno trovi responsabilmente in sé i motivi per contribuire al nuovo tentativo.
Per quel che riguarda l'informazione, possiamo brevemente dire che in generale qualunque sistema complesso si trovi nella necessità di organizzarsi in un nuovo possibile equilibrio, con una visione globale e sistemica, deve necessariamente avere ben presenti tutti i dati del contesto, tutte le informazioni sull'interdipendenza, tutte le possibili variabili e connessioni, senza esclusioni, e da là partire per l’elaborazione aggiornata. Se vogliamo, possiamo paragonare la struttura sociale ad un sistema complesso, un sistema di sistemi, e considerare ogni cittadino - e riguardo alla intera famiglia dei viventi, perfino ogni creatura anche se " muta "- come trasmettitore e ricevitore di dati, di bisogni e diritti: ai fini dei risultati, qui è impensabile creare “buchi” e barriere con " esclusioni". Ne consegue che nella struttura sociale ideale , - e nel sistema biologico complessivo - la comunicazione deve essere più libera e completa possibile, in modo che i dati anche dell’ultimo associato e dell'ultima cellula giungano a formare il corpo delle informazioni da considerare e trattare. Una società libera e democratica è perfetta per questo scopo: le informazioni sono libere e “ pesano “ in modo potenzialmente eguale. L'informazione, il flusso e la circolazione dei dati e degli input, ha un ruolo primario in qualunque democrazia dato che ad essa è affidato il compito di fornire ai Cittadini l'insieme di nozioni che serve loro per formarsi un giudizio consapevole sull'operato dei governanti e quindi di esprimere successivo e conseguente consenso o dissenso. La realtà dei fatti, la più oggettiva possibile, non distorta né manipolata, dovrebbe giungere all'opinione pubblica secondo “ modalità e media “ non controllati né dai politici né dai loro finanziatori più o meno occulti. L'informazione dovrà essere liberata definitivamente dal controllo politico a partire da quella normalmente considerata di “ servizio pubblico “, la quale dovrà anche essere libera da sostegni economici privati di qualunque tipo, nelle varie forme che il marketing pubblicitario riesce a proporre, proprio per essere libera anche da quelle innumerevoli lobby di pressione interessate a condizionarla. E' necessario sviluppare una rete di libera circolazione delle informazioni che non sia funzionale al "produrre consenso al potere" ed indipendente dagli interessi del mercato globale ( che per sua natura tende ad appropriarsene monopolisticamente per lucrarci sopra indifferentemente dalla sostenibilità etica e sociale e anche da quella dell'ecosistema). Solo da questa premessa è possibile prevedere elaborazioni e risposte soddisfacenti.
Le Liste Partecipate. Nella scia storica del Civismo e delle “ Liste Civiche “ fortemente radicate nel territorio e legate alle personalità con ruoli di grande esperienza che esso sa esprimere, ma anche con l'intento di avvicinare alla politica Cittadini che non si riconoscono nei Partiti centralizzati, sono stati tentati esperimenti che allargassero al di fuori del tradizionale ambito municipale quelle potenzialità. Certo non tutte le iniziative passate sotto il nome di “Lista Civica” sono nate con finalità nobili e una certa parte ha avuto scopi prevalentemente strategici o di disturbo all'interno delle varie competizioni elettorali, oppure sono state estremizzate dal punto di vista della personalizzazione, rendendole di fatto “ cosa privata “ di qualcuno in particolare, ma hanno avuto comunque il merito di attivare Cittadini che diversamente non avrebbero mai tentato nulla. Portare la carica innovativa delle Liste Civiche oltre la staccionata comunale è sembrato interessante e condivisibile un po' ovunque. Uno dei filoni più interessanti e numericamente rilevante è quello portato avanti da vari Movimenti che in nome della democrazia diretta, o meglio in vista di un allargamento della partecipazione alla società civile non partitica, hanno utilizzato il metodo della “ Lista Partecipata “. La Lista Partecipata associa persone libere dalle ideologie e dall'appartenenza partitica o perlomeno disposte ad accantonarle, in prospettiva di accordi programmatici finalizzati a scopi comuni. Questo, anche nel caso sia già esistente nel gruppo iniziale una leadership abbastanza forte ed omogenea nelle volontà, non è per niente facile. Si parte quindi con la richiesta associativa di uniformarsi ed omologarsi agli obiettivi individuati dalla maggioranza e quindi è probabile che qualche problema e qualche scontento ci possano essere, anche perchè dire “interessi comuni “ significa proporre una lettura non solo dell'esistente, ma anche del probabile e del possibile, nonché di tutte le variabili di merito e di percorso, impossibili da delineare con largo anticipo. In effetti la differenziazione individuale trova poco spazio in un contesto che massimizza gli interessi e li trasforma in obiettivo unico della maggioranza e che anzi si configura come specifico strumento che il gruppo utilizza per perseguire scopi proposti e condivisi dalla sua maggioranza. Questo “modello” non è interessato ad affrontare il problema reale della inclusione della differenziazione individuale nella struttura della rappresentanza, come se ciò non fosse di sua pertinenza: confondendo individualismo con individualità, esso preferisce imporre a maggioranza scopi comuni piuttosto che includere il diritto individuale al decidere liberamente nel merito e nel contesto. Realizza in sè una sorta di totalitarismo della maggioranza di gruppo, potenzialmente pericoloso se applicato su larga scala alla gerarchia dei valori ed alla psicologia d'insieme: il diritto a decidere liberamente e direttamente anche nel livello rappresentativo viene ad essere subordinato ad un presunto interesse comune che si pretende come assoluto e qualitativamente prioritario. E c'è da dire che in questo il nucleo storico della Lista ha funzioni similari a quelle della segreteria di partito e che la maggioranza interna che esso gestisce si impone anche nella rappresentanza. In effetti l'obiettivo indicato come prioritario dal gruppo di riferimento della Lista ha il sopravvento su tutto e di conseguenza colui che va ad essere il Delegato Rappresentante dovrebbe essere subordinato alle volontà della Lista, risultando nei fatti – ma forse più nelle dichiarazioni d'intenti preliminari che nella successiva operatività pratica - un portavoce con le mani legate che concretizza una delega che qui si vuole descrivere come strumento “cibernetico“ di democrazia diretta. Infatti, in fase di accordi preliminari, a colui che potrà essere il Rappresentante, viene chiesto di sottoscrivere un impegno ad agire secondo le direttive, gli scopi e i valori della Lista, secondo un vincolo e degli obblighi che “nominalmente” mettono la maggioranza della Lista – in realtà il soggetto è il nucleo fondatore - nella posizione del decidere e lui in quella di strumento, sottomesso anche al vincolo della revoca della rappresentanza in caso di inadeguatezza. Revoca che nella operatività quotidiana diventa strumento di controllo in mano non tanto al singolo Elettore che assai difficilmente vi può ricorrere, ma al nucleo storico della Lista che lo può usare in modo discrezionale non solo contro determinate scelte politiche assunte dal Rappresentante, ma perfino contro la sua persona. Si vuole ufficialmente ignorare che esiste sempre un margine di libertà operativa non vincolabile preventivamente ad un programma esaustivo che preveda ogni possibile ambito di decisione, anche alla luce della possibilità di votare secondo coscienza in uno scrutinio segreto e quindi fuori dal controllo esterno, dato che non sempre accettiamo di essere dei semplici portavoce. Come capisce bene e sottolinea l'Articolo 67 della Costituzione Italiana ( e corrispondenti nelle varie Costituzioni internazionali)" il membro del Parlamento..esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato." Appunto in ossequio non formale alla sua libertà personale. Alla fine esiste la concreta probabilità che tutto questo controllare ed essere controllati logori tutti : sia il delegante/Cittadino che di fronte ad un voto a scrutinio segreto non ha certezze sull'operato del suo rappresentante/Eletto, ma anche in condizioni di trattative trasversali e di lobby non rilevabili dall'esterno, sia il delegato/Eletto dato che la dignità della sua libertà di scelta sottoposta alla possibilità di revoca del mandato da parte di elettori insoddisfatti e gestori della Lista, risulta sotto attacco costante. Controllori e controllati possono entro breve risultare antagonisti e l'iniziale spirito fondante della Lista Partecipata andare alle ortiche. Il pessimismo critico e la sfiducia nei confronti del sistema dei partiti, non può essere sostituito da un sistema dove l'insieme della Lista è titolare di ogni decisione e dove i professionisti partitici vengono sostituiti dai professionisti di Lista, accentrati nel nucleo storico e di certo ideologicamente caratterizzato e orientato. Non vediamo alcun salto qualitativo nel cercare consenso alle proprie posizioni senza permettere al dissenso individuale, o anche alla sacrosanta differenziazione, uno sbocco diretto reale. A ben vedere è sempre il nocciolo duro fondatore della Lista Partecipata ad assumere la rappresentanza; in linea purtroppo con la filosofia della democrazia dei gruppi e delle parti e non con quella degli individui e del sistema. C'è qui una notevole discrepanza non solo formale tra la dichiarata volontà di accogliere Cittadini liberi dalle ideologie, purchè dotati di coscienza e giudizio,- e non è cosa da poco - con l'intenzione di valorizzarli impiegandoli nella partecipazione democratica diretta e poi, viceversa, strutturare tutto l'accordo preventivo e la prassi operativa, in modo da ridurre costoro una volta eletti, a strumento dei deleganti che sono alla fin fine da identificare nel gruppo fondatore, gestore e qualitativamente orientatore della Lista stessa. In definitiva con la morte prematura della osannata capacità di scelta, della libertà, della maturità di un singolo che ha cercato, appunto fuori dagli schemi dei dictat di partito, una possibilità di esprimere direttamente il suo sacrosanto pensiero individuale. Credo si debba ormai comprendere che l'Individuo Cittadino chiede rispetto alla sua differenziazione non solo ai partiti, ma anche a tutte quelle chiese ideologiche che tendono a condizionarlo, non solo alle segreterie e alle caste dei partiti, ma anche ai gruppi di opinione, alle maggioranze e perfino alle elitès delle Liste Partecipate.. La scelta che la Lista Partecipata opera di esercitare il “controllo” si dovrebbe fermare davanti alla condizione straordinaria che mette per una volta un qualunque Cittadino di fronte alla possibilità di fare una scelta in modo consapevole, responsabile, maturo e soprattutto non mediato: appunto “ Diretto “ ! Con questo modello la qualità della partecipazione democratica non si sposta di un solo millimetro: personalizzazione, accentramento e verticalizzazione, finalizzate all'auto-preservazione professionistica non vengono minimamente messe in discussione: vengono solo trasferite fuori dall'ambito tradizionale del sistema dei partiti, ma non fuori dalla logica della selezione “ elettiva” tanto cara ai potenti di ogni tipo e dalla concezione di “politica” come possibilità di affermazione personale. Alla fine di tutti i discorsi possibili, ciò che conta in politica è il “potere di decidere” e la sua distribuzione indifferentemente dall'oggetto e dagli scopi dichiarati, siano essi genericamente ideologici o pragmatici, siano essi filtrati dai Partiti o dalla Lista Partecipata. Con la Lista Partecipata il possesso del diritto al decidere di pochi risulta intaccato. Il sistema si conferma ancora nelle mani dei gruppi e dei pochi. Il singolo Cittadino e la sua libertà devono ancora attendere. Esperienze ed esperimenti di Democrazia Partecipata contemporanea.
La nuova sensibilità democratica cerca strade nuove per effermarsi. I Cittadini chiedono sempre maggiore partecipazione diretta e per questo sono disponibili a tentare esperimenti anche inusuali e innovativi, come quelli delle Liste Partecipate, ma anche quelli dei Bilanci Partecipativi, dei Dèbat Public, dei Sondaggi Deliberativi.
Per le Liste Partecipate rimandiamo alla voce specifica.
Le famose “ porte aperte “ vengono invece attraversate quando non siamo più in presenza di auto-selezione ( leggi da un lato auto-esclusione ) , ma di Sorteggio, ed infatti i
In ultima analisi questi apprezzabili tentativi, queste timide aperture alla partecipazione diretta non riescono a dare risposte soddisfacenti perchè ciascuno risulta carente in qualcosa; il loro limite è costituito dal fatto che essi non intaccano lo schema di potere del sistema, ma si costituiscono come semplici supporti di struttura.
Creatività al lavoro. (Più democrazia più soluzioni)
In perfetta coerenza con questi scopi e come possibile risposta risolutiva, segnaliamo a titolo di esempio della filosofia delle comunità locali, il modello di governo locale democratico, tratto dal sito Questo interessante modello “socio-politico” si caratterizza per tre linee guida semplici:
Le considerazioni da fare in proposito sono molte e di segno diverso e ciascuno è libero di farle dopo aver visitato il sito: L'Autore è tra l' altro molto disponibile al confronto finalizzato al perfezionamento del progetto e gradisce scambiare riflessioni e suggerimenti migliorativi.
Estratto dal confronto con Marco: sua affermazione basilare: “la denominazione di Comunità Locale è opportuno darla ai singoli quartieri o rioni in quanto sono parti sociali con proprie identità e numericamente più a misura del cittadino in cui ogni singolo può meglio riconoscersi e riconoscere il proprio"gruppo naturale". Questa di seguito è una delle mie considerazioni a proposito della stessa teoria delle Comunità Locali:
Pur condividendo che decentrare il potere decisionale e connetterlo intimamente col territorio porta maggior controllo democratico e vicinanza ai bisogni reali, sinceramente lascerei perdere questo“riconoscere il proprio gruppo naturale” come premessa o giustificazione alla partecipazione democratica: su questo preferisco mantenere qualche margine di incertezza. Ho infatti l'impressione che in questo mondo ormai globalizzato sia azzardato fare riferimenti ad ipotetiche affiliazioni al “gruppo naturale” :nell'epoca della mobilità generalizzata e di grandi e frequenti spostamenti individuali e di massa, parlare di stabilità anche per il livello fisico diventa poco attendibile. Per quel che concerne poi agli aspetti psichici e culturali direi che qui è ormai impossibile ipotizzare di riconoscersi psicologicamente in un “gruppo naturale”, in quanto, sia il bisogno di affermare uno spazio individuale sentito come minimo sufficiente non disponibile a terzi, sia la legittima aspirazione alla libertà di autodeterminarsi rispetto al senso di identità, sono universalmente sentiti. La differenziazione esistenziale tra soggetti ci porta ad un vero bisogno di autonomia psicologica proprio dal gruppo, e non necessariamente per un senso di superiorità o contrapposizione, ma per difendere ed affermare una sensibilità unica ed originale che frequenta e si relaziona non tanto con quello che tu indichi come“il proprio gruppo naturale“più o meno geo-centrico, o etno- centrico, ma che invece si rapporta e relaziona con “simili per attitudine “ si può quasi dire sparsi nell'Universo (!). E questa prima riflessione non punta a demolire la filosofia del “ gruppo naturale “ base della successiva codifica della CL, ma solo per darti motivo di ulteriore riflessione circa il fatto che lo stesso alla fine dei giochi potrebbe risultare poco “ naturale”, e invece molto “ artificiale e artificioso”. Per alcuni è già difficile sentirsi parte di questo Pianeta, figuriamoci di un “gruppo naturale” costruito sulla carta. Ma questo è probabilmente un falso problema che per ora possiamo lasciar perdere.
Andiamo avanti a considerare la tua proposta di “estromettere i Partiti dalle istituzioni”, la qual cosa è lodevolissima per individui liberi da appartenenza partitica, come siamo noi,..un po' meno per tutti coloro che democraticamente in pieno diritto ci credono,.. e poi resta il nocciolo della questione: o mi dici come riesci a produrre questo risultato oppure tutto quello che si basa su questa premessa, ci casca nel vuoto. I partiti fanno le Leggi, e quella è l'ultima delle Leggi che essi avranno mai intenzione di promulgare. Ma anche questo potrebbe essere un falso problema qualora “ non fossero più solo loro a fare le Leggi” .
-Per venire poi allo schema dove proponi la scala delle competenze di “ chi elegge chi”, molto condivisibile perfino da un criticone come me, tranne che in un dettaglio che hai trascurato e che non è di poco conto: in una situazione ipotetica che prevede l'assenza dei partiti, insieme con i partiti non saranno spariti anche gli interessi che li sostengono, le classi sociali, il potere economico accentrato, le lobbies, gli affaristi, la diseguaglianza sociale, i gruppi contrapposti, che prima ancora di essere il frutto, sono i genitori dei partiti e che, con i potenti mezzi di cui dispongono, potranno sempre e comunque continuare a condizionare molto pesantemente le candidature particolari funzionali a politiche prettamente di parte. In assenza di un metodo di selezione della candidatura “diverso” da quello “elettivo”, costoro arriveranno comunque al loro obiettivo: impadronirsi del potere legislativo e del ruolo di identità dominante e di riferimento, utile poi in qualunque successiva e conseguente rivendicazione di ruolo nel sistema. Essi faranno le loro campagne elettorali “elettive”anche senza partiti, ma con fiumi di denaro a disposizione da buttare nei media e nella propaganda per fare eleggere i “ loro “ candidati. Partiti o non partiti..Rete o non rete.. E questo invece è un vero problema da cui è possibile cominciare ad uscire solo utilizzando un metodo di selezione della “rappresentanza democratica” che non usa il famigerato metodo elettivo. Ogni ipotesi di cambiamento reale a mio parere non può che partire da qui. E questo è quanto..
Alla fine di tutto il confronto quello che rimane a mio avviso è la necessità di elaborare un metodo per individuare coloro che vanno a decidere per gli altri che sia diverso da quello elettivo e che possa progressivamente e pacificamente sostituirlo.
Democrazia liquida e diretta.
Non potendo accontentarci di un semplice restyling di quella politica finora usata per rendere stabile un sistema sociale che avrebbe in sè scarso diritto intrinseco di esserlo, abbiamo il dovere di individuare il come. Il sistema gestionale democratico necessita da un lato di una struttura amministrativa - burocratica stabile ed efficiente - con lavoratori da garantire nei loro diritti e a cui chiedere leale dedizione - e dall'altro di una altrettanto stabile struttura decisionale / politica dove a nostro parere va invece contrastata la tendenza a trasformare l'incarico di rappresentanza democratica, in “ lavoro stabile” per presunti professionisti politici: questa struttura decisionale dovrebbe risultare in se stessa certamente stabile, efficiente, credibile, ma internamente dovrebbe risultare fluida e con un veloce ricambio dei componenti. La nostra democrazia dei mandati elettorali di lunga durata, al contrario è permanentemente ingessata e bloccata sul “ possesso” del diritto a decidere, ormai privatizzato e personalizzato da pochi individui diventati essi stessi “ la struttura ” - sempre in ritardo sui tempi sociali - , al punto da risultare inamovibili: mandato dopo mandato. Anche in vista di quello che sarà il prossimo passo strategico di cui si farà carico il potere costituito e cioè di spostare il consenso ormai perso dalla credibilità dei partiti e delle ideologie di massa a quelli che per ora possiamo definire i " Competenti ". Il prossimo fascismo avrà la faccia telegenica dei grandi imprenditori, dei managers di successo, intellettuali conformi e di successo mediatico, scienziati votati al Mercato, e anche uomini e donne di spettacolo e di comunicazione, accreditati dai media del potere attraverso carriere brillanti perennemente pubblicizzate come in una campagna elettorale permanente, in cui nessun altro competitore avrà reali possibilità di vincere. Costoro entreranno nelle case dei Cittadini che saranno presi per mano ed accompagnati ad eleggerli come fosse lo sbocco democratico più naturale. Questo fascismo sarà così sottile ed accattivante che pochi individui riusciranno a percepire razionalmente l'ingiustizia che lo sostiene. E' necessario rimuovere questi blocchi monolitici e rendere la democrazia fluida e quanto più possibile " contemporanea " attraverso un processo di inclusione che preveda una dinamica ed una permeabilità nuove, inizialmente con mandati di breve durata e spersonalizzati, finalizzati a permettere una sempre maggiore partecipazione egualitaria e diretta: questo sarà possibile solo attraverso un parallelo metodo di selezione diverso ed alternativo a quello elettivo. Limitare i tempi della delega porterà una grande e varia ricchezza di apporti innovativi, con un flusso incessante di esperienze individuali diversificate che rivitalizzeranno il sistema intero, rendendolo più ricettivo e ma anche reattivo agli stimoli del tempo reale, Pur non essendo ancora una democrazia diretta, dovrebbe tendere ad assomigliarle sempre di più. Il diritto del singolo a decidere direttamente nel merito non può essere subordinato al giudizio di terzi, nè al consenso di eventuali elettori chiamati a valutare poi che cosa(? la persona ? il programma ? le promesse ? l'esperienza ? la credibilità ? l'onestà degli intenti e la fedeltà agli stessi? la capacità di comprensione ? la laboriosità ?), e neppure a qualunque procedura aprioristica di preselezione discriminatoria. Le oggettive difficoltà ad operare e realizzare una democratica democrazia diretta, non possono legittimare nè la rinuncia alla responsabilità ed al diritto del decidere in prima persona, da parte della massa dei Cittadini, nè la pretesa aristocratica e oligopolica di far proprio il diritto stabile a decidere per e sopra tutti, da parte di alcuni. Neppure in nome di un risibile criterio di " elettività "che pretende di valutare non la qualità delle potenziali decisioni di merito, ma già il diritto stesso di esprimerle: alcuni possono altri non possono! E questo è intrinsecamente illegittimo ed ingiusto. Come esemplari umani, come individui, come Cittadini, siamo stanchi di delegare e subire perennemente le volontà altrui e chiediamo non di modificare le modalità del delegare e neppure la possibilità di candidarsi per rappresentare altri a cui in partenza " dovremmo piacere", ma chiediamo uno spazio per rappresentare finalmente " noi stessi" in nome del nostro diritto esistenziale prima ancora che civile e politico. Per noi stessi chiediamo appunto il modo, la via per esercitare in modo egualitario e condiviso proprio questo diritto alla democrazia diretta. Affermiamo che un insieme sociale può definirsi democratico quando la funzione decisionale compete a tutti i soci in modo egualitario e che quindi la consultazione ottimale è quella "diretta" e non mediata. Affermiamo anche che quando per motivi di funzionalità quotidiana l'insieme dei soci voglia dotarsi di una struttura decisionale ridotta attraverso la delega, questa stessa struttura sia comunque subordinata nei suoi poteri e competenze alla volontà della totalità dell'insieme. Inoltre è bene chiarire che per il principio dell'uguaglianza del diritto, questa struttura decisionale deve essere accessibile fattualmente a tutti i Soci alla stessa maniera e per periodi di tempo uguali, in modo che si realizzi un flusso libero e con velocità costante: in questo modo il potere decisionale viene liberato dai personalismi e dalle personalizzazioni, per assumere le caratteristiche della collegialità collaborativa. Il diritto-dovere del partecipare all'autodeterminazione responsabile diventa ad un certo punto "includente" quando si realizza il coinvolgimento nei processi decisionali di tutti, adeguando la taratura della tempistica del flusso di "passaggio" all'interno della struttura in questione. Solo partendo da una situazione di democrazia includente e quindi con l'apporto totale delle sensibilità, problemi, aspettative, soluzioni le più varie, sarà possibile realizzare una società umana orientata all'armonizzazione intelligente. Se guardiamo alla situazione contemporanea il cambiamento che si prospetta è a dir poco palingenetico. Ma questo è lo scopo, alla faccia dei sapientoni di ogni tipo dentro o fuori dai partiti, ed in gloria alla nostra dignità! Sarà anche poco, ma pur sempre una bella mezz'ora!
Ridurre nella loro durata temporale i mandati di rappresentanza democratica sarà anche un notevole ostacolo per coloro che volessero esercitare sui "decisori" pressioni improprie sotto il profilo della legalità: non avere garanzie sulla durata di un referente politico da “ addolcire” inibisce molto qualunque tentativo in proposito. Certo questo non risolve in blocco il problema della corruzione politica, ma almeno renderà la cosa molto meno sistemica ed estremamente più difficoltosa ed occasionale.
Analisi. " Voi che intendendo il terzo ciel movete " ( Dante )
Possibile visione d'insieme. Premettiamo che il concetto di “realtà” è qualcosa di assolutamente unico e soggettivo, diverso per ciascuno di noi, in quanto è la risultante di una elaborazione soggettiva creativa e progressiva che non ha mai fine e legata indissolubilmente allo stadio evolutivo della mente individuale. Ciò che ognuno considera come reale, è la sintesi, da una parte della lettura soggettiva di ciò che è considerato il mondo, frutto della cultura in cui ciascuno si ritrova normalmente per percorso evolutivo individuale e nascita e dall'altra da una serie di relazioni con l'ambiente che ci è contemporaneo, ma anche con la originale capacità di interiorizzare i fenomeni. Ne deriva che ogni lettura della realtà è relativa al soggetto che vi si applica, per cui anche quella che qui di seguito viene umilmente proposta è solo una tra le possibili, in quanto anch'essa selettiva e contestuale a quella porzione di relativo a cui per vicinanza sensoriale il proponente è ora maggiormente esposto. " Sono nato cieco e al buio, posso solo scavare per trovare la luce." ( A.Jodorowsky dal film " El Topo" ). Ecco quindi che ogni essere vivente – e considero un essere vivente primariamente come “flusso di idee” come diceva P.R.Sarkar - è un universo unico ed irripetibile nella sua singolarità e che qualunque interpretazione soggettiva, sia di tipo razionalistico-riduttivo, sia analogico-olistico, non riesce a far combaciare ciò che “ E' “ con ciò che si “pensa” esso sia. ..A meno che il soggetto in questione non sia in grado di trascendere i limiti della dualità, per pervenire a quella “ Unione “ con ciò che E', con la realtà ultima tanto cara alla spiritualità di ogni tempo. Noi non realizzati che ci ritroviamo a dibatterci nella dualità e a vivere cicli di esistenze molto comuni in ciò che conosciamo come relativo, abbiamo comunque una sensazione di realtà come di un “ Unicum “ molto complesso, dinamico, interconnesso, e non solo in quegli stadi che comunemente chiamiamo materia, ma anche come dimostra la fisica più recente, in quelli più sottili, energetici e di relazione anche immateriale. Come sostiene qualcuno la fitta rete di intrecci energetici pluridimensionali che è propria dell'Esistente, sfuma in una pura Coscienza a cui ciascuno di noi viventi è connesso fin da prima di venire alla luce. Di più, molte tradizioni mistiche e spirituali affermano che la realtà è una proiezione mentale dell' Essere e quindi essa stessa Essere. Idea che anche pensatori non prettamente mistici hanno condiviso. Lo stesso Albert Einstein disse all'incirca: " Spazio e tempo non sono condizioni in cui viviamo, ma modi in cui pensiamo." Sembra quindi avvalorata la nostra percezione di realtà come di un Intero che a noi, figli della ragione occidentale a tutti i costi, per ora non è dato cogliere nella sua totalità, ma solo nei dettagli della percezione relativa: fermo restando che il nostro approccio con ciò che esiste dovrebbe essere improntato come minimo ad un atteggiamento di " rispetto indifferenziato " , ogni altra considerazione analitica sui particolari, risulta in un secondo momento conseguentemente degna di considerazione razionale. Ma non scoraggiamoci e per non farci mancare nulla, partiamo alla grande e quindi sullo stile di " Odissea nello spazio "consideriamo con la nostra analisi almeno l'intero sistema solare in cui ci troviamo e che percepiamo come " nostro ". "Sistema" appunto, costituito da corpi celesti in relazione di interdipendenza, certamente mossi da un lato da forze meccaniche tendenti per natura fisica alla dissoluzione entropica, ma dall'altro mantenuto aggregato e stabile nello spazio da una forza di influenza non ben conosciuta che comunemente chiamiamo " forza di gravità ". Questo Sistema è dunque in una magica situazione di stallo dinamico e delicato e la Terra in esso si trova all'interno di forze vettoriali che tendono sia alla convergenza che alla divergenza, in un processo di relazioni di interdipendenza dove tutto è collegato a tutto, non solo da forze prettamente meccaniche. E su questo palcoscenico in divenire, unico ed irripetibile nel "qui ed ora", complesso ed interconnesso a partire dai livelli del sub-atomico, l'attore protagonista è proprio l' Uomo: punto d'incontro di quelle convergenze e divergenze del divenire più sottili, delle cause e delle finalità, della determinazione fisica e della libertà di coscienza, " unità olografica che contiene in sè la matrice dell'informazione totale del Sistema in cui è incluso" come l'ha definita il professor Enrico Cheli in un suo bel saggio ( Olismo - La scienza del futuro - Xenia Edizioni 2010), forse unico elemento parzialmente indeterminato e libero. E' facile capire come sia incredibile il ruolo giocato in questa " Divina Commedia " per dirla con Dante, dalla libertà di espressione della coscienza umana non vincolata dalle cause meccaniche e non obbligata dalle finalità, ma spinta ad una sempre maggiore " empatia " ed interazione con tutta la realtà. La partita dell'evoluzione qualitativa di questo sistema solare e di questo pianeta, si gioca proprio nella mente dell'essere umano. Anzi, per uno strano gioco, i termini della vicenda sembrano ribaltarsi in una strana inversione: la creatura è all'interno del sistema, ma sembra che il sistema si metta nelle mani della creatura alla quale rivela leggi e segreti che potenzialmente le conferiscono il potere sul sistema stesso. Ricordiamo che i veri antagonisti nel sistema sono mantenimento dell'energia e dissoluzione, sintropia ed entropia, vita e morte e che in questo laboratorio esiste una creatura che è dotata di libertà di scelta e che la libertà porta in sè la possibilità dell'errore. Per farla breve, possiamo affermare che la conoscenza e la tecnologia dell'oggi è già in grado di modificare gli equilibri del pianeta a partire da quelli demografici e biologici e che l'eventuale scelta sbagliata può avere conseguenze considerate" irreversibili " secondo il significato che le attribuisce il "II° Principio della Termodinamica", e cioè fuori dalla possibilità di mettervi rimedio insita nella natura. Da un certo grado di danno in avanti, nè la natura nè l'uomo possono riportare la situazione all'equilibrio sufficiente e necessario al sistema per evolversi o anche solo per sopravvivere. E, a rischio di far ridere qualcuno, mi sento di affermare che tra le possibilità del futuro, la tecnologia del domani avrà il potere di modificare anche gli equilibri fisici ed energetici del sistema solare dove, facciamo presente, niente e nessuno è completamente in posizione di autosufficienza. Ecco quindi, che possiamo fare una prima considerazione circa l'importanza di scelte fatte o non fatte, sul futuro che non può che essere comune e della necessaria visione d'insieme che per ora consideri la compatibilità dell'essere umano all'interno del sistema biosfera terrestre. A dirla con le parole di Ulrich Beck , servono " Nuove filosofie politiche per la nuova Conditio Humana del rischio globale " dove " nulla di ciò che accade è un evento soltanto locale" e che il nuovo punto di partenza " è che il compito principale è la preoccupazione per il tutto." In realtà ogni essere vivente e sulla Terra l'uomo in particolare, agisce nell'ambiente grazie alla mente che è il vero fulcro della sua libertà e capacità di interagire: produrre, manipolare, gestire, coordinare, indirizzare le idee e le conoscenze, consente quella capacità di intervento che comunemente chiamiamo " potere ". Tra gli uomini ci sono individui che in questo riescono meglio, grazie alla forza psicologica, all'astuzia, alla spregiudicatezza, all'intuito, alla dialettica, ma anche per dirla malamente soprattutto alla monetizzazione e mercificazione di tutto e tutti. Costoro riescono ad asservire ai propri scopi non solo l'ambiente, ma anche gli uomini: essi godono nell'accumulare privilegi e appunto altro potere, ben oltre le loro necessità e indifferentemente dal benessere degli altri. Questo è il nocciolo della questione: non è più possibile lasciare nelle mani di questi individui rapaci che pensano solo a se stessi, al proprio tornaconto spicciolo e immediato, ai propri affari e privilegi, quella che sia la direzione da prendere, gli indirizzi di sviluppo, le scelte corrette, le dinamiche del pianeta intero, i valori e i paradigmi mentali di riferimento. Non approviamo che chi più ha, più decide. I tempi cambiano e la democrazia di oggi guarda a quella del futuro che dovrà essere congrua alla sensibilità e ai progetti della nuova società che sta nascendo. Servono quindi nuove filosofie politiche che traccino le linee guida per il mondo di domani a cui tutti - e non penso solo agli umani- siamo chiamati a partecipare. A questa partita planetaria, - e non è retorica - a questo nuovo gioco inaspettato, senza maestri nè esempi da seguire, sono schierati nella stessa metà campo tutti gli uomini e tutte le creature realmente esistenti e potenzialmente nel futuro. Di là, nell'altra metà campo, non c'è alcun vivente. In questa partita vittoria o sconfitta ci vedranno tutti dalla stessa parte. Forse saremo messi nella condizione di dover accettare che la creatura umana, per quanto preziosa, non è il perno dell'Universo e che quel baratro che si immaginava lontano, in realtà è dietro l'angolo, magari come dicono alcuni, semplicemente dietro una minima modifica dell'inclinazione dell'asse terrestre, solo pochissimi gradi. Più che sufficienti a cambiare tutto. Magari dovuta allo scioglimento dei ghiacci polari e alla redistribuzione di quelle masse, allo spostamento o inversione dei poli. Oppure al dispiegamento della tecnologia moderna, di quegli arsenali termonucleari e bio-chimici così alla moda. E ritrovarci a scivolare in una grande ed unica buca piena di cadaveri e in una nuova preistoria a combattere gli effetti collaterali degli effetti collaterali degli effetti collaterali.. Ma prima ancora che il futuro incerto, deve essere l'oggi con tutte le sue profonde ingiustizie e i suoi drammi a spingerci all'azione. I milioni di bambini, donne ed anziani che muoiono di fame in ogni anno di questo oggi, quelli che muoiono di malattie stupide in ogni anno di questo oggi, quelli che muoiono di guerre d'armi e di economia in ogni anno di questo oggi, e che non sono un " fenomeno naturale " dovuto ad una ragione superiore, nè ad una ragione imperscrutabile. Queste creature - umani e non umani, del sottosuolo, del suolo, dell'aria e dell'acqua - prima ancora che al futuro, hanno diritto all'oggi! Il loro grido muto, perchè taciuto e negato, straziante ed inascoltato, si alza in ogni singolo istante di questo oggi. Questa vergogna umilia tutti gli uomini senzienti passati, presenti e futuri. Non avremo mai lacrime e tempo sufficienti per chiedere il loro perdono. La loro sorte non è legata al nulla cosmico, ma alla diretta responsabilità di uomini con nomi e cognomi, alle loro volontà e/o negligenze colpevoli, a cause sempre riconducibili a pratiche economiche e politiche che buttano i deboli di ogni specie al macello sacrificale, in cambio di luridi interessi e soprattutto all'omertà generale incentivata oltre ogni limite. Questa situazione non è più tollerabile. Non c'è alternativa: o tutti noi controlliamo " loro ", oppure "loro" faranno di noi tutti qualunque cosa indegna! Questo si chiama " appello per l'assunzione di responsabilità generalizzata" e significa rompere il concetto e l'abitudine culturale, peraltro molto spinta nella storia dalle classi dominanti sulle subordinate, che " decidere " sia cosa che non compete tutti, in quanto la priorità va solo a certi singoli individui. Come se esistesse una gerarchia di vite preordinata. In realtà nella mente collettiva dei molti è stato indotto per secoli il senso di inferiorità ad una tale profondità e intensità, da diventare costitutivo e fisiologico: come un riflesso condizionato imposto per millenni, l'abitudine alla sottomissione e alla de-responsabilizzazione sono state il nucleo e il fine dell'educazione umana, civica e politica. Religioni in testa hanno abituato le moltitudini a porre fuori di sè l'ambito delle decisioni, perfino del governo del sè e la costruzione della propria personalità, a permettere ad altri di mettervi mano, a stabilire un valore alla verticalità e alla gerarchia, cominciando con " diopatriafamigliaclanazienda" e finendo con capo partito e a far considerare giusta, perchè "naturale" come la differenziazione delle capacità, anche la differenza gerarchica dei diritti. Ad inculcare fin nell'ultima e remota sinapsi del cervello che l'obbedienza a certi uomini è dovuta. La freschezza e la preziosa singolarità di miliardi di menti sono state soffocate dalla piallatura criminale dell'omologazione obbligatoria sottoposta al ricatto del bisogno primario e alle paure indotte dalla violenza. La cultura del potere ha da sempre previsto per le moltitudini la sudditanza psicologica e l'abitudine alla beata accettazione dello stato delle cose, una sorta di tranquillità morale incosciente, da eterni bambini , massicciamente aiutati a lasciar andare, dove la " delega"viene proposta come assolutoria, onesta, morale, pulita e perfino comoda. " I Cittadini sono come bambini di undici anni!" ha proclamato qualcuno per giustificare la propria dittatura ..dimenticando bellamente di dire che sarà anche vero che la qualità di un sistema" democratico" dipende dalla qualità dei suoi Cittadini, ma è anche altrettanto vero che la qualità dei Cittadini dipende dalla qualità del sistema che a sua volta, può migliorarli e avvicinarli alla responsabilizzazione diretta, oppure viceversa allontanarli, isolarli e renderli sudditi succubi e impotenti. In effetti, per il potere economico consolidato è più semplice e facile controllare direttamente poche persone ai vertici di partiti, sindacati e istituzioni che moltitudini di individui liberi nel decidere: la democrazia rappresentativa liberale e il "sistema dei partiti"sono perfettamente funzionali a questo controllo-manipolazione degli individui: qui il consenso non viene semplicemente raccolto, ma viene letteralmente costruito " solo " sulle esigenze dei potenti e poi imposto. Ribaltare questa abitudine mentale socialmente consolidata, radicata e somatizzata negli individui, non è cosa da poco, tanto più che un quotidiano, pressante, complesso ed articolato sistema culturale, educativo, mediatico ed economico spinge verso l'altra direzione. Risulta difficile svegliare le coscienze dei molti ai quali è perfino concessa - bontà loro!- una ridicola e residuale consapevolezza "consentita" e che, perfino nel loro rapporto più profondo con la totalità dell'Essere, subiscono mediazioni di terzi assolutamente improprie e non richieste. ..Ma "difficile" non è " impossibile". Ecco quindi che in un contesto mentale e applicato, dove il potere costituito prevede " l'omologazione mentale dei molti " al fine del controllo e dello sfruttamento da parte dei pochi, il messaggio per la sopravvivenza di ciò che chiamiamo persona umana, diventa far pensare le teste e cominciare la partita sul campo della mente globale, creando possibilità culturali ad alta differenziazione, stabilire alternative di libera e democratica comunicazione e informazione, produrre categorie mentali innovative e spiazzanti, per frantumare le idee dominanti ed assumere responsabilità dirette nel definire lo schema di pensiero di riferimento. " Non so cosa sono, ma non voglio che essere quello!" (GZ531621) E' necessario proporre alternative reali e perfino irreali alla volontà e alla strategia del Pensiero Unico che pretende di dettare dall'alto, l'ordine del giorno, l'agenda, gli argomenti, gli interventi autorizzati, le soluzioni e portarlo a giocare giochi non previsti su terreni inusuali, fuori dalle sue frequenze e per risultati non imbrigliati a contesti certi. In questo, i ruoli dell'opinione pubblica e del giornalismo responsabile sono fondamentali. " Mi alleno seriamente a restare impreparato!" (GZ531621) Ora è certo che la nostra società della economia liberale-capitalistica, dalle forti contraddizioni e contrapposizioni sociali, dove pochi ricchi hanno tutto a partire dal proprio tempo, con energie e spazi mentali svincolati dai bisogni primari, con possibilità economiche e di rapporto personale soddisfacenti, liberi di dedicarsi a ciò che gli interessa e quindi in grado di occupare posizioni sociali e politiche di livello, c'è in controparte una moltitudine di poveri che tira a campare tra mille difficoltà quotidiane, incapace di sollevarsi dai bisogni primari, quella che non ha mezzi economici, tempo ed energie da distogliere da questa incessante lotta, per dedicarli alla partecipazione politica attiva, per farsi sentire in costose campagne elettorali, per acquistare adeguati spazi mediatici e quindi muta, perchè privata anche dei mezzi culturali idonei alla consapevolezza reattiva, a tutti questi che non sanno costruirsi un partito o privi di padrini illustri per entrare prepotentemente in uno già costituito, ebbene a tutti costoro si dice almeno di “tifare “ o meglio tecnicamente di "votare". E quando costoro nicchiano volendo sottrarsi almeno alla beffa, li si liquida bellamente come “astensione fisiologica ”, endemica come la malaria di certe zone. E ci si preoccupa di metterli sotto il tappeto, lontano dagli occhi. Guardiamo ai risultati di questa imperfetta democrazia liberale, rendiamoci conto che di questa “liberale” corsa alla rappresentanza politica si avvantaggiano in modo esagerato le classi sociali già forti in partenza: basta guardare ai membri dei parlamenti per rendersi conto che essi rappresentano il potere consolidato economico- finanziario, la grande industria, il commercio, il mondo delle professioni, dei grandi manager pubblici, dei baroni della cultura e della scienza (pochi), della informazione e dello spettacolo milionario, della religione istituzionalizzata, dei sindacati asserviti ad essi. Tutto questo ci rende chiaro come il sistema sia funzionale, ben programmato e sodale per mantenere e consolidare nelle mani di pochi, tutto il potere e tutti i privilegi. Il sistema culturale, i dogmi, le pressioni, le mode, l'informazione di questo potere mostrano una finta democrazia, dove una finta libertà permette una finta partecipazione, frutto di una finta maturità e consapevolezza, dato che in fondo ci vogliono finti Cittadini. Astenersi dal votarli è qualcosa più che disinteresse ( vedi in Articoli : Astensione..). Tanto più che questa scelta accomuna individui attenti, bene informati, consapevoli e maturi nella loro coscienza civica : elettori che ormai non si riconoscono più nei partiti e che scelgono di volta in volta “ se “ e per chi votare..e spesso appunto decidono legittimamente di non votare. Qui astenersi significa delegittimare politicamente l'inganno e la truffa! Alzare poi la soglia di sbarramento, ha di fatto escluso dalla rappresentanza tutto ciò che non è omologabile ai gruppi dominanti e che nella sua peculiare identità potrebbe in sé anche venir considerato frazione minimale e residuale, ma che in realtà nel suo “insieme ” è così consistente e significativo da superare nei numeri quello che è il primo partito!..e che in certe occasioni può risultare maggioranza assoluta! In una situazione nominalmente "liberale " dove le parti liberalmente si confrontano, ma che nei fatti è rimasta " monopolio" di minoranze elitarie , lo spirito libertario, per istinto e per costituzione genetica, si sente a disagio e cerca quelle soluzioni antagoniste e competitive che possano riaprire alla possibilità e uscire dalla stagnazione. La situazione presente ci vede bloccati a partire dal livello teorico culturale, sul dogma dell'appartenenza obbligata al partito e sul professionismo politico come unico accesso alla partecipazione politica reale, da cui a strascico il conseguente monopolio dei partiti su tutta la vita democratica e sulla cosa pubblica. Il “ potere “ da contrastare non è il generico “ potere di decidere “, ma questo specifico accentramento di potere dove pochi decidono non per la maggioranza, ma sopra la maggioranza. Dovremmo cercare di impedire che una parte della società, gruppi particolari o addirittura singoli, abbiano la possibilità di legiferare per propri interessi specifici. Tanto più se a farlo sono soggetti già potenti in partenza. Per dirla con una frase di Winstanley: "Questi potenti vogliono per sè la libertà di essere padroni degli altri!" Aggiungo io, “ ad ogni costo!..dato che essi non pagano mai!" La realtà espressa da questo concetto dovrà essere combattuta. Basti considerare che le linee portanti della società feudale, - "C - sub 11/pre-atomica" - (classificazione sistemi sociali GZ531621) - compositamente oligarchica, con ristrette classi di signorotti e nobili da una parte, privilegiate e al governo, in contrapposizione alla grande - numericamente - massa di servi di vario genere, sottomessi e senza diritti dall’altra, è stata trasferita tutta, ed è ancora concretamente realizzata, nelle società odierne che ci ostiniamo a definire democratiche. Quella impostazione, dei pochi sopra i molti, si è riversata tale e quale nelle attuali democrazie liberali: sempre i pochi privilegiati a comandare e i molti svantaggiati a subire . Il moderno Stato Democratico dovrebbe essere ben altro che una organizzazione auto-legittimante, finalizzata al continuativo furto nei confronti di popolazioni intere attraverso sottili e collaudati metodi di fiscalità e prelievo di ricchezza. Purtroppo, nonostante le dichiarazioni d’intenti circa la libertà e l’uguale possibilità per tutti di partecipare alla vita economica e politica, che dovrebbero essere le caratteristiche delle democrazie moderne, questo non si è realizzato. Il progetto democratico dove è previsto che la maggioranza decide per tutti, si è andato concretizzando nel suo esatto opposto, attraverso l’affermazione di gerarchie assolutamente improprie, i pochi decidono “ per e sopra “ i molti. Come questo sia stato possibile è oggetto di studi e riflessione di grandi e sopraffini cervelli. Quale sia stata l’impostura intellettuale di base che ha permesso quest’accadimento, affascina le migliori menti contemporanee. Sono state prodotte teorie sottilissime a riguardo e ce n’è per tutti i gusti. Alcuni cinicamente concordano nell’affermare che il peccato originale che ha permesso questa deriva, stia nel fatto che il potere economico ha semplicemente comprato la politica, corrompendola. Secondo questa visione verosimile il potere economico avrebbe conformato da sempre la politica democratica ai propri desideri, costruendola fin dall’inizio a propria immagine e somiglianza, usando un mezzo semplice ed efficace: il non banale denaro – “sterco del demonio“ per dirla con le parole di Massimo Fini - capace di trasformare anche un poveraccio in un membro agguerrito della casta di potere. E allora andiamo a vedere quali sono le caratteristiche del potere economico che possiamo poi ritrovare in questa “ democrazia paravento” ad esso funzionale. Guardando con occhio semplice vediamo che il potere economico è primariamente verticale, unilaterale nelle scelte, blindato e così esclusivo da risultare invisibile - ed escludente per chi ne è fuori - con ambizioni verticiste e non collaborative. Tale e quale è stata costruita la “sua “ democrazia della potenza impositiva e non collaborativa. Pochi decidono, alcuni tifano, molti pagano. Invertendo l’ordine di apparizione: Molti pagano, alcuni tifano, pochi decidono. Il diritto alla partecipazione democratica e paritaria, è stato malamente barattato con la cartastraccia del “ votare “ qualcun altro, stabilendo il meccanismo della delega di rappresentanza elettiva attraverso i partiti, la qual cosa rispecchia perfettamente i valori non dell’intera comunità, ma solo di chi in essa detiene già il potere economico e decisionale: è chiaro che il sistema economico ha creato un sistema gemello nella politica. Torna il principio medievale che "non tutti possono decidere". E così come Marlon Brando in “ Quemada!” sosteneva che “La prostituta per vari motivi è più economica della moglie e parimenti l'operaio è più economico dello schiavo!, così viene da dire che lo Stato fintamente democratico è più conveniente del Regno-Feudo, ovviamente dal punto di vista di chi ha già il potere. La libertà democratica di arrangiarsi ciascuno a modo proprio, è qui tutta a vantaggio dei soliti ricchi che usano gli altri finchè ne vale la pena e poi se ne liberano,- questo è forse il significato più reale di liberismo - scaricandoli – è brutto perfino da dire - come sacchi di rifiuti. Società ingiusta vuole politica ingiusta, società verticale proietta struttura politica verticale, società dei pochi vuole democrazia dei pochi, società dei ricchi crea oligarchia e plutocrazia, società piramidale vuole politica piramidale, società dei soliti si aggrega in democrazia dei soliti, società padrona dei media trasmette politica spettacolo, società delle menzogne spaccia politica delle patacche, società violenta impone le sue regole col sopruso. Qui le classi politiche dirigenti sono selezionate in base al loro giurarsi a questa causa e non ad altre, ricordiamolo bene perfino di fronte alle loro umanissime e ispirate poetiche (!), alle loro mani sudate e alle loro cravatte allentate come telecamera comanda; cialtroneria e spocchia al massimo livello dove le rare eccezioni confermano la regola generale. Questi individui, professionisti della politica solo perché disposti a corrompersi a vita per il profumo della già citata ” merda del diaol” -versione dialettale-, avviene all’interno dei partiti con trame oscure e losche, tra veleni e coltelli, in una sarabanda di pupi e pupari. Privi di qualunque carisma personale - in barba a Max Weber - essi ricevono scarsa legittimazione tra i cittadini e sono sopportati e subiti solo in quanto faccia-maschera dell’apparato statale . L’occupazione millimetrica dello Stato da parte di questi politicanti, porta infatti nel quotidiano a far convivere nella stessa persona, sia il rappresentante dello Stato sia l’uomo di parte. Il sistema dei partiti è maestro nel creare molta apparente differenziazione e altrettanto illusoria libertà di scelta millantando democrazia. Il vero potere rimane celato agli occhi e alle orecchie dei molti che invece sono letteralmente ubriacati dalle risse, dagli scontri, dagli scandali, dalle vicende pubbliche e private di queste marionette vestite da politici, intercambiabili nella funzione. Molto fumo, moltissimo fumo. E dietro questa cortina, la struttura vera del potere economico continua a perpetuarsi, consolidarsi ed espandersi. Decennio dopo decennio. Continente dopo continente. Nel teatro della politica cambiano ruoli e dettagli formali in continuazione, la diade conservatrice e progressista, destra- sinistra, fluttua di volta in volta su programmi, dove tutti si scamiciano e corrono alle barricate col solo scopo di proporre una decente coreografia al nulla. Il tutto in un tira e molla, in una baraonda propagandistica di chiacchiere, dove la sostanza vera non è mai intaccata. Abbiamo ormai tutti chiaro che la dialettica politica dei due opposti, non implica un reale dualismo nella sostanza e che essi non sono veri opposti, ma al più alterni e distinti nelle sfumature. Gemelli un po’ diversi dove l'opposizione di turno gareggia nell'adeguarsi e attendere. Tutto è risolto nel ballo grottesco della forma e del cambio di vestiti. In questa scena i partiti-comitati d’affari e tutto il loro carrozzone al seguito, sguazzano nella sistematica violazione della legalità, delle istituzioni, nel clientelismo, nell’ostinazione perversa di umiliare la libertà e la dignità dei cittadini. E’ la corsa sfrenata al saccheggio della cosa pubblica: in ossequio al codice deontologico del riempirsi le tasche oltre ogni decenza. La devianza elevata a sistema. In questa finzione allucinata e fantastica, il regista- potere non è neppure percepito come esistente, tanto meno messo in discussione. La sua area vitale è zona franca intangibile. L'arroccamento sicuro a difesa del privilegio intoccabile nei secoli dei secoli. In quest’ottica, il sistema dei partiti e della democrazia ( fintamente ) rappresentativa, vanto delle società avanzate, risponde perfettamente all’uopo: crea divisioni e falsi nemici, incanala le richieste e le contrappone, si appropria del diritto legislativo, esclude chi non si omologa, verticalizza ulteriormente la società, addormenta e appiattisce il malcontento, emargina, banalizza o criminalizza gli oppositori, confonde obiettivi e verità, compatta con le strategie della paura contro nemici veri e supposti. In democrazia è difficile distinguere ciò che è forma da ciò che è sostanza. Qui la democrazia passa in secondo piano sia nella forma che nella sostanza. In questa deriva la democrazia è vuota. Il gioco delle ombre. Lettera per Bukowski, libertario duro e puro. Caro amico, rispondo alla tua lettera che hai introdotto con la citazione ad effetto del romantico e cinico Bukowski: " La differenza tra una Democrazia e una Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono gli ordini; in una Dittatura non c'è bisogno di sprecare tempo andando a votare!" e dove poi hai proseguito affermando che : " Una società non può essere "democratica" e "libertaria" o è l'una o è l'altra, perchè un libertario non impone a "maggioranza" niente a nessuno." Per quel che riguarda l'aforisma di Bukowski mi limito a commentare che vi trovo in realtà molta rassegnazione individualista, forse di comodo aristocratico, un nichilismo formale che potrebbe nascondere molta voglia di rivoluzione reale..ma potrei sbagliarmi. Resta il fatto che una affermazione del genere non sposta minimamente il livello qualitativo della situazione: infatti azzera qualunque prospettiva.. Ma veniamo a Noi non qualunquisti e alla tua affermazione personale sulla presunta incompatibilità tra “democrazia e libertarismo”,e qui ti chiedo scusa, ma non riesco a trovare alcuna dicotomia tra questi due concetti ed anzi li trovo molto compatibili, direi perfino “complementari”. Per quel che riguarda questo tuo pensiero io aggiungerei un finale diverso e quindi farei risultare: "..perchè un libertario non impone a "maggioranza" niente a nessuno - ...nuovo finale - ..finchè non è obbligato dalla situazione in sè!" E mi spiego meglio. Senza voler scomodare i massimi sistemi e quindi senza tirare in ballo la termodinamica, l'entropia, la dissipazione, la retro-causalità, il pianeta come unicum interconnesso a vari livelli energetici, la sua relatività spaziale, la sua unicità come occasione però instabile, il discorso “ del battito d'ali della farfalla”ecc.,.. i poteri della tecnologia del disastro,.. possiamo però convenire che un sistema complesso come quello in cui ora – e non un secolo fa – ci troviamo a vivere, ha nel “ darsi delle regole condivise da rispettare",non una, bensì l'unica possibilità di sopravvivenza. Il nostro amico romantico “ libertario duro e puro", deve capire che la sua libertà nel mondo del relativo di oggi, senza più isole incontaminate e praterie infinite dove semplicemente “essere liberi”, con quelli che furono gli spazi aperti di ieri, oggi ormai costellati di Bed & B. , Autogrill e aeroporti, trova il proprio metro di misura e il proprio limite, “ nell'interesse generale di questa convivenza ormai condominiale “cui va data per forza la precedenza. Da cui ne deriva che ci vogliono quelle regole condivise, anche se antipatiche e scomode, che stabiliscano che non si bruciano i boschi, non si inquina l'aria, non si scaricano reflui nocivi nelle falde acquifere, non si buttano immondizie nel mare, non si parcheggia sulle rotaie del treno, non si entra a saccheggiare il frigorifero del vicino in sua assenza, non si abusa sessualmente dei minori, non si rapina l'ufficio postale e nemmeno il pensionato, non si clona il Bancomat al primo che passa, non si buttano bombe democratiche e preventive solo perchè interessati al petrolio che c'è sotto quelle case, non si producono pandemie vere e false per lucrare sui vaccini, non si tiene un intero continente in perenne guerra mentre 11 milioni di bambini ogni anno in quel posto muoiono di fame e altri 11 muoiono per malattie dovute a scarsità di acqua potabile e igiene di base, ecc. ecc. Molte regole " imposte a maggioranza", ma all'atto pratico in parte probabilmente condivise ormai anche dall'amico libertario che ne capisce l'utilità e la finalità. Regole che rendono possibile una convivenza planetaria appunto di tipo ormai “condominiale “ forzata e non scelta liberamente. Regole che vanno di sicuro ampliate, perfezionate, razionalizzate, decise e condivise non dalle èlites che rappresentano i poteri forti del privilegio economico, politico, culturale, ma dalla maggioranza reale dell'umanità, dai comuni Cittadini del mondo, dal comune buonsenso di chi da sempre tira a campare tra problemi e bollette. Anche il nostro amico Bukowski vuole usare acqua pulita per bere e lavarsi.. e quindi va stabilita la regola che nessuno deve scaricare liquami di allevamenti intensivi sopra le falde dove c'è il suo pozzo. Egli per primo sarà disposto a far parte di quella maggioranza che “ impone “ qualcosa a qualcuno per avere acqua pulita, ma non solo. La complessità e varietà delle regole è figlia diretta della complessità del sistema e della realtà in cui ci troviamo e non nascono per soffocare libertà, ma per rendere possibile la vita in comune e permettere una relativa libertà in un mondo fisico e in una biosfera che non sono mai stati limitati e sotto scacco come ora. Credo che il punto della questione sia che le regole vanno prese nell'interesse generale del sistema biologico complessivo e quindi in questa ottica di insieme, utilizzare parametri di razionalità - e per razionalità intendo una specie di etica pragmatica che finalizzi al meglio ogni energia dell'insieme - giustizia, eguaglianza, condivisione, rispetto e tutela. Allo stato delle cose, il sistema è invece gestito da individui che non fanno riferimento a questi valori, ma a quelli del sopruso, del potere ad ogni costo, violenti nei pensieri e nelle azioni, destabilizzatori di ogni naturale legittimo diritto delle creature, mercificatori ad oltranza, capaci di qualunque nefandezza perchè spesso al di fuori di ogni puntuale controllo collettivo e di fattiva capacità d'intervento regolatore: le èlites di potere planetarie hanno oggi ed ancor più in futuro, la tremenda possibilità di causare danni tali che al confronto le guerre del secolo scorso sono pioggerella di marzo! Non per fare del catastrofismo, ma per delineare chiaramente ciò di cui stiamo parlando: i pericoli maggiori non derivano dalle moltitudini di individui comuni, ma dalla drammatica sinergia di scelte sbagliate, fatte o non fatte, da queste persone che "pretendono per sé il diritto di essere padroni degli altri", che controllano tutta la politica, l'esercito, le forze di polizia, la magistratura, l'economia e la finanza, l'informazione, la cultura, la scuola e l'università, i centri di ricerca, la religione, i sindacati, la possibilità di lavoro e i posti direttivi, e soprattutto, la cosa più pericolosa di tutte: l'egoismo nazionale. Le classi politiche nazionali anche formalmente democratiche, per come sono state selezionate, sono tutte funzionali agli scopi di cui sopra e la apparente diversificazione è solo formale e finalizzata a creare apparente possibilità di scelta, in definitiva per coprire goffamente il misfatto contro il diritto comune che si compie ogni volta che essi ci ripetono con la loro arroganza: “ O con noi o siete fuori!” Non giudichiamo le singole persone, che sono semplici componenti della struttura, ma l'insieme del sistema attuale e il suo probabile sviluppo futuro. Il sistema “ a partiti “ serve ad imbrigliare strettamente l'opinione pubblica e neutralizzarla nella fase delle scelte: credo sia urgente trovare i modi per contrastare democraticamente e pacificamente questa realtà. Amico “ libertario “ permettendo. Se la situazione da considerare è quella pessimista che prevede “ due lupi ed un solo agnello”, ebbene credo che per il povero singolo e minoritario agnello, la storia finisca comunque male.. sia nel caso vengano applicati i principi democratici, sia nel caso vengano applicati quelli libertari! Due lupi e un agnello: per l'agnello nessuna possibilità in nessun possibile sistema che non sia totalmente a regime vegetariano! La democrazia applicata può servire solo quando la situazione e le proporzioni siano invece diverse: per esempio quando ci sia un solo lupo e due agnelli. In questo nuovo secondo caso, che trovo più pertinente e corrispondente nei numeri alla situazione in essere sul pianeta, i soliprincipi libertari – o meglio una loro distorsione, ma il discorso è lungo – permetterebbero ancora al lupo, anche se in minoranza, la libertà non solo di cenare con un agnello, ma il giorno dopo di pranzare anche col secondo agnello. I nostri poveri agnelli possono salvarsi il ”c..osciotto” solo nel caso i principi vincolanti da applicare nella situazione, siano quelli dove sono gli stessi agnelli, ora maggioranza, a decidere cosa si mangia a cena..e quindi secondo i principi della democrazia diretta ed inclusiva, unica in grado di difenderli. Purtroppo la situazione attuale è quella di una finta democrazia, dove una minoranza di lupi riesce a mangiare la maggioranza degli agnelli, grazie alla rapina del reale diritto democratico e per assurdo nel nome stesso della democrazia – di cui si sono fatti ormai letteralmente “ proprietari”- ( tanto da poter permettersi di usare categorie e concetti ricavati direttamente dal marketing come “esportare democrazia!” ) Stabilire una democrazia reale, partecipata, egualitaria senza pretendere che essa realizzi i miracoli che a breve salveranno il mondo, può essere probabilmente utile a contrastare lo strapotere di quelli che sono lupi solo perchè altri si sono fatti agnelli. E se è vero che il sistema totale è somma dei singoli, così come la qualità dell'insieme dipende dalla qualità dei particolari, viceversa è anche vero che la qualità dei singoli dipende dalla qualità del sistema: in un circuito che può essere a seconda delle direzioni, o peggiorativo o migliorativo. Migliorare i singoli migliora il sistema e migliorare il sistema migliora i singoli. Quello attuale realizzato nella maggior parte delle democrazie avanzate, è un sistema fortemente peggiorativo della qualità dei Cittadini; basti guardare al livello dei disturbi mentali, all'uso/abuso di droghe, alcool, farmaci vari, all'andamento dei suicidi, alla violenza generalizzata, alla precarietà delle situazioni affettive, lavorative, alle prospettive di felicità, ai disastri ambientali, guerre, stragi, cinismo diffuso, manipolazione delle coscienze, strategia della paura, esclusione e razzismi vari, e chi più ne ha più ne metta. Questo nuovo fascismo lo chiamano Democrazia! Le vere regole democratiche, frutto di sensibilità democratica egualitaria – e per me anche libertaria- in realtà lasciano ad ogni Cittadino la responsabilità del decidere libero e consapevole, insieme agli altri, sui modi di sopravvivere a quelle leggi della giungla che una minoranza di prepotenti vuole continuare a imporre e mantenere. Costoro hanno privatizzato come cosa loro, non solo la cosa pubblica, ma anche ogni reale potere a riguardo dell'esistenza comune, spingendosi perfino nei livelli della vita individuale intima e personale. Il “ potere “ da contrastare non è il generico “ potere di decidere “, ma questo specifico accentramento di potere dove pochi decidono non per la maggioranza, ma sopra la maggioranza. E dove i molti subiscono. Torniamo a noi, ..per quel che riguarda il tuo concetto: “ Per contrastare questa realtà bisogna uscire dal mito delle deleghe.” Sono pienamente d'accordo sul fatto che la democrazia rappresentativa sia un palliativo a ribasso ed anzi l'ammissione del fallimento della tecnica partecipativa democratica, seme di molti disastri attuali. Personalmente sono qui a cercare quel passaggio intermedio che avvicini allo scopo da te enunciato. Serve una specie di rivoluzione concettuale – scusa se uso una parola poco alla moda – che ridefinisca il senso della politica nel suo insieme e del ruolo dei Cittadini in essa, nonché di possibilità innovative di partecipazione allargata al dissenso e alla differenziazione, di decentramento del potere decisionale e della possibilità di chiunque di dare un contributo libero e dignitoso secondo la propria possibilità. Per finire, credo sia utile dire che “ il rispetto dell'altro” è il fondamento di qualunque rapporto che voglia qualificarsi democratico, ugualitario e anche libertario. Chiunque abbia un minimo di empatia con i propri simili e sappia distinguere la differenza tra rispetto e paura, sa che i concetti di democrazia, eguaglianza e libertà, sono le tre facce di uno stesso sentire dove io e tu, se spersonalizzati, sono funzioni di una stessa sostanza. Buttare l'opzione democratica con l'acqua sporca dei partiti farebbe il gioco dei lupi. Certo, mi dici che non spetta a te libertario “ portare la giustizia nel mondo “ e di fronte alla tua scelta io non posso che dimostrare rispetto, ma non condivisione. Da buon “ libertario “ aperto e possibilista, mi consentirai il diritto di sentirmi anch'io tale, in un modo solo un po' diverso dal come lo senti tu e di guardare a scopi un po' diversi dai tuoi. Permettimi quindi di sperare che il mio “ essere libertario “ , diversamente e indifferentemente da te, tenti di portare anche un po' di “ giustizia nel mondo”. In questo mi appello non solo al principio della condivisione, ma anche a quello della differenziazione e del dissenso. Per fortuna non c'è un modo solo per essere “ libertario”, e diversamente sarebbe una contraddizione in termini, specialmente guardando alle finalità individuali. Ciò detto, torniamo al tema. In una situazione bloccata da monopolio, il nostro caro “ libertario” dovrebbe per istinto e per costituzione genetica essere a disagio e spingere per trovare soluzioni antagoniste e competitive che possano riaprire alle possibilità e uscire dalla stagnazione. La situazione culturale esistente ci vede bloccati nel dogma dell'appartenenza obbligata al partito e al professionismo politico, come unico accesso alla partecipazione politica fattiva, da cui a strascico il conseguente monopolio dei partiti su tutta la vita democratica e la cosa pubblica. Io – per carità nudo di qualunque aggettivazione – cerco quel passaggio intermedio che possa scardinare il monopolio in questione e, scusa la stravaganza formale, “aprire al mercato”qualitativo. Cerco infatti di individuare un “prodotto” qualitativamente più appetibile di quanto non sia stato finora il Partito fin qui conosciuto. Qui è dove voglio arrivare. Se il Partito non è un fine, ma solo un mezzo, esiste o no la possibilità di superare qualitativamente questo mezzo che crea tanta insoddisfazione nei Cittadini/ Elettori/Soci/Consumatori ? E dunque, in questa ottica che possiamo volendo definire “ marketing oriented “ che tipo di prodotto culturale e che cosa può rendere obsoleto il Partito e mandarlo gradualmente in pensione? Cosa chiedono e cosa chiederanno i Cittadini democratici, a quali parametri faranno riferimento? E nel cercare di definire questa mission cui ci applichiamo con questo piccolo brainstorming, c'è un target preferenziale cui orientarsi? Questa è la sfida. " La peggior Democrazia è preferibile alla migliore delle Dittature." Grazie e ciao, il tuo amico democratico libertario.
Tratto da : Il Cambiamento Islanda: la rivoluzione silenziosa. L’hanno definita una ‘rivoluzione silenziosa’ quella che ha portato l’Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell’intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione. Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi. L’Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un’eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito. Ma procediamo con ordine. L’Islanda è un’isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell’intera Italia, situato un poco a sud dell’immensa Groenlandia. 15 anni di crescita economica avevano fatto dell’Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di ‘neoliberismo puro’ applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi. Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull’euro – che perse in breve l’85 per cento – non fece altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto. Alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta. Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all’Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano. A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l’unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini. Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento. Per i cittadini d’Islanda era decisamente troppo. Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos’altro invece si riaggiustò. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare. Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere. La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L’Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l’Islanda. In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’). Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito. Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. “Io credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet”. Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni. Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione. Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l’unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti? Fonte: Ilcambiamento.it
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Nazional - Democrazia S.p.A.Nazional-Democrazia S.p.A. Siamo ben consapevoli del modesto livello culturale da cui partiamo e che non saremo certo noi con i nostri discorsi “amatoriali” e le nostre considerazioni spicciole, ad esaurire le infinite possibilità di analisi e soluzioni a cui si presta un fenomeno storico come quello che vede coinvolte le nostre società e che comunemente chiamiamo “ sistema democratico“. Professionisti di fama e cervelli con ben altri bagagli si sono dedicati all'argomento ed ai suoi molteplici aspetti, chiediamo quindi scusa se quanto verrà proposto risulterà banale, magari assurdo, provocatorio o poco credibile.. Quello che solo per convenzione definiamo “ sistema democratico “ al di là delle millanterie portate a suo sostegno dalla cultura dominante, in realtà è una specie di mito che fino al presente momento storico ha visto abbozzati niente più che – opinione personale - “prototipi di dubbia qualità” assai diversi nei vari contesti del pianeta. Comunque prototipi che lungi dal rappresentare il modello definitivo ideale, sono tutti ampiamente perfettibili in quanto ciascuno presenta evidenti difetti e carenze, per lo meno dal punto di vista delle moltitudini non privilegiate. Due parole liberamente tratte da Wikipedia su ciò che consideriamo “ sistema “. Ciò che distingue un “ sistema “ da un “ insieme “ è il fatto che gli elementi di cui sono formati siano in relazione tra di loro e che interagiscano in modo coordinato, intelligente e finalizzato per produrre qualcosa con qualità superiori a quelle intrinseche ai singoli elementi. Dunque configurare ed organizzare in una relazione finalizzata ad un obiettivo gli elementi di un insieme produce “ sistema”: ad esempio un motore è il coordinamento dell'insieme dei componenti in un sistema di relazioni e le sue qualità – come diceva già Aristotele - “sono più che la somma delle qualità intrinseche ad ogni singola parte”, tant'è che il sistema motore trasforma energia, mentre un pistone ed una biella scollegati e magari ancora nelle rispettive confezioni, non producono niente. Certo la qualità dei componenti è importante, ma ancor di più conta la qualità della relazione che li vede interagire..e questo anche e specialmente nei sistemi sociali e politici. E' interessante notare che in generale un sistema in sè non possiede proprietà, ma invece ne acquisisce continuamente, eventualmente proprio le stesse, grazie all'opportuno continuo interagire funzionale dei suoi componenti e quella che “sembra” la stabilità delle sue proprietà, in realtà è dovuta proprio all'interazione continua e “ lineare ” degli elementi . Il funzionamento stabile del sistema motore che stiamo considerando sembra una proprietà acquisita una volta per tutte, mentre in realtà è il risultato del continuo coordinamento dei suoi componenti che lo ripropongono con costanza, istante dopo istante. Basta infatti che un evento anche minimo alteri un solo elemento per uscire dalla “linearità” del funzionamento di sistema e quella che sembrava una proprietà intrinseca del sistema motore, cessa. Una fluttuazione nella somministrazione di energia dovuta ad un filtro sporco, cambia tutto. Nei sistemi complessi e dinamici modifiche anche minime negli elementi, o anche nelle loro relazioni, producono effetti e schemi che sono difficilmente prevedibili nei loro stati futuri: inputs di ingresso al sistema, non previsti dal meccanismo di auto-controllo, determinano quelli che vengono chiamati “comportamenti emergenti”. Questi comportamenti emergenti vanno poi a determinare proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che avevano fin qui governato le componenti di sistema. Così come per tutti gli organismi viventi, anche per l'uomo, coordinare il funzionamento di un sistema significa orientarlo con vari aggiustamenti in vista di un preciso “obiettivo” che diventa il nocciolo della questione. Piccola digressione: è un mio parere personale che la visione “organicista” sia stata enfatizzata a fini di strumentalizzazione culturale a partire dai primi anni del secolo scorso. Creare un parallelismo tra l'organizzazione (gerarchica?!) delle cellule organizzate nei tessuti, dei tessuti negli organi, degli organi negli organismi, degli organismi nei gruppi, ovvero l'esistenza di più livelli strumentali al sistema, nelle intenzioni culturali delle classi dominanti diventa giustificatorio per permettersi di “ usare “ per fini “superiori “ ed in una “ logica naturale delle cose” qualunque altra creatura vivente ridotta a “strumento ” e buttare alle ortiche l'uguaglianza del diritto tra individui che non si vogliono assolutamente " simili ". Tutto questo preambolo ci risulta funzionale per inquadrare meglio il fenomeno Sistema democratico o per lo meno quello che intendiamo con queste parole, in vista di quello che vogliamo appunto considerare come l'obiettivo del sistema. Stabilire l'obiettivo del sistema politico e sociale, per i Cittadini significa guardarsi in faccia l'un l'altro e capire qual'è l'interesse che li può accomunare e di seguito, usando qualcosa che assomiglia all'ingegneria sociale fornire inputs, rappresentazioni innovative, modelli cognitivi conseguenti che avvicinino l'obiettivo individuato. E' quindi utile mettersi d'accordo anche su aspetti che siamo tentati di dare per scontati e convenire anche nei dettagli, per esempio, se nella situazione finale vogliamo esserci tutti o solo alcuni, dobbiamo anche capire in che modo vogliamo esserci, se divisi in fazioni e classi, con sfruttatori e sfruttati, con ricchi e poveri, potenti e subordinati, liberi e schiavi, inclusi ed esclusi, in situazione di conflitto o di armonia, dittatura o democrazia, chiusura o libertà, violenza o pace, sopruso o diritto.. e così via. E dato che ci siamo, perchè no..anche dire se ci piace per esempio quanto prospettato dalla visione infilata nel video della Casaleggio e Associati sul “ Futuro della politica “ dove è previsto tra le altre il Governo Mondiale col suo bel Presidente eletto..cosa che ci fa pensare al perpetuarsi anche nel futuro di uno schema di pensiero verticista, accentratore, gerarchico. Stabilito l' obiettivo del sistema che ci vede coinvolti, andremo a verificare la situazione contemporanea, quella che viene chiamata “ democrazia rappresentativa parlamentare di ispirazione liberale”. per verificare come aggiustarla e riorganizzarla in funzione di quello scopo. La situazione italiana: Democrazia S.p.A. Economia: ( potere economico ) questo è il Paese dove - dati Banca d'Italia del 2010 relativi al 2008: - qualcuno percepisce 90.000 Euro di pensione al mese, - altri – intere categorie - sono andati in pensione a 32 anni,
E questi sono dati. La considerazione grossolana che possiamo trarne a livello di sistema economico è che la ricchezza è concentrata, verticalizzata in una raffigurazione piramidale bloccata allo stato esistente da quindici anni dato che i patrimoni sono de-tassati. Politica: (potere del decidere pubblico ) guardiamo ora al sistema politico, dove per politico intendiamo la possibilità del decidere direttamente nella sfera pubblica e consideriamo i dati usciti dalle elezioni politiche del 2008:
il 71,19 % dei cittadini ha avuto il 56,83% dei seggi. Se facciamo il conto del valore di un singolo seggio e delle proporzioni tra numeri ci renderemo conto di quanto sia poco egualitario il voto. Questi dati ci mostrano un sistema politico dove il potere di decidere viene concentrato in pochi individui, ( il sistema a partiti garantisce il controllo del potere decisionale politico concentrato nelle mani splendide e sapienti di circa 30 individui!) ed anche qui la raffigurazione è piramidale. Appare evidente una notevole similitudine tra la concentrazione del potere economico e quella del potere politico..più che una similitudine tra grafici si potrebbe parlare di stessi individui che possiedono economicamente e decidono politicamente. La democrazia è diventata una S.p.A. dove gli azionisti possiedono quote in percentuali molto diverse che consentono diritti altrettanto diversi, ma stranamente simili e direttamente proporzionali tra ricchezza posseduta e diritto al decidere. Si nota una coincidenza e una notevole proporzionalità tra gli ordini di grandezza dei due distinti sistemi: l'uno % possiede la ricchezza corrispondente a quella del 70% degli altri, l'uno % possiede – anzi vive di – la politica ( 550.000 individui), circa 10 milioni sono sotto la soglia di povertà e 13 milioni non hanno rappresentanza. Rileviamo il dato non per dire che i ricchi vivono di politica e neppure per affermare che chi vive di politica è ricco, ma solo per abbinare le due proporzioni numeriche, sia verso l'alto che verso il basso e che i due sistemi tendono a rifarsi allo stesso modello quantitativo. Comunque al di là e prima di ogni altra considerazione, ci preme sottolineare questo dato: i sistemi paralleli di cui ci occupiamo – potere economico e potere politico - fanno della verticalizzazione e della concentrazione le qualità primarie e dominanti. In effetti, i gruppi e le persone che prosperano basando i propri privilegi sull'ingiustizia legalizzata e sulla rapina continua ai danni del pianeta, modalità che la filosofia liberale chiama “ cogliere le opportunità “, hanno bisogno di impedire che le moltitudini possano controllare e decidere direttamente per difendere se stesse e i propri diritti e magari per bloccare proprio i loro progetti e privilegi. In funzione di questo scopo hanno inventato l'intera cultura della democrazia rappresentativa, sminuendo, svilendo e nascondendo la democrazia diretta.. per farla dimenticare. Dopo aver intercettato il potere sociale egualitario di decidere direttamente e averlo deviato verso la rappresentanza ammaestrata, hanno pensato di verticalizzare la rappresentanza stessa con continui passaggi di concentrazione, in un sistema a gradini per ambiti di competenza, ben distinti e impermeabili, progressivi e sequenziali verso un vertice esclusivo ed escludente, attraverso lo strumento della delega. Il trucco dei trucchi. Il sistema di gestione del decidere politico risulta così piramidale ed ogni passaggio che dalla base porta al livello più in alto verso il vertice, prevede da un lato trasferimento, affidamento e concentrazione di potere e dall'altra conseguente proporzionale esclusione di molti. Di delega in delega. Questo è un sistema economico e politico dove non vince la maggioranza democratica e l'uguaglianza, bensì il gruppo più potente, e basta guardare ai dati usciti dalle elezioni politiche degli ultimi decenni. Subordinare il diritto democratico agli strattoni dei vari gruppi-partiti devia dalla democrazia dei Cittadini verso la dittatura dei gruppi più forti e scatena quell'assalto alla diligenza democratica dove non vince il diritto, ma la potenza liberale. Potenza liberale che non aspetta la legittimazione dal basso, ma la impone dall'alto. Qualunque elemento ed azione si collochino in modo conforme alla logica di sistema che abbiamo appena considerato ( concentrare ed escludere ) indipendentemente da ogni altra caratteristica e finalità, viene metabolizzato come qualitativamente compatibile ed infine assorbito come funzionale. Un sistema finalizzato a verticalizzare ha bisogno di componenti disposti a verticalizzare secondo logica lineare: sono i caporali a legittimare i generali, l'esistenza dei consiglieri comunali di opposizione di Borgobello di Sopra a legittimare quella del Primo Ministro Plenipotenziario. A sostegno di questo e senza farne una questione di singole personalità, basta ripensare alla storia più o meno recente, a quelli che furono a parole e per propaganda i supposti rivoluzionari che sedettero in Parlamento e che ogni giorno si scamiciavano incitando alle barricate.. alla fine se guardiamo agli esiti del loro lavoro non possiamo che vederne i grandi limiti e gli scadenti risultati nel miglioramento di sistema e guardando meglio vedremo che in fondo, umanamente, volevano solo arrivare a comperarsi un rustico da qualche milione di euro, là sulle colline, per godersi la ricca pensione, e come signorotti di campagna tra i nipotini scrivere le proprie memorie, producendo per gli amici vini nobili e marmellate biologiche. Solo un eventuale elemento che non corrisponda ai parametri del “ concentrare ed escludere “ ha le caratteristiche potenziali per modificare con successo l'intero sistema. Oppure il totale black out energetico. Immaginiamo un triangolo dove il flusso vada a concentrarsi dal basso verso il vertice in alto, se all'interno di questo processo, noi immettiamo un elemento che non concentra, il primo risultato è quello di modificare la direzione del flusso, il secondo effetto potrebbe probabilmente risultare la crisi e la rottura del sistema. Questo ostacolo con caratteristiche qualitative diverse e superiori, ma non in linea con lo schema del modello cognitivo proprio del sistema, risulta destabilizzante in proporzione alla propria massa e con effetti difficilmente prevedibili. Una lista di candidati alla politica rappresentativa che non concentra e non esclude, che non compete internamente, ma è motivata da sentimenti diversi e di qualità etica superiore, come la collaborazione e lo spirito di servizio disinteressato, risulta un elemento di qualità incompatibile al sistema della democrazia liberale che si basa sulla competizione muscolare egoistica e alla gestione dall'alto. Questo è l'inizio della rivoluzione di sistema: è l'attacco alla sua logica di base, al pensiero propulsore da cui scaturiscono tutti i rapporti di potere interni al sistema. Trasferire tutti i candidati partecipanti alla lista, direttamente nel livello decisionale, uscendo dalla logica competitiva del concentrare ed escludere, per entrare in quella della collaborazione egualitaria del partecipare tutti direttamente ad ogni livello del decidere, scardina la struttura logica portante dell'intero sistema. E' la democrazia diretta “dentro!” la struttura della rappresentanza. Il sistema si confronta in qualità all'interno di se stesso e sopravvive e si supera nella sua formula migliore, oppure crolla. Il nostro compito è realizzare questo. Il primo passo è quindi quello di costruire liste civiche egualitarie ( che io chiamo della “ Quota Diretta” ) dove tutti i partecipanti in uno spirito di collaborazione tra eguali in diritto, assumono l'incarico di rappresentanza relativo ai mandati ricevuti per frazioni di tempo eguali. Questo “ ascensore “ indeformabile rispetto al concentrare ed escludere, permette a tutti di viaggiare direttamente all'interno della struttura della rappresentanza per tempi uguali seppur brevi. Assemblare elementi con funzioni innovate in vista di un obiettivo diverso da quello finora proposto, innesca un cambiamento a catena generale. Ricordiamo un concetto già espresso: il metodo che il gruppo/società segue per selezionare la classe dirigente e in particolare la classe politica e istituzionale, è il seme che tramanda nel futuro i geni di quella stessa società: in base al principio che da simile nasce simile e che la qualità genetica del singolo componente finisce per produrre un aggregato altrettanto similmente caratterizzato, secondo uno schema che vede il micro proiettato in un macro che riconosce e perpetua come " sè ". Ne consegue che la tecnica di selezione democratica della rappresentanza, dato che ogni sua caratterizzazione tende inevitabilmente a riprodursi rafforzata, è il fulcro di ogni successivo rapporto all'interno del gruppo sociale e di quella che risulterà l'identità dominante di riferimento: se l'identità è classista produrrà altro classismo, se è personalizzata produrrà personalismo, se è xenofoba produrrà altra xenofobia, se è reazionaria produrrà altra reazione, se è chiusa produrrà altre chiusure, se è ingiusta produrrà altra ingiustizia, se è corrotta produrrà corruzione, quando invece potrebbe essere egualitaria e produrre eguaglianza, sistemica e produrre armonia, libertaria e produrre libertà, aperta e produrre apertura, dinamica e produrre dinamismo, vitale e produrre vitalità, onesta e produrre buoni sentimenti, giusta e produrre giustizia, realmente democratica e produrre democrazia. Se il metodo per individuare e incaricare i rappresentanti portatori della identità dell'insieme è quello di far convergere il consenso, in modo più o meno obbligato, "solo" su determinati individui e di escludere altre possibilità ed aperture, la cellula sociale che viene prodotta, mantiene una identità continuativa omeostatica, parziale ed assolutamente elitaria e la chiusura alla novità e soprattutto alla differenziazione risulta prolungata. Qui sta la differenza tra gruppo sociale aperto e chiuso: nella possibilità che l'identità “tradizionale” di riferimento permette al nuovo, indifferentemente alle successive e necessarie valutazioni qualitative. Per esempio, se la canalizzazione obbligata del consenso è senza alternative e obbliga a delegare in ogni caso "solo" particolari soggetti, avremo una società che verrà rappresentata successivamente dagli interessi "solo" di quei soggetti: finora abbiamo visto i ricchi per gli interessi dei ricchi. Dovremmo ormai aver capito che il fine primario della politica democratica non è il singolo individuo, avulso dal contesto, nè tanto meno gli interessi personali di quei 550.000 italiani che campano di politica, ma l'insieme del sistema e la funzionalità complessiva che si riflettono poi nei singoli e nei rapporti tra di essi. Non possiamo criticare la “casta” e allo stesso tempo allenarci sculettando per farne parte!.. E' il momento di dar prova delle qualità superiori e di quella intelligenza collaborativa che vengono attribuite alla cosiddetta “mente alveare”. Siamo convinti che i Cittadini sappiano fare confronti sulla qualità ed anche cogliere quelle nuove opportunità che si rendano disponibili, specialmente nel caso di nuovi diritti alla partecipazione della vita pubblica e politica. Delle Liste che consentano la partecipazione egualitaria, auto consapevole e soprattutto diretta alla vita politica nelle istituzioni, seppure per una frazione di mandato, credo potrà interessare e coinvolgere molte persone e molte minoranze finora dimenticate ed escluse. Le minoranze e gli individui non potenti dovrebbero evitare di giocare la partita come prospettato dagli avversari, evitando tattiche che offrono poche probabilità di vincere per adottare strategie di qualità più sottile: donne in testa - maggioranza trattata e ridotta a minoranza - hanno con la Lista della Quota Diretta il mezzo ideale per giocare e vincere - per partecipare e decidere senza più alibi assolutori. Di solito superata la fase della diffidenza e del collaudo sperimentale, le novità fanno apparire obsoleto e superato tutto quello che pre-esisteva: proviamo ad immaginare una situazione più avanzata nel tempo e nella sensibilità democratica, dove questa opzione non sia più affidata a singoli che si costituiscono in una lista di volenterosi, ma sia resa possibilità permanente a cura dell'amministrazione pubblica! Liste civiche a " quota diretta " dove i non partitici si iscrivono per partecipare direttamente, mantenendosi fuori dalle logiche di gruppo, liberi perfino dal consenso elettorale, per votarla ed avere una rappresentanza qualitativamente compatibile e risultare antagonisti in qualità alle varie sette partitiche. L'interesse, i diritti, la dignità, l'esistenza presente e futura di ognuno, implica la decisione diretta di ognuno. Se invece, per far posto agli interessi privilegiati di pochi, si preferisce che siano solo questi pochi a decidere escludendo i molti, qualunque sia la base teorica ed ideologica mantenuta a sostegno di questa ingiustizia, indifferentemente al grado di accettazione sociale, questa concreta discriminazione del diritto applicata a livello di massa, significa non tanto che essa è " democratica e liberale ", ma solo che la propaganda del potere è efficace e che il lavaggio dei cervelli è ben riuscito. È necessario cambiare il principio di riferimento nel senso civico e politico, individuando senza alcuna incertezza nell'insieme dei Cittadini e non nei Partiti, il nucleo di ogni considerazione e primariamente del diritto a legiferare nello Stato di Diritto. Soggetto e oggetto dell’azione legislativa è necessariamente tutta la società e non una parte- i partiti - che ne rappresenta solo una frazione. ..Senza esclusi! Non ci sentiamo più di avvalorare la concezione secondo cui la supposta dicotomia tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta non abbia possibilità di essere superata e che i rispettivi ambiti debbano restare divisi. Non condividiamo lo schema/dogma di pensiero che vuole la struttura della rappresentanza impermeabile alla partecipazione diretta e viceversa il ruolo della democrazia diretta ancillare, integrativo per non dire gregario. Pensiamo invece che anche la struttura della rappresentanza debba essere sottomessa alla partecipazione diretta egualitaria ed ai suoi metodi. Potremmo ritrovarci in un Paese e in un Mondo di “ tutti pazzi per la politica “, dove partecipare è facile, bello, piacevole, educativo ed interessante.. luogo da cui non c'è ritorno! “ Le utopie spesso sono solo verità premature!”( Lamartine ) MANIFESTODemokratìa ( Demos/popolo + Kràtos/governo) " Sono nato troppo in alto per essere posseduto, Per essere il secondo, al controllo, O l'utile servo e strumento Di qualsiasi stato sovrano del mondo". (W. Shakespeare) Manifesto. Diciamo subito che Democrazia Includente non è e non sarà mai un partito, perchè ne è l'esatto contrario. Il suo referente è infatti il singolo Cittadino che pone nella libertà di pensiero propria e degli altri, la base di ogni ulteriore diritto, quindi libero, svincolato dai gruppi e dai partiti, consapevole, maturo nella sua capacità e volontà di auto-determinarsi e partecipare, ben disposto alle diversità e al pacifico e democratico confronto. Democrazia includente non giudica le persone, ma solo il metodo del partecipare alle decisioni comuni e la regola elettorale da cui derivano la possibilità reale di partecipazione egualitaria, la permeabilità alla diversità individuale e sociale, la democraticità e la corrispondenza qualitativa della rappresentanza, la qualità della classe parlamentare, l'organizzazione dei partiti, la tenuta dei governi, il riconoscimento delle pari opportunità reali per tutti alla partecipazione democratica sostanziale. Essa è un movimento d'opinione che intende cambiare, delegittimare e demolire a livello culturale e teorico, il pensiero base che precede tutto lo schema relazionale del sistema frutto di quella democrazia liberale il cui scopo principale è l'appropriarsi ed il possedere l'atto del "decidere politico": quindi con la messa in discussione o meglio con l'azzeramento di ogni delega politica. Il sistema economico liberale per preservare il diritto alla rapina che i potenti attuano ogni giorno a danno del pianeta e di tutte le creature, indifferente ai guasti, drammi e ingiustizie direttamente causati dalla sua folle idea che " l'esistente è di chi se lo prende ", per sopravvivere ha bisogno in primo luogo di privare le moltitudini della possibilità di decidere per il loro interesse. Il passo successivo all'intercettazione della possibilità di decisione reale deviata nella rappresentanza ammaestrata, presunta democratica, è la massiccia manipolazione delle informazioni e della cultura. Questo sistema risulta escludente e dicotomico oltre che nelle componenti di struttura anche e soprattutto nel campo dei rapporti di pensiero: esso mantiene sempre viva una profonda frattura, una ferita insanabile, una differenza di livelli tra chi può e chi non può decidere. Da parte sua Democrazia Includente propone quindi la legittimazione culturale di una nuova filosofia della democrazia e della sua tecnica applicativa, volta a rendere più democratica la democrazia stessa e a contrastare lo strapotere delle varie èlite politiche, ormai in tutto simili a vere dittature che hanno espropriato i Cittadini del loro Diritto Esistenziale e Costituzionale alla partecipazione ( con la convinzione inoltre che il problema non è nel dittatore, individuo o gruppo, ma nella cultura che lo genera e lo sostiene). Lo scopo non è quello di regolamentare la struttura della rappresentanza delegata per garantirne continuità e sopravvivenza, bensì quello di liquefarla gradualmente ed infine eliminarla. In prospettiva di un probabile futuro in cui potrà perfino accadere che le condizioni storiche, sociali, economiche e politiche vedranno una maggioranza dei Cittadini così nauseata e delusa dai partiti e dai professionisti di "questa particolare" politica, da ritrovarsi senza via di scampo a-partitica e nella necessità di rimboccarsi le maniche in prima persona, nella ricerca di possibili alternative e vie di fuga che si oppongano al "ducismo di fatto " ormai realizzato dentro ad ogni singolo partito e dal regime dei partiti sulla società. Quando l'intelligenza pubblica avrà di fronte la questione di logica del diritto e logica di metodo portata prepotentemente dalla domanda : " Perchè solo tu e non anch'io?" Ed ancora: " In democrazia, decide, legifera e amministra la vita ed il bene comune chi ha magari un pò di voti - o la maggioranza che invece disconoscendoli si astiene? ..e l'astensione più che disinteresse, non deve forse essere politicamente considerata come rivendicazione ultima della libertà di sottrarsi ad una truffa istituzionalizzata e legalizzata?! " Democrazia includente si propone come risposta a questa generale richiesta che la affinata sensibilità democratica sta muovendo in ogni livello della società globalizzata e al disagio diffuso del sentirsi ingabbiati psicologicamente nel dogma dell'obbligato e sempre più blindato sistema dei partiti. In risposta a questa nuova sensibilità democratica, che è rispettosa della differenziazione individuale e delle minoranze e che pensa alla partecipazione dei cittadini come ad un valore da non rapinare e strumentalizzare, la democrazia includente risponde prevedendo la partecipazione al processo decisionale anche di coloro – dissenso consapevole o istintivo, non preventivamente schierati e programmati, con sensibilità differenziate – che non riconoscendosi nei candidati e nei partiti ufficiali, attraverso la scheda nulla, attraverso la scheda bianca, con la semplice astensione dal voto o partecipando con la "Lista della Quota Diretta "non vogliono assolutamente sostenerli. Essa scardina il monopolio della rappresentanza di cui si sono fatti padroni i partiti, includendo nella propria visione d'insieme, considerandolo positivamente, il dissenso democratico in ogni sua possibile forma, nella prospettiva di una sempre maggiore "cittadinizzazione" e "libertarizzazione" della politica, con l'intento di spostare il baricentro della democrazia, dai gruppi e dai partiti, ai Cittadini, dalla delega alla partecipazione diretta, dal metodo elettivo e verticista a quella egualitario e collaborativo, dalla democrazia liberale a quella libertaria, dalla democrazia del possesso privatistico del decidere alla democrazia liquida e partecipata in modo egualitario. Il tutto nel pieno rispetto dei principi di uguaglianza del diritto, libertà individuale e interesse generale. In questa visione, la democrazia rappresentativa finchè non sarà superata con l'applicazione e la realizzazione di una democrazia diretta totale e includente, è riservata a questioni secondarie, mentre per tutto ciò che è riconosciuta come scelta primaria si fa da subito sicuro riferimento alla democrazia diretta, esplicata con consultazioni e tecniche varie di tutto il corpo elettorale. Cosa sia secondario o primario viene ciclicamente pre-determinato direttamente da tutto il corpo elettorale con l'uso frequente anche di referendum consultivi, propositivi e deliberativi. Inoltre qui i partiti e i candidati ufficiali devono accontentarsi e limitarsi a rappresentare esclusivamente chi li vota .. senza rapinare il consenso di nessuno e senza cannibalizzare rappresentanza non legittimamente concessa. Viceversa chi non li vota, chiede tutela democratica, possibilità di partecipazione anche nella struttura della rappresentanza finchè essa permarrà ed il pieno diritto di essere libero dal giogo dei suddetti voraci partiti. Per i Partiti ed i Sindacati auspichiamo inoltre il varo di Leggi che ne disciplinino la vita ed i rapporti democratici interni, oltre a stabilire la natura delle competenze ed i limiti invalicabili nei confronti della Pubblica Amministrazione, per dare sostanza a ciò che fino ad ora è solo forma ed apparenza, auspicando infine per essi una nuova conversione etica che possa smentire quanto di essi affermavano ai tempi della Rivoluzione Francese che li voleva "vermi nell'intestino della Società!". Il sistema dei partiti è figlio diretto del bluff ideologico che "le parti" liberalisticamente in competizione tra loro, possano creare le condizioni per il miglior sviluppo possibile, tacendo completamente sull'interesse generale e delle diverse potenzialità e delle grandi disuguaglianze che mettono competitori a gareggiare con mezzi grandemente diversi e non proporzionati e in competizione solo per interessi particolari. Questa idea si rivela già inadeguata al presente e lo sarà sempre di più nel mondo futuro quando, se ancora di liberalismo vorremo parlare, dovremo farlo per una sua formula assolutamente " regolata ed affiancata " e non monopolistica e totale, dato che dovranno essere regolati la convivenza e perfino gli scopi comuni di Cittadini che il reale rispetto vorrà " Uguali in diritto " nel determinare gli scopi comuni. Noi ci proponiamo di dar vita ad una nuova formula che, guardando ai principi fondamentali del sistema intende nel breve periodo abbinare e far convivere per quel che riguarda l'ambito della democrazia rappresentativa il metodo della democrazia rappresentativa liberale realizzata nella attività partitica da rappresentanti professionisti vincolati a mandato, frutto dell'atteggiamento del competere, al classico schema di partecipazione delle democrazie antiche, basato sulla partecipazione diretta che nasce dalla rotazione continua e dal sorteggio di Cittadini comuni uguali e liberi , frutto invece del sentimento di collaborazione egualitaria. Con la prospettiva inoltre di superare divisioni schematiche tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa ( quest'ultima in progressiva contrazione), tra strutture preordinate di maggioranza e minoranza che saranno rese assolutamente fluide e pragmatiche sugli obbiettivi. In generale il confronto sarà proposto su idee e progettualità, piuttosto che tra persone e personalizzazioni. Speriamo inoltre che non si tenti di considerare i rapporti, tra visione tradizionale adesso dominante realizzata nel monopolio escludente dei partiti, e la visione innovativa della Democrazia Includente ancora in gestazione, come naturalmente antagoniste: crediamo infatti che questo innegabile dualismo sarà motivo per realizzare comunicazioni e confronti paritetici e cooperativi finalizzati alla comune evoluzione qualitativa. Due occhi distinti, ma in relazione collaborativa, per guardare oltre la crisi attuale, ad un migliore mondo comune dove la competizione egoistica ceda il passo al sentimento di insieme e allo spirito di collaborazione includente. Infine per dare etica e cuore alla politica.
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