IL METODO DELLA DEMOCRAZIA INCLUDENTE
DISSODARE LA MENTE POLITICA - I FONDAMENTALI PER L'AUTOPOIESI
PROPEDEUTICA ALLA FILOGENESI DELLA SISTEMICA DEMOCRATICA
" L'azione condotta in base a un principio, cioè la percezione e l'attuazione di un diritto,
muta le cose e i rapporti, è un fatto essenzialmente rivoluzionario,
non armonizza completamente con nulla di ciò che pre-esisteva."
( Henry David Thoreau )
Rivoluzione Democratica.
( Uscire dalla logica di sistema)
E' possibile parlare di " rivoluzione " non quando si propone il semplice aggiornamento delle componenti di struttura, ma solo in presenza di rottura di linearità delle qualità e quando si modifica in modo energico la logica di base, il pensiero propulsore da cui scaturisce il progetto teorico dello schema complessivo dei rapporti di potere interni alla società: in particolare quando lo schema d'insieme delle funzioni di struttura relativo al potere decisionale viene ridefinito secondo modalità cibernetiche in grado di prospettare il superamento del " sistema chiuso " pre-esistente; sistema che dovrebbe essere immaginato e configurato non come "anello chiuso ", ma come spirale ellittica in continua espansione dinamica e quindi soggetto a perenne retroazione/feedback e modifiche migliorative.
Soggetto sottinteso della trasformazione è il futuro equilibrio, sia esso già identificato o solo intuito, avanzato e più evoluto in qualità, che attrae l'imposizione di regole nuove a cambiare il funzionamento interno in vista di un nuovo sistema.
Nella attuale fase storica la rivoluzione democratica relativa al potere di decidere inizierà quando saranno affermati nel comune sentire il primato della democrazia diretta, ma anche e soprattutto l'uguaglianza fattuale nella struttura della rappresentanza delegata.
Quando al singolo Cittadino saranno riconosciuti come valori reali la libertà, la maturità, la capacità di scelta e opinione dentro, ma soprattutto fuori dai gruppi e dai partiti e che questi ultimi non sono fini, ma solo mezzi ormai inadeguati.
Quando la cultura sociale maturerà che essere a-partitico è un valore, e non come ora un dis-valore, quando morirà il dogma ideologico dell'appartenenza obbligata e necessaria a una tifoseria di partito, quando essere o perlomeno sentirsi liberi da schieramenti precostituiti e chiese ideologiche sarà percepito come libertà di opzione e possibilità illimitata di attraversare con le proprie gambe tutte le porte aperte e che essere liberi significa semplicemente essere liberi, che identificarsi con una parte è un falso filosofico alienante, un "non senso" per qualunque creatura vivente, che l'interesse generale viene prima di quello particolare e ne costituisce il limite e il metro di misura anche di fronte ad un futuro sempre meno prevedibile, che scopo di una società democratica non è tanto la formazione di "altissime classi dirigenti " in cerca di affermazione personale, bensì il rispetto non solo nominale, ma reale e la diretta responsabilizzazione delle coscienze di tutto l'insieme sociale, l'allargamento e la condivisione diretta delle scelte e l'armonizzazione relazionale di tutto il sistema attraverso il riconoscimento del valore di ogni individuo, di ogni parola, di ogni silenzio.
Ebbene lì comincia la storia della nuova democrazia.
Democrazia che anche nella struttura e negli schemi di rapporto avrà caratteristiche assai diverse dalle condizioni iniziali di quella " liberale rappresentativa parlamentare " che oggi mostra tutti i propri limiti.
Il riconoscimento culturale, la piena accettazione, la condivisione allargata di questo semplice principio e la sua conseguente e necessaria applicazione politica, avranno effetti sovrapposti culturali, sociali e politici, di una tale portata, da essere oggi inimmaginabili.
Quella è la direzione.
Governopopolare Italiano.
( sistema laterale: auto organizzazione dinamica permanente)
Dato che oggetto della nostra attenzione sono la vita e la sopravvivenza, la dignità e la libertà, la convivenza ed il diritto, è ormai tempo che abbandonando timidezze e pudori, in contemporanea a tutte le altre iniziative di "rincorsa ed emergenziali" interne al sistema in essere ( liste civiche di vario genere ed iniziative estemporanee e contingenti nel territorio) si pensi a porre le basi di un sistema di auto governo permanente e continuativo, parallelo ed alternativo, su base territoriale e federale, una specie di governo ombra , però tutt'altro che in ombra dato che nel breve-medio periodo dovrebbe risultare come governo " base " o " primario territoriale ".
Una struttura esterna ed indipendente alle realizzazioni istituzionali transitorie e alla loro profonda crisi di credibilità funzionale, pietra di paragone e testimone attivo di confronto, la cui ossatura, il nucleo, "potrebbe" - ma non è assolutamente necessario - inizialmente essere costituito dal movimento delle Liste Civiche attorno a cui aggregare, in relazioni sistemiche e finalizzate, tutte le componenti sociali che non si accontentano e non si riconoscono più nella "democrazia" fino a qui manifestata.
Le Liste Civiche nazionali col loro patrimonio di persone e competenze territoriali e la loro credibilità anche istituzionale, sono punti di riferimento sicuri e non compromessi per gran parte dei Cittadini italiani, ecco perchè potrebbero risultare i candidati più affini al ruolo di nucleo attrattore.
Il tutto dovrebbe/potrebbe basarsi su pubbliche assemblee a democrazia diretta riconoscibili come "Governopopolare Italiano" oppure"Assembleanazionale" o dicitura similare, con funzioni propositive, consultive e deliberanti ( con carattere al momento evidentemente non vincolante, ma di sicuro in crescita e molto influente sull'opinione pubblica e sulle idee circolanti) .
Di fronte ad una assemblea pubblica democratica che fa riferimento ad un "Governopopolare Italiano", e quindi diventa essa stessa "succursale dislocata di pari essenza qualitativa, secondo un ordine spontaneo", l'immaginario sociale trova input molto più marcato e la sua rappresentazione dell'evento si carica di significati superiori sia nel livello della riconoscibilità identitaria che della gratificazione personale.
I Cittadini ovunque convenuti partecipano direttamente al Governopopolare Italiano.
Ad ogni assemblea pubblica dislocata nel territorio di questo Governopopolare Italiano, dovrebbe/potrebbe far seguito una puntuale comunicazione di quanto è stato deciso sia alle Istituzioni competenti, sia a tutta l'opinione pubblica: così per senso di collaborazione attiva e in modo che nessuno possa mai dire " non sapevamo!", ma anche per metter il fiato sul collo a chi di dovere, da parte di una attenzione sociale più partecipe, attiva e consapevole che rifiutando il ruolo subalterno di comparsa, rivendica con diritto quello di protagonista principale, ribaltando nel tempo ruoli e gerarchie nella gestione della vita pubblica.
Con cadenza regolare e sistemica su tutto il territorio nazionale (Es: tutti i primi sabato del mese in tutta Italia) come garanzia di continuità, affidabilità, serietà, in grado quindi di attrarre fiducia e fidelizzazione e con effetto perfino anti ansiogeno per l'opinione pubblica perennemente e volutamente bombardata.
Senza niente di programmato che non sia la data, la sede, il metodo di partecipazione a democrazia diretta, la raccolta e la trasmissione dei dati finali e quindi in totale dipendenza dalle questioni proposte dai cittadini al momento dell'assemblea, il tutto molto pubblico e trasparente, collaborativo e cooperativo.
Autosufficiente nelle sue indipendenza ed autonomia, coordinato a sistema sia per la raccolta dei dati che per l'individuazione di eventuali possibili e probabili obiettivi comuni e generali cui liberamente partecipare e federarsi.
E si riuscisse col tempo (breve!) a rendere questa novità così autorevole nell'immaginario collettivo da sostituire in credibilità quella ormai logora esistente..
Non pensiamo ad una mobilitazione solo contro..ma anche e soprattutto “ per “ dimostrare la forza della fiducia, il rilancio in contropiede nell'assumere responsabilità, il coraggio di sopravanzare in maturità, l'autonomia progettuale e l'indipendenza culturale della società civile, la sua volontà di organizzarsi, la capacità di demolire la pretesa supremazia qualitativa di chi vorrebbe comandare sugli altri per l'eternità, ma anche per ricreare e mantenere coesione sociale dal basso con un sentimento di condivisione e collaborazione egualitaria, positivamente inclusiva della ricchezza delle differenze.
Qualcosa da cui partire per essere pronti nel caso di un default totale del sistema.. quando purtroppo le idee verrebbero sostituite dalle armi.
E questa volta non solo per organizzare il sogno/scialuppa di salvataggio prima che tutto venga deciso dalle catastrofi più o meno annunciate dove a pagare sarebbero sempre i soliti, ma anche e soprattutto per realizzare un porto sicuro e stabile, una società democratica più giusta, libera, partecipata ed includente che abbia nella sua "base" una funzione di auto governo territoriale permanente ed autosufficiente finalizzata alla migliore evoluzione armonica.
Cerchiamo adesioni e suggerimenti.
Governopopolare Italiano.org
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Premessa generale sul metodo.
" Rispetto per tutti i petali "
Armonizzare le differenze senza dispersione di energia.
(Nuova rappresentazione del modello cognitivo)
Una democrazia migliore non può nascere che da uomini con migliori motivazioni, a partire da quelle etiche.
Uomini portatori di qualità sociali superiori a quelle portate dai loro predecessori sono la premessa per la democrazia di domani.
Ricordiamoci sempre che la discriminante qualitativa non è negli scopi dichiarati ufficialmente dalla propaganda, ma nell'orientamento reale ai valori del bene comune della volontà che li sottende.
Risulta perciò di fondamentale e primaria importanza, individuare ed utilizzare un metodo di selezione dei rappresentanti politici che sia adeguato al fine che abbiamo ora individuato: orientamento etico reale al bene comune e inclusione di tutti gli aventi diritto.
Ecco quindi che il metodo applicativo deve costituire già in se stesso la discriminante qualitativa in grado di selezionare i rappresentanti sulla base motivazionale: al competere arrivista del professionismo partitico deve essere contrapposta la cooperazione critica, al carrierismo da squalo opporre l'impegno sociale altruista, ai marpioni di ogni risma - il volontariato responsabile, agli interessi di parte - l'interesse generale.
La sfida che abbiamo davanti è quella di individuare il metodo migliore per traghettare nella realtà ciò che per ora ci appare impossibile.
Dovremmo ormai aver capito che il fine primario della politica democratica non è il singolo individuo, avulso dal contesto, nè tanto meno gli interessi personali di chi campa di politica, ma l'insieme del sistema e la funzionalità complessiva che si riflettono poi nei singoli e nei rapporti tra di essi.
Dovremmo capire chiaramente che il metodo " elettivo " presuppone a priori il rifiuto del diritto egualitario che tutti hanno alla candidatura indipendentemente dal fatto che siano aggregati o no ad un gruppo e che anzi quando un gruppo sotto-insieme, che può anche essere cospicuo, si coalizza per avere in diritto della propria forza numerica - che sulla base del diritto democratico degli individui non è affatto un diritto - un proprio specifico rappresentante, commette un evidente abuso.
Tra individui la procedura egualitaria corretta dovrebbe infatti prevedere prima la ripartizione per sorteggio dei posti di delegato rappresentante, e poi l'eventuale possibilità per chi è stato sorteggiato di farsi sostituire da qualcuno che egli " preferisca" perchè ritenuto più idoneo.
Subordinare il diritto democratico di tutti agli strattoni dei vari gruppi, devia dalla democrazia dei Cittadini verso la dittatura dei gruppi più forti e scatena una specie di assalto alla diligenza democratica dove non vince il diritto, ma la potenza.
Inoltre il metodo elettivo determina un dualismo insanabile nella psicologia sociale che viene spaccata e divisa in due livelli qualitativi diversi e gerarchici, nettamente distinti dove "tu" candidato papabile fai un passo avanti, ed "io" ingiustamente incompreso e snobbato ne faccio uno indietro.
E questa è una ferita che rimane sempre aperta nel sentire democratico egualitario.
Nella antica Atene i pochi Cittadini che godevano dei diritti politici partecipavano come uguali e liberi alla democrazia secondo il metodo della democrazia diretta, e quando era proprio indispensabile l'uso di rappresentanti, usavano il sorteggio e la rotazione ravvicinata.
Questo offriva da un lato la possibilità realmente ugualitaria di partecipare e dall'altro tutelava l'insieme della società dai rischi che individui particolari potessero appropriarsi a lungo della rappresentanza e del potere decisionale, per propri scopi...( saggezza preveggente!)
" L'elezione è dell'aristocrazia e il sorteggio è della democrazia." ( Aristotele)
Quando, dopo duemila anni, la sensibilità sociale dello Stato Moderno chiese l'allargamento dei diritti politici per le classi subalterne, che cosa successe?
Anzichè considerare la nuova società come formata ancora da individui uguali e liberi, quindi col diritto di partecipare in modo egualitario alla democrazia diretta e nel caso anche alla rappresentanza a rotazione determinata dal sorteggio ravvicinato, si è preferito difendere i privilegi delle classi dominanti, semplicemente eliminando il metodo stesso - della democrazia diretta - ed introdurre invece il metodo della "delega elettiva", ben sapendo che, anche se tutti sono "democraticamente" chiamati a partecipare, ad avere la meglio nelle competizioni elettorali sono i soliti pochi che avendone la forza, non da ultimo economica, riescono " liberalmente " ad imporsi.
E questo secondo un principio aristocratico niente affatto egualitario.
In effetti l'intera concezione liberale manifesta un atteggiamento di pronta e forte predisposizione nel riconoscere, accogliere ed offrire spontaneamente rispetto ad ogni manifestazione di potenza, per cui ha una evidente simpatia: nella sua logica applicata il rispetto del diritto dell'altro non è dovuto al riconoscimento del valore esistenziale intrinseco di ciascuno e di tutti, ma solo come diritto al competere in potenza.
Il diritto diventa quindi frutto del contendere muscolare e di qualcosa che più che al rispetto assomiglia al timore: sia in economia che nella politica democratica e questo costituisce un problema per la democrazia quando comporta discriminazione nel riconoscere i diritti di chi "potente non é " fosse anche solo riferito alla capacità di comunicare con autorevolezza mediatica ..e siamo la maggioranza dell'umanità.
La politica democratica liberale diventa un modo per imporre grazie ad un gruppo amico la propria persona, i propri interessi, i propri valori.
E questo fin qui.
Dobbiamo però essere consapevoli che le composite società del futuro globalizzato cercano strade e possibilità totalmente diverse, per affermare quelle identità altrettanto composite che nel tempo confluiranno in una nuova identità, non più mono-costituita e statica, ma plurale, universale e dinamica.
La società che ci attende assume sempre più le caratteristiche di "società degli individui" per distinguersi da quella dei "gruppi" : la mobilità generalizzata, la fine di culture ed ideologie, i cambiamenti geo-politici, liberano una grande differenziazione psichica nelle persone che cercano spazi non disponibili a terzi, dove definire ed affermare la loro propria individualità identitaria.
Questi nuovi insiemi sociali in evoluzione richiedono approcci qualitativamente superiori di quelli finora adottati ed orientati non solo alle " parti" (forti), ma anche alle relazioni tra di esse (anche quelle deboli) all'interno di schemi integrati e dinamici che devono risultare soddisfacenti nella loro totalità in funzione della persona, dei suoi bisogni, delle sue aspettative.
Volendo potremmo considerare la "democrazia" come un sistema essenzialmente psicologico a tendenza empatica, concernente il rispetto tra uguali del comune diritto-dovere, dove la logica che supporta lo schema dei rapporti e delle relazioni delle varie componenti è a dir poco fondamentale.
Perfezionare tale logica è lo scopo ed il mezzo per realizzare un sistema che appunto nella prospettiva del diritto-dovere, sia quanto più armonioso possibile.
E' ora che i democratici progressisti, egualitari e libertari adottino il loro metodo di partecipazione e selezione della rappresentanza da contrapporre a quello elettivo di chi vuole mantenere saldo il potere nelle mani dei soliti.
Per una questione di logica matematica sui rapporti tra numeri, " un voto vale uno " solo quando tutti i soci aventi diritto di voto hanno accesso alla rappresentanza secondo percentuale costante e soprattutto senza esclusi.
Escludere o prevedere l'esclusione dal voto e dalla rappresentanza di un avente diritto, pregiudica il detto del " un voto vale uno ! " ed ogni altro progetto egualitario.
Realizzare nella struttura rappresentativa un proporzionale secco includente, senza aumenti e senza riduzioni, ma anche e innanzitutto senza esclusi, è la sfida per ogni gruppo democratico: nella società democratica contemporanea e tanto più in quella del futuro, la quale per essere accettabile e soddisfacente dovrà necessariamente essere aperta e possibilista a livello identitario ed ammettere al suo interno la differenziazione qualitativa individuale.
Ogni discorso che si contrapponga a questo legittimo scopo, magari in nome della “ governabilità ad ogni costo “, dogma assoluto innanzi tutto di chi difende posizioni di privilegio, è fuorviante ed inaccettabile.
L'identità sociale del prossimo futuro avrà bisogno di una tecnica/metologia di selezione della rappresentanza veramente innovativa rispetto a quella attuale e che realizzi in modo adeguato l'uguaglianza del diritto e la partecipazione reale alla democrazia per tutti, alla universale identità di riferimento e non da ultimo alla equa distribuzione delle ricchezze.
Per un certo periodo la democrazia rappresentativa sarà probabilmente il risultato dell'affiancamento e della interdipendenza di quello che propongono da un lato la attuale democrazia liberale con la rappresentanza elettiva professionistica vincolata a mandato di gruppo e dall'altro la Polis Greca con la rappresentanza volontaristica determinata da rotazione e sorteggio ravvicinato di singoli liberi da appartenenza.
Ora, ciascuno di questi due metodi è funzionale a realizzare motivazioni alla partecipazione qualitativamente diverse: per quel che riguarda il primo metodo abbiamo sempre visto che esso realizza le aspirazioni di chi cerca con la politica professionistica e quasi sempre partitica, di affermare la propria personalità, di farsi i propri interessi - personali e di gruppo -, la propria carriera, i propri privilegi e quindi in funzione di questi e non di altri scopi costui è disposto ad utilizzare metodi e mezzi non sempre limpidi sotto il profilo della correttezza etica e a volte della legalità, causando danni enormi e ben scarsi vantaggi all'intera società.
Qui si manifesta una sorta di "demone" del potere che permea la psicologia dell'eletto con intensità varie che a volte arrivano alla megalomania e alla megalotimia.
La volontà di potere, molla e base motivazionale di buona parte della filosofia liberale e della poliarchia planetaria, in breve si riversa sulla democrazia puntando dritta al "possesso" del potere decisionale democratico e alla sua cristallizzazione massima nelle mani di pochi, lasciando fuori dal reale riconoscimento del diritto egualitario tutti gli altri.
Il secondo metodo invece non è stato ancora utilizzato nelle democrazie moderne perchè ritenuto una apertura pericolosa dalle classi dominanti che vedrebbero entrare sulla scena delle decisioni politiche, competitori difficilmente controllabili e con scopi autonomi e diversi, che avrebbero comunque effetto de-monopolizzante, libertario ed interclassista, oltre che multiculturale e multietnico, in grado di incrinare la compattezza e l'omogeneità del blocco identitario dominante e dei suoi interessi e privilegi.
Alcuni sostengono che il sorteggio sia inadeguato a rappresentare " tutti i gruppi " che compongono la società e noi diciamo che riesce a rappresentarli molto più che il loro metodo elettivo: tanto più se la rotazione dei sorteggiati viene velocizzata, con il ricambio continuo e frequente, per una logica statistica delle probabilità, il campionamento ottenuto sarà di conseguenza sempre più corrispondente alla composizione qualitativa della società, certo non in funzione dei gruppi, ma degli individui, ..che è ciò che più ci interessa.
I mandati a tempi brevi e la rotazione continua nella Quota Diretta servono proprio a questo.
Questo secondo è il metodo più semplice per difendere il bene comune e impedire che il potere deliberante rimanga cosa privata, tanto è vero che nessun aspirante professionista di partito vorrà mai utilizzarlo per programmare la propria carriera: il sorteggio e la rotazione ravvicinata offrono scarse garanzie di stabilità di incarico e di impiego.
Tuttavia ci sono molte altre persone, molti altri Cittadini che possono essere parecchio interessati a questo secondo metodo di partecipazione e selezione della rappresentanza politica, a partire dal mondo del volontariato responsabile e della società impegnata, dai movimenti non istituzionalizzati, studenti con passione politica, pensionati con tempo libero da utilizzare proficuamente, minoranze escluse dalla scena dei "grandi", donne con esperienze e voglia di contribuire positivamente, lavoratori di vario genere che vorrebbero partecipare attivamente e direttamente alla politica senza fare gavetta e manovalanza in partiti gerarchici, senza mettersi in ballo con costosissime campagne elettorali, mantenendo le normali occupazioni, ecc.
Semplicemente voglia di partecipare per senso civico, mossi da una volontà volta al benessere comune, per migliorare se stessi e la società.
Innovatori nel senso qualitativo di ciò che è l'impegno politico.
In effetti, essere o non essere disponibili alla partecipazione decisa dalla rotazione collaborativa e dal sorteggio ravvicinato, è il test, il riscontro, la cartina di tornasole che dichiara la natura e l'essenza qualitativa della motivazione personale.
..Sembrerà anche poco, ma è pur sempre una bella mezz'ora!
" La sfida del prossimo secolo sarà di rendere democratica la Democrazia!" ( M. Gorbaciov 1999 )
IL METODO DELLA DEMOCRAZIA INCLUDENTE.
I° Stadio : Riappropriarsi della democrazia - L'affiancamento.
( transizione di fase )
Se come dice il grande fisico Luigi Fantappiè nella sua " Teoria Unitaria " " la differenziazione è lo scopo delle strutture viventi " , e tanto più per l'essere umano, è fondamentale che questo processo possa avvenire in piena libertà e senza pretendere di appiattire ed omologare le diverse capacità in un sistema culturale secolare, relativo, predefinito.
Se la tendenza dei fenomeni sintropici, come sono gli esseri viventi, e l'uomo è uno di essi, è quello di ridurre la dispersione di energia per mantenere la vita, risulta chiaro che la scelta giusta, quella più intelligente che punta a risultati migliori e soddisfacenti all'interno della dinamica storica e dell'ecosistema complessivo, sembra perciò essere " armonizzare le differenze senza dispersione di energia”.
(E qui etica sociale sembra sinonimo di intelligenza scientifica).
La storia ci mostra, per chi vuol vederlo, che la libertà di espressione della differenziazione non accetta costrizioni e tanto meno nel rivendicare il diritto alla piena dignità.
Questo ci dovrebbe insegnare che la partecipazione alla scelta delle famose regole comuni che rendono possibile la convivenza, è qualcosa a cui nessuno vuole rinunciare.
E qui entra in gioco la democrazia come sistema psicologico collettivo diverso dal confronto muscolare, come atteggiamento mentale partecipativo, come accettazione dell'altro, come riconoscimento della uguaglianza del diritto e del dovere, come ricerca di soluzioni attraverso il dialogo.
In essa il pensiero del singolo influisce in modo osmotico sulla mente degli altri, realizzando la responsabilità partecipata al mantenimento e all'evoluzione dell'auto-coscienza del corpo sociale.
Bisogna anche precisare che il processo di affinamento della sensibilità individuale e collettiva rispetto al sentimento sociale, procede secondo un' evoluzione progressiva sequenziale, dove ogni fase introduce quella successiva.
Guardando alla psicologia di sistema, la situazione presente, comune a tutte le democrazie rappresentative attuali, ci trova tragicamente ingabbiati e bloccati: semplicemente non vogliamo più il sistema dei partiti, ma non sappiamo come sostituirlo.
Di più; detestiamo i politici professionisti, ma non vediamo come e con cosa sostituirli per liberare una democrazia di cui percepiamo la grave crisi.
In realtà siamo stati così a lungo condizionati, da non vedere che la soluzione più semplice e giusta è senza dubbio la formula della democrazia diretta dove tutti siamo chiamati alla partecipazione alle scelte, senza mediatori di alcun tipo.
Esiste quindi e tuttavia il problema di come uscire da questa situazione contemporanea di “oligopolio “ dove la struttura della democrazia rappresentativa, che in teoria dovrebbe essere gerarchicamente subalterna alla democrazia diretta, nei fatti è diventata l'unica legittimata nel diritto applicato, assumendo le caratteristiche di “ sistema obbligato”.
E' perciò necessario ridefinire gli ambiti concettuali delle priorità, realizzare una forte coscienza democratica nella società e conseguentemente applicarsi a spostare il baricentro democratico dalla struttura della rappresentanza all'insieme dei Cittadini e alla democrazia diretta, nonché di ridimensionare l'importanza della rappresentanza stessa rendendola oltre che subalterna alla democrazia diretta, anche liquida, egualitaria, includente.
Dovremmo saper cogliere l'opportunità offerta dalla crisi attuale per tentare strade diverse e innovative che si pongano l'obiettivo di recuperare il sentimento dell'uguaglianza democratica e l'allargamento, nonché l'inclusione, di tutti i Cittadini nei processi decisionali e nella partecipazione politica.
In competizione qualitativa con il professionismo politico-partitico e con l'idea che lo sostiene.
É fin troppo facile vedere che i poteri forti, soprattutto economici, hanno nel metodo “ elettivo liberale “ di selezione della rappresentanza presunta democratica, lo strumento ideale per imporre i propri candidati che poi decideranno politiche funzionali ai loro particolari interessi.
( Per rendersi conto di quanto sia poco ugualitario questo meccanismo, basta guardare ai costi della comunicazione politica e propagandistica attraverso l'acquisto di adeguati spazi mediatici: per la poltrona di sindaco di una grande città vengono sperperati milioni di dollari o euro! Per quella di primo ministro acquistate, monopolizzate ed utilizzate intere emittenti televisive nazionali, addirittura gruppi editoriali! )
Questo metodo aristocratico di selezione sta mostrando ovunque i propri limiti fisiologici e generando una profonda crisi di consenso tra i Cittadini, dimostrata dal fatto che la disaffezione e l'astensione dal voto e dalla partecipazione politica hanno raggiunto percentuali altissime.
Esiste però nel corpo sociale, nel sistema dei sistemi, una volontà di auto-organizzazione mai sopita, per rintracciare modalità di partecipazione e selezione democratica al di fuori dagli schemi imposti dalla cultura del Pensiero Unico, incarnata nel Sistema partitico, basti guardare i vari esperimenti tentati in molte democrazie.
C'è in molti Cittadini, la voglia di trovare quel “ passaggio intermedio” libertario che possa aprire al mercato della partecipazione politica al di fuori dai partiti e permettere al singolo di arrivare direttamente e senza mediazioni alla decisione politica, per rispondere al famoso " appello per l'assunzione di responsabilità generalizzata."
E' necessario che ogni singolo, ogni gruppo sociale e l'intera umanità possano avere il diritto reale alla puntuale decisione del come coesistere dentro una democrazia democratica.
Questa innovazione, qualitativamente più appetibile di quanto non siano stati fino ad ora il partito e la lista civica personalizzata e caratterizzata, sarà quella breccia che una volta allargata potrà abbattere la muraglia blindata costruita dai partiti intorno alla partecipazione democratica.
Lo strumento tecnico che andiamo qui a proporre è il mezzo che permette, nel pieno rispetto dello spirito liberale, ma anche e soprattutto libertario, di portare le ragioni dell'Insieme e di quel “ Tutto che è più della somma delle parti “, di ciò che non è omologabile e riconducibile ai partiti, all'interno del confronto democratico.
Con lo scopo aggiunto di strappare spazi a coloro che finora hanno trovato nella politica professionistica terreno di conquista, come si trattasse di un qualunque altro settore economico su cui proiettare l'affermazione degli appetiti personali, delle ambizioni e degli egoismi.
Questo nuovo strumento è tale in quanto rappresenta l'alternativa ugualitaria di partecipazione e selezione della rappresentanza e realizza motivazioni di sincero servizio alla comunità democratica.
In esso, la rotazione collaborativa, il sorteggio ravvicinato e la libertà da vincoli di gruppo sono i cardini portanti.
LA QUOTA DIRETTA: UGUAGLIANZA NELLA RAPPRESENTANZA
(Mandato stocastico)
( Elemento catalitico non lineare )
Ribadiamo per chi non lo avesse molto ben presente che la migliore formula di partecipazione democratica è senza ombra di dubbio quella DIRETTA e lo dimostra il fatto che nel corso dei secoli la cultura del potere ha sempre fatto di tutto e di più per nasconderla e svilirla.
La democrazia diretta rimane sempre lo scopo finale.
Comprendiamo a malincuore che in certe situazioni di operatività quotidiana, si possa pensare di utilizzare la formula della delega di rappresentanza e quindi ci applichiamo a delinearne le caratteristiche, che dovrebbero risultare in primis la subalternità al sistema democratico generale in quanto semplice sotto- struttura, funzione del sistema e riconoscere che essa non può assolutamente mai costituire sistema in se stessa.
Inoltre questa struttura rappresentativa, stabile, efficiente, affidabile, credibile ed autorevole dovrebbe risultare perfettamente permeabile ai singoli Cittadini.. a tutti i singoli Cittadini in modo egualitario.
La storia ci consegna una realtà totalmente capovolta: la rappresentanza, la funzione, nel suo voler essere sistema in sè sovrapposta al sistema democratico d'insieme, diventa totalitaria e causa molti danni.
Ecco perchè diamo il varo ad un mezzo finalizzato a riequilibrare e rivoluzionare in meglio la situazione, un vero ponte-corridoio tra sistemi diversi che permette di abbandonare un sistema ormai rifiutato e di incamminarsi verso uno migliore ancora da delineare.. a questo mezzo diamo il nome di “ Quota Diretta”.
Questo mezzo tecnico crea un processo che permette ai soci aventi diritto di voto di una qualunque assemblea, partito, associazione, condominiale, bocciofila, comune, provincia, regione, stato, confederazione, di avere una rappresentanza ad essi stessi qualitativamente compatibile e di ambire ad una partecipazione diretta egualitaria.
Ogni assemblea democratica al momento di scegliere i propri rappresentanti, nella fase del processo di delega, dovrà confrontarsi all'interno di se stessa per decidere se prevedere o meno la possibilità portata dalla presenza di una “ Quota Diretta “- stocastica - e qualificarsi così nella sua qualità di apertura, vicinanza, libertà, uguaglianza, trasparenza e risultare meno autoritaria e chiusa nel classico effetto silo.
In pratica tutti coloro che non si riconoscono nei candidati ufficiali, anziché essere obbligati a ripiegare sul “ meno peggio “ o semplicemente astenersi dal voto ed essere così scippati del diritto alla rappresentanza, cannibalizzati dai candidati ufficiali che così si appropriano illegittimamente di consenso non concesso, possono appunto candidarsi o candidare un'altra persona in una lista che si chiama della “Quota Diretta”e votarla, oppure anche solo votarla.
La Quota Diretta diventa così lo strumento per dar voce e rappresentanza ugualitaria e diretta a qualunque forma di dissenso non si riconosca nelle candidature ufficiali, in qualunque contesto assembleare e di gruppo.
Essa inoltre interrompe il meccanismo e la logica alla verticalizzazione del potere decisionale costitutivi della filosofia liberale accentratrice.
Nella società civile democratica la Quota Diretta realizza a livello operativo la volontà di auto-determinazione ed autonomia anche di quel civismo plurale e differenziato, indipendente ed egualitario, espressione del territorio e delle comunità locali in opposizione/alternativa al sistema centralizzato e gerarchico del blocco dei gruppi e dei partiti nazionali.
Cittadini liberi da appartenenza partitica col loro buonsenso e la loro autonoma capacità di decisione, hanno qui la possibilità reale di partecipare alla competizione elettorale, in modo egualitario e non discriminante del diritto, senza dissanguarsi in costose campagne elettorali, senza subire i dictat di partiti gerarchici, senza sottomettersi alle volontà e alle pressioni di gruppi di opinione, senza la trafila della gavetta prevista per i neofiti alla carriera.
Il consenso d'insieme raccolto dalla Quota Diretta e consolidato in un certo numero di mandati di rappresentanza ed incarichi viene assegnato agli auto-candidati per frazioni di tempo uguali secondo due modalità principali:
-
Totale: questo è il caso in cui vi siano pochi candidati in proporzione ai mandati da ricoprire: partecipazione a rotazione di tutti i candidati della Quota Diretta, in successione sia concordata, oppure casuale/sorteggio. In questo caso tutti sono inclusi.
-
Parziale: questo è il caso in cui vi siano molti candidati e pochi mandati da ricoprire: quando vi siano barriere burocratiche applicative che rendano inapplicabile al contesto il metodo precedente, o una condivisa decisione in merito, si può frazionare ogni singolo mandato in periodi uguali e accettabili dalla operatività dell'assemblea di destinazione e quindi assegnarli ( in questo caso la rotazione viene assegnata sempre per sorteggio ad un numero di rappresentanti eguale al numero delle frazioni di mandato da coprire ). In questo caso alcuni candidati restano esclusi.
Nel caso in cui il candidato sorteggiato non riesca poi a ricoprire in modo completo la frazione di mandato assegnatagli, non è nella sua disponibilità di farsi sostituire da persona da egli stesso indicata, ma questo diritto/dovere spetta alla Quota Diretta che provvederà a nuovi sorteggi specifici per coprire la supplenza.
Per evitare scherzetti inopportuni, all'atto di iscriversi come candidato alla Quota Diretta (Mandato Condiviso), può essere richiesto di firmare una sorta di "cauzione di correttezza" che prevede dimissioni in bianco che verrà completata di " data " solo a calendario di rotazione completato.
Le votazioni interne alla Quota Diretta avvengono preferibilmente secondo “ voto segreto “, per tutelare il diritto alla libertà di scelta e anche per evitare personalizzazioni indebite delle opinioni e delle diverse posizioni.
La Quota Diretta in se stessa non è mai orientata qualitativamente secondo ideologia, ma mantiene nell'insieme neutralità e rispetto della libertà e delle posizioni individuali.
Ogni Quota Diretta può darsi degli obiettivi e delle linee guida, però il sorteggiato è libero di aderirvi oppure no, inoltre egli non è portavoce della Lista, ma solo di se stesso.
La candidatura alla Quota Diretta di chiunque abbia i requisiti di legge previsti per la eleggibilità democratica, non può essere rifiutata, pena il diritto di nominarsi nell'insieme “ Quota Diretta”.
In questa prima fase, le applicazioni di questo metodo alla politica democratica si consolidano in tre strumenti organizzativi, collegati tra loro nei tempi sociali della sensibilità democratica secondo una sequenza progressiva che ha scarse probabilità di essere disattesa.
Il 1° prepara il 2°, il 2° prepara il 3°.
Ciascuno di questi mezzi-stadi applicativi, può essere utilizzato sia da solo, sia in abbinamento con gli altri:
1° e 2°; 1° e 3°; 2° e 3°; 1°, 2° e 3°.
Primo) La Lista della Quota Diretta:( Mandato Condiviso)
è un mezzo attivo dove uno si candida, che nasce dalla volontà di individui a-partitici di partecipare in modo autonomo ed egualitario, nello spirito di servizio disinteressato alla comunità democratica e totalmente indifferenti al ricatto del " consenso elettorale ad ogni costo".
Può essere nell'insieme sia neutro che orientato ideologicamente agli obiettivi, ma va comunque mantenuto sia il metodo della rotazione dei rappresentanti totale o parziale tramite sorteggio, sia la totale libertà del delegato,( che non è mai vincolato ad eventuali caratterizzazioni dell'insieme) .
Qui è possibile concordare non tanto la durata dell'impegno, che è uguale per tutti, ma la tempistica della rotazione, il calendario del turn-over.
La compilazione iniziale della Lista (ufficiosa e ridotta), per la necessaria possibilità di identificazione della stessa nella fase elettorale - dato che è possibile la coesistenza di varie Liste della Quota Diretta diversamente caratterizzate per obiettivi differenziati -, avviene sempre attraverso il sorteggio dei nominativi tra tutti i candidati che si propongono e che hanno già sottoscritto quella cauzione di correttezza che indipendentemente dalle eventuali barriere legislative locali, permette poi l'onesta rotazione.
Secondo) La Quota Diretta Civica: (Mandato Condiviso Pubblico)
è un mezzo attivo dove uno si candida, è il passaggio sequenziale successivo e prevede che la possibilità fornita ai Cittadini dalla “ Lista della Quota Diretta” sia istituzionalizzata e resa permanente a cura dell'amministrazione pubblica.
Funziona sempre col metodo della rotazione totale o parziale tramite sorteggio e della libertà individuale.
Non può essere pre-orientata, ma sempre e solo neutra nelle finalità.
La tempistica non è concordabile, ma soggetta solo al sorteggio.
Terzo) La Quota diretta Includente:(Mandato condiviso pubblico includente)
è un mezzo passivo dove nessuno si candida, completa il cerchio e prevede che a quella che era la Quota Diretta Civica - e che come tale può essere anche mantenuta in contemporanea - vada adesso riconosciuto il diritto di rappresentare anche gli astenuti dal voto, le schede nulle, le schede bianche, tutte le frazioni di voto residuali eccedenti non consolidate in rappresentanti.
Praticamente le viene riconosciuto il diritto a rappresentare " gli assenti silenziosi ", tutti i potenziali voti non consolidati in rappresentanti di qualunque altra appartenenza, conferendole così la caratteristica di “includente“ e quindi il diritto a rappresentare l'insieme di tutti quei singoli completamente liberi da appartenenza di gruppo, ma con pari dignità ad essere coinvolti nella partecipazione democratica.
Anche e soprattutto degli " astenuti " ai quali si riconosce il diritto politico ad avere una rappresentanza qualitativamente consona che essi singolarmente, se sorteggiati, possono o meno accettare.
Agli astenuti, con il sorteggio viene messo in mano non il semplice potere di delegare, ma quello alla piena, diretta e reale partecipazione decisionale: sottrarsi a questa possibilità qualitativamente diversa e superiore, sarà una scelta di cui ciascuno dovrà assumersi piena responsabilità, ora finalmente senza scuse alla luce di una complessivamente rinnovata sensibilità sociale e politica.
I mandati vengono assegnati per sorteggio agli “ astenuti “ come rilevabile dagli elenchi degli aventi diritto che non hanno votato.
Ps: L'unica forma di maggioranza riconosciuta dalla Democrazia Includente è quella che riconosce il valore del diritto a " tutti gli aventi diritto " e che solo ad essi fa riferimento, anche se assenti o astenuti a vario titolo: l'unica maggioranza che ha l'autorevolezza del decidere per tutti.
Crisi del sistema: la richiesta al decidere.
Quella che ci vede coinvolti è una crisi di sistema.
Un sistema entra in crisi quando le relazioni tra le sue componenti si rivelano inadeguate non solo per evolvere verso una maggiore armonia, ma perfino per il mantenimento minimo del sistema stesso.
In generale la natura di un sistema vivente è dinamica e quindi prevede il suo continuo riequilibrio attraverso aggiustamenti continui nei rapporti e nell'interazione tra gli elementi.
In effetti nelle nostre società sta cambiando qualcosa non solo nelle forme esteriori e sulla superficie, ma soprattutto nei piani sottili e profondi relativi all'identità individuale, al senso di appartenenza, al bisogno di libertà e riconoscimento e la qualità delle relazioni che fino a ieri era riconosciuta come sufficiente, oggi si rivela inadeguata.
La grande accelerazione dei cambiamenti, sta portando alla coscienza collettiva anche una sensibilità democratica nuova e più avanzata e questa nuova consapevolezza chiede riconoscimento e legittimazione in ogni ambito: alla cultura, alla società, alla politica.
L'unico dato certo di questo generale fermento è che nulla sarà più come prima e che la voglia di cambiamento all'interno del “sistema” non prevede elementi, rapporti e relazioni superiori, esterni, intoccabili ed esonerati dal processo in corso.
Proprio perchè la qualità di questo bisogno di cambiamento è sistemica, tutto è e sarà oggetto di profonda ridefinizione.
Politica compresa.
In particolare a quest'ultima si chiedono riconoscimento e dignità per tutti, oltre a spazi e strumenti applicativi ancora tutti da definire, ma non per questo non assolutamente necessari.
Quelli che fino a poco tempo fa si pensavano certezze e dogmi, vengono ormai percepiti come obsoleti.
Se “politica” è decidere, allora stabilire chi decide non è secondario a nessuna altra questione, ma “primario”.
In una società che proponendosi come democratica si caratterizza per il fatto che questo decidere politico è di tutti, ripeto “di tutti”, questo è il problema dei problemi che abbiamo di fronte e che tutti vogliamo risolvere.
Ricordiamoci che se la società viene costruita da una parte, da un gruppo e non da tutto l'insieme, essa non è la società di tutti e dell'insieme, ma la società di una parte e dei pochi e che risulterà estranea e matrigna per i molti esclusi che non si sentono mai a casa propria dato che pur avendoci messo tempo, lavoro e sacrifici, in proposito non decidono neppure i dettagli, il colore delle pareti e dove metterci una foto.
L'eguale diritto che tutti hanno all' “ esserci “ sociale e politico, dovrebbe finalmente prevedere che tutti possano decidere il come.
Questo è il cambiamento sistemico in atto: la richiesta al decidere.
E a tal proposito è meglio non tentare giochetti di prestigio e sviare su altre questioni e palliativi..non sarebbero graditi a lungo.
Dato che ciascuno ha una propria visione soggettiva che manifesta in una particolare e conseguente logica a cui non vuole rinunciare, stabilire chi decide, significa dare priorità alla visione che si vuole realizzare.
Oppure e viceversa, stabilire che società si vuole implica stabilire chi la progetta e realizza.
Esempio: se a decidere sono i ricchi, tutta la società si piega e conforma verso i modelli e gli schemi della loro“visione”.
E' fin troppo chiaro che affinchè tutti decidano il come, è necessario che gli strumenti di decisione siano a disposizione reale di tutti allo stesso modo.
Qualcuno parla di “ migliori candidati “ entrando in quella logica che Aristotele definiva “aristocratica”..(in alternativa qualitativa a “ democratica”) che serviva e tuttora serve a giustificare che “pochi e non tutti” hanno il diritto del decidere politico e quindi come pensiero affossatore della democrazia diretta.
Purtroppo il metodo elettivo dei presunti e millantati “ migliori “ ( in una società di valori inquinati e distorti, di partenze e basi e percorsi sociali iniquamente diversi e con l'accesso alla comunicazione dai costi proibitivi ) per tutta una serie di questioni, va tutto a vantaggio delle classi dominanti, rivelandosi inadeguato a rappresentare in modo qualitativamente compatibile i molti non potenti privi di patentino di ” migliori”.
Dimenticando e confondendo che in una società complessa ed articolata come quella attuale nessuno ha in sé le caratteristiche per avere competenze in ogni campo ed attività: ciò che conta è che abbia a disposizione tecnici ed esperti che gli forniscano tutto ciò di cui la sua libera e responsabile maturità ha bisogno per decidere al meglio.
In generale, l'evoluzione qualitativa di un sistema vivente non è tanto nella presunta o reale qualità degli elementi che lo compongono, - qui è sufficiente uno standard medio anche con le persone -, ma nei rapporti, nelle relazioni, nell'interazione che li coordina in vista dell'obiettivo: e questo è l'oggetto da modificare.
Il possesso ed il congelamento del diritto al decidere nelle mani di pochi che alcuni chiamano “ migliori “ significa rapina del diritto per tutti gli altri di poter costruire la loro società.
Ad oggi, questi ultimi sono stranieri ed estranei in una società progettata e gestita da altri, da pochi e per pochi.
Il fatto che una moltitudine di Cittadini non si sente partecipe dei processi decisionali, non è semplicemente un segno della loro volontà di auto escludersi, ma di un evidente fallimento della democrazia rappresentativa liberale.
In effetti, i gruppi e le persone che prosperano basando i propri privilegi sull'ingiustizia legalizzata e sulla rapina continua ai danni della vita e del pianeta, distorcendo il senso di quelle modalità che la filosofia liberale chiama " cogliere le opportunità ", hanno bisogno di impedire che le moltitudini possano controllare e decidere direttamente per difendere se stesse e i propri diritti e magari per bloccare proprio i loro progetti e privilegi.
In funzione di questo scopo hanno inventato l'intera cultura della democrazia rappresentativa, sminuendo, svilendo e nascondendo la democrazia diretta.. per farla dimenticare.
Dopo aver intercettato il potere sociale egualitario di decidere direttamente e averlo deviato verso la rappresentanza ammaestrata, hanno pensato di verticalizzare la rappresentanza stessa con continui passaggi di concentrazione, in un sistema a gradini per ambiti di competenza, ben distinti e impermeabili, progressivi e sequenziali verso un vertice esclusivo ed escludente, attraverso lo strumento della delega.
Il trucco dei trucchi.
Il sistema di gestione del decidere politico risulta così piramidale ed ogni passaggio che dalla base porta al livello più in alto verso il vertice, prevede da un lato trasferimento, affidamento e concentrazione di potere e dall'altra conseguente proporzionale esclusione di molti.
Di delega in delega.
Verrà il tempo in cui ripensando agli attuali partiti e ai loro sistemi regimi, li vedremo come goffi misfatti contro il diritto comune così come è stato per altre istituzioni mentali e socialmente applicate dalla storia nefanda del potere ad ogni costo (schiavitù, monarchia assoluta, voto per censo e per sesso, ecc.).
E' ormai ora che i progressisti di tutto il mondo realizzino metodi di partecipazione di democrazia diretta anche alla struttura della rappresentanza e che non siano lineari alla logica di questo sistema che prevede verticalizzazione ed inevitabile esclusione di massa.
In modo che la rappresentanza sia alla portata non solo degli individui espressione della potenza del gruppo che hanno alle spalle, ma anche di tutti quelli liberi da appartenenza.
Rendere permeabile alla democrazia diretta il livello della rappresentanza è fondamentale per avere la base decisionale di una società in cui tutti si riconoscano, dove tutti hanno diritti e doveri eguali, diritto oltre che di approvare anche di proporre, in modo che “ogni” informazione e sollecitazione e problema abbia possibilità di essere considerato dal corpo sociale..
E questo come base di ogni ulteriore evoluzione armonica.
Modello per primarie a spiccata differenziazione.
PREMESSA
Considerato che quello delle Liste Civiche Italiane sembra essere uno degli ambiti culturali e politici a più avanzata sensibilità democratica, con idee molto chiare e non ipocrite sia sulla democrazia diretta che sulla delega e la rappresentanza, credo sia ormai tempo di avere il coraggio per presentare questa proposta di possibile ”modello di primarie” per costituire una eventuale Lista Nazionale che le rappresenti.
In una realtà sistemica incentrata sulla democrazia rappresentativa parlamentare, al momento ancora non sostituibile da una democrazia diretta totale, è però possibile ridefinire le modalità della partecipazione delegata agendo sia sulle motivazioni individuali e sullo spirito del partecipare, sia sui tempi.
Il tutto nell'ottica di rivitalizzare l'attenzione generale e per fornire nuovi modelli ed esempi all'immaginario collettivo in grado di scardinare il monopolio culturale e la blindatura realizzate dai partiti su quella che dovrebbe essere la nostra democrazia.
Possibile modello per “ Primarie “
per costituire una Lista democratica includente della differenziazione individuale libera da appartenenze e che nella sua formulazione si avvicini il più possibile al modello di indagine qualitativa " aperta " , in alternativa ai modelli di lista " chiusa " visti finora.

- Si stabilisce chi ha diritto di voto.( probab. “tutti coloro che hanno i requisiti di legge” ma sarebbe auspicabile includere chi si impegna pur non godendo dei diritti di cittadinanza, vedi migranti ecc.)
-
Si stabilisce chi ha diritto alla candidatura.( probab. “ tutti coloro che hanno i requisiti di legge”)
-
Si stabiliscono le modalità fisiche e temporali della consultazione elettorale (voto palese, segreto, di persona, via internet, scadenza ecc.).
-
Si offre la possibilità di candidarsi in modo alternativo( e votare) in due Liste distinte con caratteristiche qualitative diverse, ma sulla stessa scheda:
-
Lista Elettiva tradizionale:
(soddisfa le comuni aspettative individuali di candidati fin qui viste)
La preferenza va direttamente al Candidato.
Viene eletto chi ottiene maggior consenso.( anche per questa lista è prevista la possibilità del mandato condiviso auto-organizzato)
-
Lista a Quota Diretta - stocastica:
(soddisfa le aspettative di coloro che sono liberi da appartenenza e quindi non hanno alle spalle gruppi di potere che li possano eleggere)
la preferenza va a tutta la Lista.
Il mandato viene sorteggiato tra tutti i candidati.
° Lista a Quota Diretta con mandato condiviso:
(soddisfa le aspettative di partecipazione egualitaria e condivisa di "volontari" della politica)
Vengono eletti tutti i candidati della lista che ruoteranno per eguali frazioni di mandato
(ad es. 5 anni per 12 mesi= 60 mesi che con 10 candidati in lista, sono 6 mesi ognuno.
Ciò implica che più candidati ci sono in lista e meno tempo a testa).
Nel caso le frazioni temporali risultassero inapplicabili al contesto di riferimento, e non fosse possibile realizzare la rotazione totale di tutti i candidati, si procederà ad una rotazione parziale, dopo aver accertato qual è il numero massimo di frazioni/rotazione accettato dal contesto di riferimento, (4 mesi – 6 mesi ecc.) queste verranno assegnate /assunte per sorteggio.
Stante l'attuale normativa (art.67) al momento di auto-candidarsi nella Lista a mandato condiviso, può essere richiesto di sottoscrivere una sorta di cauzione di correttezza, dimissioni in bianco che verranno compilate di data solo dopo aver assegnato e stabilito tutta la sequenza della turnazione oppure dar sfoggio di fiducia ed evitare questo passaggio.
-
Votazione:
1) Si vota la Lista, (una o l'altra),
(chi vota la Lista Elettiva esprime le preferenze, la durata del mandato e l'eventuale rotazione di condivisione).
(chi vota la Lista a quota diretta con l'opzione eventuale del mandato condiviso, sceglie anche la durata della frazione di mandato e parallelamente il numero di partecipanti che andranno ad alternarsi.
Si vota anche per la possibilità di assegnazione:
A (soluzione omogenea) oppure B (soluzione mista).
-
Spoglio ed esiti:
Due possibili letture ( A ) e ( B ) per assegnare il/i mandato/i.
-
( A ) Soluzione Omogenea.
La Lista che ottiene la maggioranza assoluta – 50% + 1 – prende tutto.
Nel caso di vittoria della Lista Elettiva e il/i mandato (ogni mandato) viene assegnato al/i candidato/i con maggior consenso: come sempre.
Nel caso la vittoria vada alla Lista a Quota Diretta il/i mandato (ogni mandato) viene assegnato per frazioni temporali eguali a tutti i candidati.
-
( B ) Soluzione Mista.
Il mandato (ogni mandato) viene assegnato per frazioni temporali proporzionali al consenso ottenuto da ciascuna Lista e poi gestito dalla stessa secondo le specifiche modalità di riferimento. Esempio semplificato:
risultati con 60% del consenso alla Lista Elettiva tradizionale
( mandato di 5 anni = 52 settimane x 5 = 260 x 60% = 156 settimane assunto dal candidato della Lista Elettiva con maggior consenso)
e 40% del consenso alla Lista a Quota Diretta
( mandato di 5 anni = 52 settimane x 5 = 260 x 40% = 104 settimane in una rotazione a parti temporali eguali dei candidati sorteggiati nella Lista a Quota Diretta.)
Spero di risultare comprensibile nonostante la schematizzazione semplificata.
Considerazioni minime:
Le implicazioni di questo metodo sono molteplici sia sul versante della linearità logica del sistema in essere, sia su quella della discontinuità e di possibili comportamenti emergenti di un sistema innovativo più avanzato.
Gli sviluppi sono numerosi e a catena con effetti collaterali di effetti collaterali..
Qui si offrono spazio ed opportunità alle aspettative nei confronti della partecipazione sia di tipo tradizionale “professionistico” sia di tipo volontaristico occasionale.
Costituisce un tentativo di forte caratterizzazione dell'evento ed orientamento alla partecipazione dal basso anche per coloro che non hanno gruppi di sostegno alle spalle e quindi , col permanere delle logiche di potere dei gruppi, con scarse o nulle possibilità di partecipare direttamente al decidere politico istituzionale.
Una apertura alla maturità individuale libera da appartenenza.
Ricordo a tutti che i “ migliori rappresentanti ” non sono quelli in cerca di affermazione personale che fanno grandi proclami elettorali, ma quelli mossi da spirito di servizio disinteressato e collaborazione egualitaria e democratica.
Considerazioni sul metodo:
" Meglio organizzare il sogno che subire l'incubo!"
( processo di sovrapposizione degli effetti )
Questo metodo modifica non solo le forme, ma anche e soprattutto i rapporti di forza interni al sistema-società e dello stesso con le proprie espressioni di struttura.
Frazionare e redistribuire secondo principi di uguaglianza il mandato di delega alla rappresentanza di cui è titolare la Quota Diretta è una autentica rivoluzione concettuale, in quanto si rivolge a modificare sostanzialmente la logica di base da cui scaturisce poi tutto la struttura concettuale del sistema della democrazia rappresentativa.
Questa operazione apre infatti prospettive assolutamente inaspettate e di qualità diversa (superiore) all'interno degli schemi di pensiero e di rapporto di tutto il sistema, dove il pilastro portante, la base, l'idea madre viene attaccata e superata qualitativamente con effetti difficilmente schematizzabili.
E' il crollo di un dogma assoluto.
Un attacco al cuore monolitico della democrazia rappresentativa liberale.
Una riappropriazione del diritto democratico di cui beneficeranno tutti i Cittadini..perfino quelli contrari.
Un primo esempio di uguaglianza e sentimento di collaborazione applicato ad un ambito che si credeva impermeabilizzato e sclerotizzato.
Una breccia che prospetta scenari tutti da inventare ed di cui essere finalmente protagonisti.
Inoltre la coesistenza di partiti, espressione di gruppi sociali, integrata dal basso dalla democrazia diretta di singoli Cittadini autonomi, piace alle persone oneste e di comune buonsenso che non si sono mai impegnate in attività politica perchè incompatibili con la disciplina di partito e certe pratiche non trasparenti: il loro potenziale è sempre rimasto inespresso e sprecato.
Questa Lista della Quota Diretta,( o del Mandato Condiviso) “ non partito “ per “ non professionisti” nell'accezione positiva di volontari miglioratori, dopo il necessario rodaggio, potrà appunto essere istituzionalizzata e resa opzione permanente (Civica), nonché assumere poi la caratteristica di “ Includente “ e costituire uno spazio libero per la responsabile volontà e il buonsenso di tutti Cittadini in competizione qualitativa con i candidati partitici tradizionali.
Nel breve periodo uno degli scopi primari è quello di dare un esempio di partecipazione permeata da spirito di libertà, consapevolezza, maturità, senso civico e anche di dissenso nei confronti dei diritti a lungo negati dalla politica verticista e accentratrice dei soliti noti.
Questo è il metodo di riferimento per tutti quei Cittadini non professionisti della politica che non si riconoscono più nel sistema dei partiti e che vogliono partecipare in modo auto-determinato e collaborativo, senza costosissime campagne elettorali, uscendo magari dall'astensionismo sterile.
Qui va fatto un richiamo forte a quelli che sono per attitudine mentale i cosiddetti “ Intellettuali “ ai quali va addossata una responsabilità maggiore per la degenerazione del sistema democratico, sociale e politico, in cui ci troviamo: riservare a se stessi il ruolo di “chiamare i pompieri quando la casa brucia “ non li assolve certo dal fatto di non aver vigilato preventivamente e di essere stati inadeguati al ruolo storico che sono chiamati a svolgere.
Certo in una democrazia anche solo nominale, tutti sono compartecipi dei risultati e ogni Cittadino fa la sua parte, però da coloro che dovrebbero essere le guide degli altri perchè ne hanno i mezzi mentali e culturali, è giusto aspettarsi indicazioni e soluzioni.
Costoro sono invitati a fare la loro parte almeno ora, impegnandosi e permeando con la qualità della loro partecipazione le prime Liste della Quota Diretta, e senza nascondersi dietro a scuse, provvedere a vararle in modo adeguato.
Rotazione a sorteggio e libertà, l'accoppiata che permette anche all'ultimo degli ultimi di essere alla pari e se sorteggiato di decidere in modo libero e direttamente responsabile.
Questa possibilità risulterà rivoluzionaria sul piano qualitativo della partecipazione e dei rapporti politici anche per i partiti tradizionali.
Qui abbiamo una rappresentanza allargata non personalistica e non vincolata a specifico mandato, ma espressione della libertà, maturità, consapevolezza, responsabilità di chiunque nel corpo sociale non si riconosca nei valori e programmi consolidati nei partiti e nei gruppi di opinione.
Non da ultimo, data la caratteristica della rotazione non professionistica e della occasionalità del mandato, perfettamente biodegradabile e a impatto contenuto, in grado però di raggiungere lo scopo di decentrare il potere e allargare la partecipazione politica, nonché di fluidificare la partecipazione alla rappresentanza limitando il “possesso” del potere decisionale dei blocchi storici particolari e realizzando una formula embrionale di democrazia liquida.
Questa coesistenza di candidati ufficiali – a garanzia della continuità identitaria – affiancati in modo qualitativamente competitivo da candidati differenziati del dissenso e liberi Cittadini tentati dalla nuova opportunità di partecipare in modo diretto, seppure per tempi brevi, è una notevole possibilità di miglioramento reale, in prospettiva di realizzare un nuovo sistema.
Miglioramento a partire dai livelli sottili della coscienza collettiva e d'insieme dove nessuno potrà più sentirsi legittimato nell'affermare " sono stato escluso!"
Dove, alla fine del processo anche agli astenuti di qualunque tipo viene riconosciuto il pieno e dovuto rispetto concretizzato nell'uguale possibilità alla partecipazione, perfino non richiesta: prospettando infine per le coscienze democratiche che la partecipazione alla gestione delle decisioni non è solo un diritto, ma anche un dovere.
In contemporanea è necessario attivare quei meccanismi di democrazia economica che permettano una diretta partecipazione alle scelte circa l'utilizzo delle risorse e la giusta distribuzione della ricchezza, in modo da permetter concretamente a chi si " astiene " dalla partecipazione democratica per la situazione personale di disagio/bisogno/povertà di superarla e godere del diritto democratico di"assumersi direttamente la responsabilità."
Questo è il mezzo tecnico che raccoglie la bellezza e la ricchezza della differenziazione e che potrà risultare decisamente interessante per l'innovazione prodotta da chi non ha mai avuto la possibilità del partecipare e del decidere direttamente.
Fluidificare e redistribuire in modo egualitario, in una staffetta tra collaboratori, il mandato di rappresentanza produrrà effetti interessanti sia sulla psicologia generale che su quella dei singoli che ne saranno coinvolti direttamente e fattivamente e che saranno di volta in volta presidente di circoscrizione, consigliere provinciale, assessore al personale del comune, parlamentare europeo e perfino segretario di sindacato..(!) per un periodo di una settimana, un mese o di un trimestre, cominciando a realizzare una prima forma di democrazia liquida ed egualitaria che tenderà ad assomigliare sempre più alla democrazia diretta.
E dall'altra vedere cosa si vedranno costretti a promettere e a mantenere nei fatti i politici professionisti a caccia di consenso, ma anche le associazioni istituzionalizzate, e minacciati da competitors innovativi in grado di scavalcarli nei loro rapporti col potere e da aperture alla partecipazione decisamente allettanti per buona parte dell'elettorato.
Questo è il metodo degli ultimi contro il potere dei primi.
Il metodo è il fine e il fine è il metodo.
Il potenziale catalizzatore delle innumerevoli identità del dissenso democratico che avranno qui lo scopo comune da perseguire.
Questa è probabilmente la vera ed unica innovazione elettorale radicale, ma prima ancora di pensiero, che in questo stadio possa portare risposte reali al bisogno di democrazia universalmente sentito.
Superare la crisi democratica trasferendo il perno dell'azione dai partiti alla società civile, secondo un'evoluzione inevitabile.
Le èlites politiche mondiali risulteranno fortemente depotenziate in favore dell'umanità.
La prima vera vittoria sarà quella di farlo accettare come culturalmente lecito.
Il resto verrà probabilmente da solo.
Varcare il confine simbolico del dogma dei partiti, è la sfida culturale del prossimo pensiero democratico per dare pienezza di significato a quel 1° comma dell'Articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, tanto osannato, ma finora tanto bistrattato, dove è previsto che:
“Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.”
E' ora di rivendicare il diritto sacrosanto alla reale formazione delle decisioni politiche, per tutti coloro che non si sentono per niente rappresentati da forme di appartenenza partitica-settaria di qualunque tipo.
In questa fase storica questa possibilità appare realizzabile a breve.
Come nelle dimensioni fisiche, anche in quelle psichiche, introdurre un nuovo elemento cambia i rapporti del sistema dei sistemi: l'esistenza dell'alternativa anche solo teorica, è già sufficiente a modificare per sempre le curvature e la complessa rete della totalità delle intra relazioni del reale- dinamico-manifestante.
Il progresso mentale e la gloria della libertà hanno bisogno delle utopie di salvataggio; la psicologia prima ancora che l'applicazione pratica: è necessario produrre nel background totale/globale quel processo che dal sentire sociale e politico del discriminare e dell'escludere conduca a quello del riconoscere, rispettare, accogliere ed includere.
Per assurdo, l'ipotesi portata dalla possibilità che liberi e comuni Cittadini svincolati dai partiti, per quanto per ora “fantasiosa“, possa minacciare l'Olimpo delle gerarchie politiche e scuotere ciò che si pretende come ormai privatizzato, stabile e assoluto, indurrà perfino quelle serissime classi politiche a migliorarsi.
E questo in un processo parallelo e proporzionale al fatto che la “fantasiosa“ ipotesi divenga sempre più reale e competitiva.
..Piuttosto che piuttosto..piuttosto!
Ai professionisti, alla aristocrazia del " sappiamo noi, decidiamo noi, facciamo noi!" , alle loro facce serie, per il loro non quieto vivere, noi altrettanto seri confermiamo perfino la loro opinione:
“Sì certo, in fondo è solo una fantastica provocazione, uno scherzo tra amici!”
Anche quando sempre per ridere diffonderemo ovunque l'idea!
Lettera aperta di un cittadino
ai partecipanti dell'incontro di Massa del novembre 2011.
Convinceteci!
In primo luogo che sapete di essere come me, come tutti noi, cittadini in cerca di diritti, di dignità, di libertà e di uguaglianza, di partecipazione responsabile e trasparente, di un oggi e di un domani.
Parlateci dello spirito di servizio che vi motiva, del sentimento di collaborazione, del bene comune superiore, della qualità diversa del vostro essere, pensare ed agire.
Dateci fatti concreti che zittiscano quanti vi vorrebbero aspiranti caporali della casta, uguali ai soliti furbi che sculettano per vendersi al mercato del potere.
Mostrateci la vostra discontinuità dalla logica di questo sistema inumano ed ingiusto e per una volta non limitatevi a parlarci di democrazia diretta, ma mostrateci come possiamo decidere subito in prima persona, ditemi che è il mio turno, diteci che è il turno di tutti e che avete trovato il modo.
Dimostrateci che non usate le parole e le persone per i vostri scopi, che non vi interessa essere il clero della democrazia diretta in eterno dato che voi stessi la pensate “utopia” irrealizzabile.
Cominciate ad applicare la democrazia diretta a partire da questa riunione, da questa assemblea.
Non diteci che è troppo tardi, che tutto è già deciso e i giochi sono chiusi.
Convinceteci che tutto è ancora possibile e che noi contiamo qualcosa, che noi siamo protagonisti di una assemblea aperta ad ogni esito.
Non dateci relatori in cerca di visibilità pre-elettorale..dateci spazio non per commentare progetti pre- determinati, non solo per approvare ma per proporre del nostro e discutere e decidere in proprio e per una volta senza vincolarci a progetti in linea con la logica del sistema.. dell'accentrare ed escludere.
Che una dozzina di queste persone riescano ad entrare nel club degli eletti è cosa che per la massa dei cittadini non cambia nulla..saranno sempre gli altri a decidere per e sopra di loro.
Per altri cinque anni.
Come sempre fin qui.
Ditemi che non volete essere i passeggeri di un treno che si sta fermando e che ormai non andrà da alcun parte.
Sappiamo che un movimento che non sa rincorrere l'utopia è un movimento nato morto.
Abbiate il coraggio di produrre dei fuochi artificiali nell'immaginario collettivo oppure saremo ininfluenti nell'economia della cultura dominante.
Mandate segnali forti se volete svegliare le speranze nella società degli esclusi, se volete produrre una qualche breccia nel muro blindato del potere che ci opprime.
Siamo stanchi di sentire: “ Votateci, noi siamo migliori!”
Abbiamo visto fin troppe volte come uno valga l'altro all'interno del gioco e del sistema.
Dateci il modo di partecipare senza mediazioni, senza autorizzazioni, senza dover piacere per essere eletti, dateci il rispetto che meritiamo oppure niente.
Dateci il modo di decidere e niente altro.
Solo questo.
GiannantonioZ.
Carissimo XY – esponente del Movimento Democratico XK
credo che per quel che riguarda il primo punto che tu poni
( “darci un minimo di coordinamento per lavorare su alcuni obiettivi condivisi nel rispetto delle specificità” )
non rimanga altro da fare se non augurare un buon lavoro a tutti.
Di cuore.
I problemi come ti sei già accorto arrivano quando andiamo al tuo secondo punto
( “ La seconda è che ci piacerebbe trovare un sistema trasparente e democratico per creare liste costituite dei migliori candidati dei vari gruppi. Ma credo che ci vorrà del bel tempo...”)
A tal proposito vorrei portare la tua attenzione su queste mie minime considerazioni:
Come ben sai, gli ultimi periodi storici con la loro grande accelerazione dei cambiamenti, stanno portando alla coscienza collettiva una sensibilità democratica nuova e più avanzata.
Questa nuova consapevolezza chiede riconoscimento e legittimazione in ogni ambito: alla cultura, alla società, alla politica.
L'unico dato certo di questo generale fermento è che nulla sarà più come prima e che la voglia di cambiamento all'interno del “sistema” non prevede elementi, rapporti e relazioni superiori, esterni, intoccabili ed esonerati dal processo in corso.
Proprio perchè la qualità di questo bisogno di cambiamento è sistemica, tutto è e sarà oggetto di profonda ridefinizione.
Politica compresa.
In particolare a quest'ultima si chiedono riconoscimento e dignità per tutti, oltre a spazi e strumenti applicativi ancora tutti da definire, ma non per questo non assolutamente necessari.
Quelli che fino a poco tempo fa si pensavano certezze e dogmi, vengono ormai percepiti come obsoleti.
Se “politica” è decidere, allora stabilire chi decide non è secondario a nessuna altra questione, ma “primario”.
E questo è il problema dei problemi che tutti vogliamo risolvere.
Specialmente in una società che proponendosi come democratica si caratterizza per il fatto che questo decidere politico è di tutti, ripeto “di tutti”.
Ricordiamoci che se la società viene costruita da una parte, da un gruppo e non da tutto l'insieme, essa non è la società di tutti e dell'insieme, ma la società di una parte e dei pochi: estranea e matrigna per i molti esclusi che non si sentono mai a casa propria dato che, pur avendoci messo tempo, lavoro e sacrifici, in proposito non decidono neppure i dettagli, il colore delle pareti e dove metterci una foto.
L'eguale diritto che tutti hanno all' “ esserci “ sociale, dovrebbe finalmente prevedere che tutti possano decidere il come.
Questo è il cambiamento sistemico in atto: la richiesta al decidere.
Meglio non tentare giochetti di prestigio e sviare su altre questioni e palliativi..non sarebbero graditi a lungo.
Dato che ciascuno ha una propria visione soggettiva che manifesta in una particolare e conseguente logica a cui non vuole rinunciare, stabilire chi decide, significa dare priorità alla visione che si vuole realizzare.
Oppure e viceversa, stabilire che società si vuole implica stabilire chi la progetta e realizza.
Esempio: se a decidere sono i ricchi, tutta la società si piega e conforma verso i modelli e gli schemi della loro“visione”.
E' fin troppo chiaro che affinchè tutti decidano il come, è necessario che gli strumenti di decisione siano a disposizione reale di tutti allo stesso modo: tu parli di “ migliori candidati “ e qui entri in quella logica che Aristotele definiva “aristocratica”..(in alternativa qualitativa a “ democratica”) che serviva e tuttora serve a giustificare che “pochi e non tutti” hanno il diritto del decidere politico e quindi come pensiero affossatore della democrazia diretta.
Purtroppo il metodo elettivo dei presunti e millantati “ migliori “ ( in una società di valori inquinati e distorti, di partenze e basi e percorsi sociali iniquamente diversi e con l'accesso alla comunicazione dai costi proibitivi ) per tutta una serie di questioni, va tutto a vantaggio delle classi dominanti, rivelandosi inadeguato a rappresentare in modo qualitativamente compatibile i molti non potenti privi di patentino di ” migliori”.
Inutile richiamare gli esempi che sono sotto gli occhi di tutti.
In generale, l'evoluzione qualitativa di un sistema vivente non è tanto nella presunta o reale qualità degli elementi che lo compongono, - qui è sufficiente uno standard medio anche con le persone -, ma nei rapporti, nelle relazioni, nell'interazione che li coordina in vista dell'obiettivo: e questo è l'oggetto da modificare.
Il possesso ed il congelamento del diritto al decidere nelle mani di pochi che alcuni chiamano “ migliori “ significa rapina del diritto per tutti gli altri di poter costruire la loro società.
Ad oggi, questi ultimi sono stranieri ed estranei in una società progettata e gestita da altri, da pochi e per pochi.
E' ormai tempo che i progressisti di tutto il mondo realizzino metodi di partecipazione di democrazia diretta anche alla struttura della rappresentanza e che non siano lineari alla logica di questo sistema che prevede verticalizzazione ed esclusione di massa.
In modo che la rappresentanza sia alla portata non solo degli individui espressione della potenza del gruppo che hanno alle spalle, ma anche di tutti quelli liberi da appartenenza.
Rendere permeabile alla democrazia diretta il livello della rappresentanza è fondamentale per avere la base decisionale di una società in cui tutti si riconoscano, dove tutti hanno diritti e doveri eguali, diritto oltre che di approvare anche di proporre, in modo che “ogni” informazione e sollecitazione e problema abbia possibilità di essere considerato dal corpo sociale..base per ogni ulteriore evoluzione armonica.
Scusa ma non sono riuscito ad essere più conciso di così.
Ciao.
Giannantonio z.
Il Sistema dei Partiti
Democrazia liberale o nazional democrazia ?
" Non potete dormire tranquilli,
questa non è più l'èra del pensiero unico"
La rivoluzione industriale abbinata alla rapida e promettente colonizzazione di tutti i Continenti avvenuta negli ultimi due secoli, aveva dato il via in Occidente all'idea ottimistica di una prossima e probabile espansione economica che nelle previsioni doveva essere illimitata, con opportunità e risorse che tutti potevano cogliere “liberamente e liberalmente”.
L'idea liberale era nata quindi non solo per giustificare e legittimare privilegi già acquisiti da alcuni, che così senza ulteriori approfondimenti ricevevano la patente ufficiale di “ più bravi”, ma anche come apertura di ipotesi e possibilità emancipante per tutti gli altri cui veniva riconosciuto sulla carta il diritto al competere.
Vari cantori col meglio del repertorio, sono passati ad affascinare gli aspiranti borghesi e ben presto l'idea liberale si era trasformata in ideologia giustificatoria del liberismo - più o meno selvaggio -.
Così nella guerra di tutti contro tutti che la prassi del politicamente corretto chiama “ libera competizione ” chi riesce ad affermarsi sopra gli altri e a prendersi la fetta più grossa, diventa modello sociale da imitare indifferentemente ai mezzi che ha usato.
Considerato che il “ denaro non puzza!” e che il potere piace, tutta una intera civiltà si è orientata a quel modello culturale.
Cultura e politica democratiche comprese.
Preferiamo adesso non addentrarci nel fitto delle argomentazioni possibili e relative all'argomento: ben altri studiosi, prima e meglio di noi hanno indagato i dettagli di quella che qualcuno chiamò “ alienazione predatoria”, con le pulsioni al potere e al possesso materiale, antitetiche al riconoscimento del diritto generale e degli altri.
Ciò che ora ci interessa è prendere atto dell'esistenza di queste “pulsioni” e considerare come questo sentire abbia cercato nel corso della storia di darsi una veste nobile, creando un complesso, artificioso ed agghindato schema di supporto culturale credibile e dignitoso.
E soprattutto dei suoi effetti sulla attuale situazione politica.
Il punto di arrivo di questa elaborata architettura concettuale serviva e tuttora serve a sostenere la logica che
“questo è l'ordine delle cose, c'è già tutto quello che serve affinchè ciascuno si prenda la sua parte, non c'è niente da ripensare, e va tutto bene così!”
Il passo seguente riversa questa “filosofia liberale” appunto sulla neonata democrazia.
Questo nostro preambolo fin troppo semplicistico ci serve solo per abbozzare i minimi termini del contesto psicologico delle attuali democrazie.
Non deve perciò stupire se la situazione di disagio psicologico e di fastidio nei confronti della politica - comune a tutte le democrazie contemporanee - di tutti quei Cittadini che non solo non sono riusciti ad avere la fetta più grossa, ma neppure le briciole del potere democratico, viene letteralmente snobbata ed ufficialmente ignorata dalla cultura dominante dei liberali felicemente realizzati.
Comunque molti sui media e nei convegni ciclicamente si interrogano, più per sfoggio retorico che per convinzione di intenti, sul come superare lo stallo drammatico e dualistico, in cui la popolazione non si riconosce nella classe politica che essa stessa si è data , o meglio “ crede “ di essersi data .
Le democrazie liberali che conosciamo sono tutte simili e cioè fanno riferimento al sistema dei partiti.
Premesso che non è nostra intenzione in questa sede ed in questo momento, muovere processi di alcun genere al ruolo storico dei partiti nelle democrazie così come le conosciamo, nè tanto meno alle persone di buona volontà ed in buona fede che purtroppo per loro, a volte si trovano nei posti per loro meno indicati, ci preme tuttavia ribadire che il modello della democrazia liberale attraverso la rappresentanza partitica, ha fin qui prodotto una forma di democrazia “liberale” fortemente sbilanciata a favore dei ceti sociali economicamente più forti, a danno delle fasce di popolazione debole alle quali, private della forza economica ad opera dei primi, viene a mancare la capacità materiale e conseguentemente politica per poter affermare la loro libera scelta.
Il diritto sociale e politico alla partecipazione e alla rappresentanza anziché essere garantito per tutti in modo egualitario, nei fatti è diventato un premio da conquistare con la competizione, e a breve, in puro pensiero liberale, trasformato in proprietà da sfruttare professionalmente.
E' evidente che la famosa competizione alla scalata del potere, con la falsa scusa di voler rappresentare il popolo nella gestione politica, è subordinata alla forza economica che solo le classi dominanti sono in grado di schierare sul terreno mediatico.
Questo squilibrio è così accentuato da snaturare il comune senso di società democratica: la democrazia che abbiamo di fronte, di veramente democratico ha ben poco.
Anzi, il sentimento della partecipazione di tutti in ugual misura e della inclusione individuale nei processi decisionali, che dovrebbero essere la nota fondante dello spirito democratico, in realtà sono morti e sepolti, anzi ..mai nati.
Il sistema lottizzatore delle combriccole dei partiti dice a gran voce: " O con noi o siete fuori!"
E in molti si sono ritrovati fuori.
In molti anche di quelli che avevano creduto ai partiti.
Di qui la convinzione che sia necessario produrre formule di partecipazione politica complementari ed integrative, ma anche e soprattutto propositive, di contrasto e veramente alternative a quelle esistenti, secondo un processo graduale dove il sistema dei partiti, dapprima affiancato da una partecipazione includente, venga successivamente drasticamente ridimensionato.
A tal proposito non dobbiamo avere paure di alcun genere; nella storia umana si sono succedute tutta una serie di istituzioni che sono apparse naturali per secoli ( per esempio la schiavitù, il sistema feudale, il voto per censo, ecc . ) per rivelarsi, in un tempo successivo, aberrazioni prodotte dalla cultura del potere ed essere poi riconsiderate, abbattute e tranquillamente dimenticate.
Cerchiamo di essere brevi: nel corso dei decenni è stato costruito e affermato un dogma ideologico secondo cui non tanto i Cittadini in generale, ma i “ gruppi” hanno diritto ad essere rappresentati in questa specie di “muscolare assalto alla diligenza ” in cui si è voluto trasformare la rappresentanza democratica.
I partiti, versione politica dei predetti “gruppi” di interesse, nel loro insieme, dovrebbero coprire in modo esaustivo qualsiasi sensibilità politica e quindi: “politica è partiti”, ma anche tacitamente “democrazia è confronto di potenza fra gruppi”.
Senza altra possibilità.
Il singolo Cittadino che non si riconosca in qualche modo con uno qualunque dei “ gruppi” e dei partiti, non riesce ad ottenere rappresentanza diretta.
Secondo quella affermazione, chiunque sia interessato alla partecipazione politica, dovrebbe trovare un suo sbocco “liberale”, una sua confluenza naturale, in quello tra i partiti che meglio lo possa accogliere per affinità di sentire ed obiettivi.
In perfetta logica di gruppo.
E che, come una casa madre, lo sta benevolmente aspettando.
L'affiliazione al partito diventa l'iniziazione necessaria per la vita politica.
E questa è una bufala colossale tanto più dopo il crollo delle ideologie del secolo scorso e la scoperta degli spazi di libero pensiero individuale.
Ciononostante e pur con percentuali di attivisti basse, i partiti sono ancora il riferimento politico per molti Cittadini, più o meno fedeli e decisi.
E qui sta il punto: abbiamo detto “molti” e non “tutti” i Cittadini.
Esiste infatti una buona parte di Cittadini che non si riconosce in alcuno dei partiti a disposizione, dato che non si riconosce in alcuno dei “ gruppi” ( vedi dati sull'astensione: media 35 - 55 % si badi bene riferito al numero degli aventi diritto e non ai soli voti validi..in breve il raggruppamento numericamente al primo posto assoluto in molte occasioni!)
Da parte della scaltra cultura dominante si vuole che questa non omologazione subordinata, questo mancato incontro, questo divorzio senza matrimonio, questo problema, derivi dalla esagerata particolarità di questi cittadini che si vogliono a forza dipingere come singolari, stravaganti ed esagerati nelle loro “ pretese “ di individualità esagerata insofferente all'appartenenza di gruppo – mentre invece si tratta in realtà di personalità autonome nel giudizio, libere e difficilmente influenzabili -.
E questo “essere particolari” - omettendo sempre di riferire l'entità di massa del fenomeno - viene mostrato come una loro carenza, una loro qualità negativa, una sorta di disadattamento congenito e deviante, una forma di inadeguatezza, per non dire di asocialità: comunque dovuta a motivi interni ad essi stessi e non imputabili alle millantate sacrosante e consolidate circostanze esterne della realtà partitica.
Da parte dei conformisti affiliati di partito, con toni di benevola e condiscendente sufficienza, col bon ton del democraticamente corretto si arriva perfino “ a rispettarne la volontà ad escludersi“.
Nel frattempo è stato a lungo inculcato che i partiti sono perfettamente sovrapponibili ed equipollenti a tutto il territorio della politica possibile e impossibile, e che la loro ampia offerta non solo può, ma deve(!), soddisfare qualunque richiesta “ragionevole”.
Da questo dato iniziale, è stato facile arrivare alla conclusione che fuori dai partiti e dalla logica che li legittima, non c’è, e nemmeno può esserci, partecipazione politica o confronto, almeno quelli di tipo riconosciuto e legale.
Dipingere a colori negativi tutto ciò che è là, oltre la cortina dei partiti, “fuor di queste mura”, irreale ed irrealistico, barbaro ed estraneo alla vita ufficiale del sistema che si basa solo sulla “cultura dei partiti, sulla sacralità democratica dei partiti, sul proficuo confronto delle parti.” - e non dei Cittadini! - e via discorrendo, è stato l’inevitabile passo successivo.
Da cui il consiglio paternalista a stare calmi, a tenere saggiamente i piedini per terra, a non spingersi su strade avvolte dalla nebbia per cercare castelli in aria, a non agitarsi per niente nel rischio di ricevere altre delusioni, cadere dal seggiolone e perfino le botte.
Fin troppo facile, però vincente.
Questa è la patacca concettuale che sta alla base della situazione infelice in cui versano le democrazie attuali.
In questo sistema obbligato, i partiti costituiscono un totalitarismo dove i santi del paradiso non vanno mai a casa.
Totalitarismo che è soprattutto culturale perché non ammette altre possibilità di evoluzione e che si auto-imbalsama proponendosi per l’eternità.
.. A nostro avviso ci vuol altro!
A questo tranello intellettuale va inoltre aggiunto che è stato a lungo contrabbandato come dovere civico e politico del Cittadino, quello di partecipare.. dimenticando di specificare a cosa?
Non è mai detto chiaramente che cosa sia la vita democratica e lo Stato, e cosa invece e in modo distinto i partiti e il loro insieme.
E tanto meno è chiarito in modo inequivocabile che non sono assolutamente la stessa entità.
Viene sbandierato il dovere civico della democratica e sacrosanta partecipazione alla vita politica, caricando di valori positivi questa partecipazione e si dimentica bellamente di dire che in questo, il Cittadino, anziché soggetto libero, protagonista unico nella legittimità, ripetiamo“ protagonista unico nella legittimità”, risulta purtroppo suddito alla corte dei partiti a gestione personalistica che gli sussurrano:
" Non preoccuparti..per te decidiamo noi!"
A questo strano Cittadino, la democrazia dei partiti è così benevola e liberale che raccomanda, per il bene comune, almeno di “ tifare “.
Tifare per un qualsiasi partito è cosa diversa dal partecipare alle decisioni, ma nella testa dei molti è stato indotto che le due cose equivalgono.
Ecco quindi pronta la ricetta che esaudisce tutti i bisogni alla partecipazione politica delle nostre odierne democrazie liberali elettive.
A questo punto, è stato facile produrre, mantenere e far prosperare il sistema dei partiti, anche se abitato da fantasmi e ombre vaghe e gestito da vertici sempre più blindati e distanti dalla comune realtà.
L’opinione comune è stata incaprettata ad alcuni semplici concetti chiave, veri tatticismi psicologici funzionali da un lato all'arroccamento interno del sistema, e dall'altro al dividere e a mantenere divisi i Cittadini:
-
solo i partiti sono la politica,
-
i partiti sono l’unica legittimità democratica,
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partecipazione democratica è affiliazione partitica,
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il partito grande è più affidabile,
-
tifare è comunque raccomandabile,
-
non tifare – per il mio - è da lavativi, qualunquisti e asociali,
-
contestare il sistema dei partiti è sacrilego, populista e qualunquista,
-
proporre alternative è utopia,
-
utopia è pericolo e tempo sprecato,
-
lo Stato (dei partiti) va difeso per il ( loro ) bene comune.
In tutto ciò, nessuno si deve preoccupare, perché si pretende come irrilevante, di andare al fondo delle motivazioni che portano un certo e cospicuo numero di rispettabilissimi cittadini, addirittura al “ non tifare “ e a non votare.
O meglio, per la cultura ufficiale è semplicemente preferibile non cercar rogna e ignorarle.
Facile per l’ideologia dominante Partitica e delle congreghe, dichiarare che questo modo di essere, significa allontanarsi dalla politica e non invece dal sistema dei partiti, com’è in realtà.
Nel senso comune, si afferma:
"Dato che non riconoscono l'autorità dei partiti, non riconoscono lo Stato..quasi come gli anarchici!"
Questo perché appunto risulta arduo separare nettamente le due entità, Partiti e Stato, perché ormai coincidono e convivono nelle stesse persone dato che l’occupazione dello Stato da parte dei partiti è come si diceva, millimetrica e sub-atomica.
Il gioco psicologico è fatto: non votare i partiti è sinonimo di non supportare lo Stato.
Da questa logica deriva che chi non vota, sceglie di escludersi, non dai partiti e dal loro sistema, ma dallo Stato, per cui rinuncia di suo e ” liberamente “ ai diritti politici.
Non essere solidali con i partiti equivale a non esserlo con lo Stato.
Questo largo non consenso al sistema dei partiti è stato prima banalizzato, poi emarginato e fatto sparire dal territorio della legalità culturale dipingendolo come “minimale e marginale fisiologico”.
In questa democrazia dei partiti, e non dei Cittadini, per i non partitici, gli astenuti senza scampo, oltre al danno di pagare comunque le tasse e non godere del diritto alla partecipazione reale e neppure alla rappresentanza qualitativamente corrispondente, anche la beffa di ritrovarsi muti sponsor di qualcuno che non approvano, ma che ottiene la maggioranza anche grazie alla loro astensione.
Astensione senza rappresentanza.
Di questa astensione, col gioco delle tre carte si appropriano furbamente i partiti e i loro “Papi”come li avrebbe chiamati Aldous Huxley, i quali, pur avendo nel loro insieme solo una quota percentuale dei consensi, occupano tutto, il 100% della rappresentanza e dichiarano felici:
" Lo Stato siamo noi! "
A questo punto tiriamo le somme e cerchiamo la soluzione che non ci sembra assolutamente costituita dal mettere in pista, grazie alla supposta libertà democratica, altri partiti.
Pensiamo invece sia urgente per il miglioramento delle democrazie, di scardinare il monopolio dei partiti sulla cultura, sulla politica e sullo Stato.
Si badi bene: scardinare il “monopolio “ che non vuol dire cancellare i partiti con le loro storie e il ruolo storico da essi svolto, tanto meno mettere in pericolo lo Stato democratico.
Per ora nessuno contesta la legittima esistenza dei partiti, legata alla volontà di tutti quelli che li vogliono.
Democrazia è rispetto degli altri e delle loro opinioni.
È però necessario cambiare il principio di riferimento nel senso civico e politico, individuando senza alcuna incertezza nell'insieme dei Cittadini e non nei Partiti, il nucleo di ogni considerazione e primariamente del diritto a legiferare nello Stato di Diritto.
Soggetto e oggetto dell’azione legislativa è necessariamente tutta la società e non una parte- i partiti - che ne rappresenta solo una frazione.
..Senza esclusi!
In una situazione ipotetica che prevedesse l'assenza dei partiti, insieme con i partiti non sarebbero spariti anche gli interessi che li sostengono, le classi sociali, il potere economico accentrato, le lobbyes, gli affaristi, la diseguaglianza sociale, i gruppi contrapposti, che prima ancora di essere il frutto, sono i genitori dei partiti e che, con i mezzi di cui dispongono, potranno sempre e comunque continuare a condizionare molto pesantemente le candidature particolari funzionali a politiche prettamente di parte.
In assenza per i Cittadini di un metodo di selezione della candidatura “diverso” da quello "elettivo”, costoro arriverebbero comunque al loro obiettivo: impadronirsi del potere legislativo e del ruolo di identità dominante e di riferimento, utile poi in qualunque successiva e conseguente rivendicazione di ruolo nel sistema.
Essi farebbero le loro campagne elettorali “elettive”anche senza partiti, ma con fiumi di denaro a disposizione da buttare nei media e nella propaganda per fare eleggere i “ loro “ candidati.
Partiti o non partiti..
E questo invece è un vero problema da cui è possibile cominciare ad uscire unicamente utilizzando "anche" un metodo di selezione della rappresentanza democratica che non usa solo il famigerato metodo elettivo partitico.
Ogni ipotesi di cambiamento reale a nostro parere non può che partire da qui.
Il giorno che sarà comunemente compreso e condiviso a livello teorico e culturale che la delega partitica è in realtà un ben misero palliativo, un ripiego al ribasso, frutto abortito del fallimento della tecnica partecipativa, e che in questa precisa ottica è auspicabile e urgente una soluzione che la superi, sarà un grande passo per la democrazia reale.
Quel giorno la democrazia muscolare dei partiti, escludente, verticale e pseudo-rappresentativa comincerà a trasformarsi in democrazia dei Cittadini, diretta, partecipata, creativa, orizzontale, libertaria ed includente.
In molti di noi esiste la consapevolezza che finchè avremo la sensazione di essere “ oggetti ”di decisioni altrui - fossero anche stati scelti da noi -, non saremo mai sottomessi a quel potere che ci ponga in condizione di subalternità passiva e che non ci riconosca nella pienezza dei diritti.
Avremo sempre un moto interno di insoddisfazione e ribellione che ci porterà comunque a contrastare chi vuol “ fare il decisore” di professione.
Nella fase di affermazione di quella nuova sensibilità relativa alla delega elettiva, la democrazia dovrà trovare altre strade ed altri modelli dove possano convivere partiti e singoli liberi.
Resta comunque l’incognita di vedere che cosa determinerà nella moltitudine questo cambiamento culturale rispetto alla assunzione di responsabilità diretta.
E’ auspicabile che il cambiamento non sia dettato da emergenze socio ambientali violente di vario tipo, ma frutto di maturazione libera della ragione e della auto coscienza sociale dei “Qualunque Nessuno” che fino ad ora non sono riusciti che a dire “ No!” con l'astensione, le schede nulle e quelle bianche.
E quel “ No!” frutto di una coscienza collettiva ammaestrata a suon di violenza, guerre, genocidi e massacri ricorda che la conta dei cadaveri non è ancora terminata..e che hanno sempre le facce della povera gente.
La povera gente ancor meglio del cane di Pavlov, ha capito la lezione e non vuole più essere venduta a peso per farsi rompere la testa e pagare per tutti.
Quello che ci tiene bloccati non è la mancanza di consapevolezza, ma la paura molto umana di tornare ad incubi che ci hanno segnato attraverso i millenni .
I Qualunque Nessuno sono stufi, però non riescono a dire niente altro che quel “No!”.
L'impegno comune prevede che questa consapevolezza debba essere portata a coincidere con la volontà del possibile.
Dobbiamo cercare di trasferire quel flebile “No!” prima di tutto alla legittimazione culturale, poi alla dignità dell'evento politico, poi come molla per una richiesta di cittadinanza riconosciuta, infine come diritto alla partecipazione attiva.
E dopo le “pedagogiche” esperienze del passato.. in modo pacifico
"Ho visto dei posteggiatori con il berretto in testa, credersi dei generali..e pensare invece che sono Dei!"
(GZ531621)
DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE NON SARANNO MAI PRIMO MINISTRO..CANI COMPRESIDedicato a tutti quelli che non saranno mai Primo Ministro..cani compresi! ..al Tuo sorriso. Il vuoto legislativo. (colpevolmente programmato) Sorge e si propone come urgente in questo periodo storico, stante la situazione delle democrazie moderne, l’esigenza di riempire il vuoto legislativo che regolamenti e stabilisca i modi e i mezzi adeguati di rappresentanza per il popolo dei Cittadini del “ non partito “, di chi rivendica di essere orgogliosamente libero dalle appartenenze partitiche. Certo “orgogliosamente libero!” Tanto più e sempre di più in quanto, in nome della cosiddetta “ governabilità “, sono state alzate di continuo le soglie di sbarramento e rafforzata la blindatura dell’èlite politica che è ora a tutti gli effetti, un totalitarismo bipolare. Un sistema/regime unico e coeso, privo di minoranze legalmente rappresentate, comunemente descritto come un qualcosa che cammina con due gambe: dove quello che non riesce a imporre la destra, riesce ad ottenere la sinistra, in una presunta alternanza dove i protagonisti falsamente antagonisti si auto legittimano a vicenda. E così via, esempi a non finire. I modelli anglosassone e statunitense culturalmente imposti dai potenti del pianeta, stanno andando per la maggiore indifferentemente al fatto che in quei Paesi il fenomeno dell’astensione sia a livelli record. Qualcuno ci dica cosa c’è di democratico in una corsa elettorale che costa centinaia di milioni di dollari per la poltrona di sindaco di una grande città!. E ci spieghi anche come sia eticamente sostenibile questo sperpero di denaro, mentre nello stesso momento miliardi di persone non riescono a soddisfare neppure i bisogni primari. Quanti comuni cittadini possono fare altrettanto? A chi ci dice “ tutti “, rispondiamo che certo tutti quelli che sono in grado di farsi prestare da qualcun altro alcune centinaia di milioni di dollari. Il bilancio di un qualunque Paese a economia povera spesi per un’egualitaria (!?) e democratica (!?) e libera (!?) corsa alla poltrona di politico importante. Cosa rende democratica una corsa elettorale che mobilita lobby e multinazionali e quali sono gli interessi prioritari che questo candidato confezionato su misura e gusti della maggioranza, una volta eletto andrà a difendere? Chiediamoci perché una ricca fondazione emanata da una qualsiasi impresa economica debba regalare milioni di dollari a Tizio per farlo diventare Presidente! Cosa si aspetta il marketing della politica da questo “ investimento “? C’è il legittimo sospetto che vi siano più verità taciute e nascoste che dichiarate e palesi e che questa sbandierata e osannata corsa elettorale presunta democratica, sia in realtà una semplice corsa agli acquisti, dove vince chi ha più denaro da spendere per imporre il proprio candidato. Questa formula sicuramente involutiva della democrazia, produce una sorta di “ nazional - democrazia “, un fascismo di nuova generazione, il cui fine dichiarato è appunto la governabilità a tutti i costi. Governabilità chiesta a gran voce dal potere economico finanziario consolidato che ha bisogno di una pace sociale relativa per continuare a far affari e godersi i privilegi. . Porre al centro dell’attenzione politica e sociale la “governabilità” e non per esempio la redistribuzione del reddito alle fasce sociali più deboli, oppure la sacrosanta battaglia contro i vergognosi privilegi di certe classi sociali, o la realizzazione di un meccanismo anche tecnologico per allargare la partecipazione democratica e l’auto-governo, o qualche altro scopo altrettanto nobile e doveroso, sposta tutti i parametri valutativi della vita intera della società, verso ben precise posizioni . Orientare una collettività nazionale ed internazionale verso la“ governabilità “ e la “ sicurezza”, utilizzare questi totem per raggiungere lo stesso concetto posto come fine, innesca un meccanismo diabolico a cui vengono tranquillamente immolati valori evidentemente ormai fuori moda: ad esempio la libertà e il confronto democratico reale, la pluralità, la partecipazione attiva, la critica sociale indipendente, il rispetto culturale, ma anche e soprattutto la giustizia e l’uguaglianza. Che siano i potenti a chiedere la governabilità e la sicurezza, è perlomeno inquietante. Davanti alle telecamere di tutto il mondo appaiono questi personaggi forti, rassicuranti, paterni, che sorridono e salutano con la manina, come il vicino di casa, come maestri elementari davanti ai bambini: benevoli, paciosi, sornioni, all’apparenza domestici e sterilizzati. A noi Cittadini si accontentano di chiedere le solite piccole e futili cose: fiducia, pazienza, sacrifici, flessibilità. Poco più di nulla! E sempre in piccole dosi, ma con un tranquillo e satanico moto perpetuo. In eterno. A chi vanta un “ surplus “ di valore, un primato qualitativo, dichiarando che questi non sono semplicemente i rappresentanti del popolo, ma i “ migliori “ possibili, ebbene i nostri dubbi chiedono a quali pregi e categorie valoriali si faccia riferimento per costruire quell’ opinione. Pur rispettando le idealità e la buona fede di ciascuno, ci permettiamo la libertà di tacere e tenere per noi il giudizio sulle singole persone, limitandoci a esprimere sicuro dissenso circa la loro presunta qualità di casta. Aggiungiamo che a nostro umile parere, essi sono in realtà da considerare nel loro insieme come socialmente pericolosi. A dir il vero, crediamo che sia urgente per l’umanità disinnescare la pericolosità degli attuali vertici politici, di tutto il pianeta. Le bassezze della politica spogliata dell’etica impediscono il fiorire della bellezza nella convivenza umana e anzi ne fanno continuo scempio. E’ triste che l’umanità segua ancora persone che pensano solo ai propri giochi di potere e al proprio privato interesse, è imperdonabile oggi e lo sarà ancor più in futuro seguirle su sentieri pericolosi. Dobbiamo comprendere pienamente il grado di pericolosità di una situazione dove una stessa èlite (attenzione a ciò !) gestisce l’economia, la politica, l’esercito, la giustizia, l’informazione, l’identità culturale di un popolo e specialmente l’egoismo nazionale. Questa èlite con i suoi capricci, e non il popolo, è pericolosa e lo è in modo inversamente proporzionale alla libertà, maturità e capacità dei cittadini di intervenire sulla politica e sulle decisioni. Quanto più il potere è accentrato, tanto più è pericoloso. Noi sappiamo che le soluzioni per i deboli e i poveracci non sono mai tra le priorità dei Palazzi. Il pericolo non viene dai Popoli, ma da chi li comanda. Nessun umano si senta esonerato. Nessuno abbassi gli occhi. Per curare questa democrazia serve una forte iniezione proprio di democrazia. Per questo è importante rinnovare la struttura politica generale a partire dai valori di riferimento, dalle motivazioni personali, dalla metodologia di selezione. Se non usciamo dai meccanismi fin qui utilizzati dalla politica professionistica finalizzati al potere dei pochi, non ne verremo mai a capo. Come per il topolino che corre nella ruota, non dovremmo né uccidere il topolino né distruggere la ruota, ma semplicemente dissociarli: portare il topolino fuori dalla ruota. Così per la politica: sarà utile dissociarla dal meccanismo del professionismo e farla correre fuori dal trappolone dei partiti.
BACHECAPrecisazioni riguardo al copyrightChiunque voglia utilizzare materiale originale di questo sito lo può liberamente fare a patto di segnalarne la fonte: www.democraziaincludente.it " La democrazia non sarà mai niente di più che un sistema di governo mediocre, volendo essere generosi; l'unica cosa che si può sostenere a suo favore è che è circa otto volte migliore di qualsiasi altro metodo mai tentato finora dalla razza umana." Robert Anson Heinlein - 1985 BACHECA SITO IN ALLESTIMENTO ( Disclaimer: Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato in modo casuale e non periodico, non può pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.) " Le idee non valgono per se stesse, ma per l'azione che svolgono sulla sorte degli uomini." Francesco Saverio Merlino - 9 marzo 1897 GIUGNO 2011: INVITIAMO GLI AMICI Di "GRECIA" A SCRIVERCI ALL'INDIRIZZO MAIL ! indirizzo mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Accettiamo articoli e contributi vari sulle diverse forme di partecipazione democratica nei vari sistemi. Possibili, ma non obbligati progetti a medio termine: - preparazione versione inglese (cerchiamo volontari) - monitoraggio ed elaborazione dati relativi ad eventi elettorali provenienti da tutto il pianeta; - preparazione di un blog dedicato; - preparazione di uno spazio su Facebook - gruppi - " Liste della Quota Diretta".
Siti amici: www.retecivicaitaliana.it www.retedeicittadini.it www.democraticidiretti.it www.movimenticivici.org (Sicilia) www.piudemocrazia.it www.cittadinidirovereto.it www.comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com http://marcoturco.jimdo.com Segnaliamo il grande impegno dell'amico Paolo Michelotto dei Democratici Diretti e la sua attività di divulgatore di idee, testi e documenti sulla democrazia diretta e sugli strumenti per attuarla al meglio. Lo ringraziamo per la disponibilità a fornire a questo sito materiale molto interessante in modo assolutamente gratuito. Scarica il libro "Democrazia dei Cittadini" che parla degli esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano nel mondo: Altri libri sulla Democrazia Diretta, scaricabili gratis in italiano: Vivere meglio con più democrazia - A.A.V.V. http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/vivere-meglio-con-più-democrazia.pdf Guida alla democrazia diretta - Iri Institute http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Guida-DD.pdf Democrazia Diretta - Verhulst Nijeboer http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/democrazia_diretta_it.pdf 13 motivi per togliere il quorum dai referendum
varie " La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia “. Jacques Maritain 1943 "Party?" ..no grazie!" - 2002 Elezioni Parlamento USA astensione 54% - In molte città USA i Sindaci vengono eletti spesso con percentuali di votanti sotto la percentuale del 15% - 2003 Elezioni Legislative Messico, astensione 68,32% - 2003 Elezioni Parlamento Svizzero, astensione 54,56% -14 marzo 2010 Francia: elezioni regionali astensione dal voto di chi in un primo momento si era già iscritto manifestando volontà di votare: primo turno : 53,6% secondo turno : 49% -28 marzo 2010 Italia: elezioni amministrative regionali (parziali) :astensione dal voto: 35,20% -25 aprile 2010 Austria: elezioni presidenziali: Astensione dal voto 50,87 % -25 aprile 2010 Ungheria: elezioni politiche - secondo turno: astensione 52% -6 maggio 2010 Regno Unito: elezioni politiche - astensione 35% -5 giugno 2011 Portogallo: elezioni politiche - astensione 42% -23 ottobre 2011 Svizzera : elezioni politiche Consiglio Nazionale - astensione 50,9 % N.B.: alle percentuali di astenuti vanno sommate le schede nulle e quelle bianche! Nel sito del Ministero degli Interni, è possibile consultare tutti gli statuti dei comuni e delle province italiane: e anche i risultati di tutte le consultazioni elettorali e referendarie: http://ministero.interno.it Internet e Democrazia. Qualcuno con toni entusiastici afferma che: “ Internet è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per cambiare il mondo!” Non saremo certo noi a smentirlo, però non ci sentiamo nella certezza di poterlo sostenere a spada tratta anche perchè ci vien da porre una domanda conseguente:“ Per cambiare..in meglio o in peggio!?” A dir il vero, se guardiamo per esempio ad un altro caso tecnologico di importanza cruciale, ed esattamente a quanto è accaduto con l'invenzione della stampa da parte di Gutenberg nel 1450, con la semplificazione a produrre libri, con l'aumento dei libri e delle copie disponibili, con la maggiore espansione della capacità di leggere, con la conseguente “educazione” di massa – e correlata omologazione alla cultura dominante -, la diffusione del pensiero scientifico, la capacità di valutazione delle politiche di governo e la possibilità perfino della democrazia, dovremmo infine essere ottimisti anche per Internet. Ma qualcuno si chiede invece se Internet non sia un mezzo totalmente pervasivo finalizzato a rubare ogni residuo spazio originale di autocoscienza individuale, la “ spallata finale “che apre la porta al Grande Fratello della Verità Unica. Possiamo concordare che se le risposte ai nostri problemi, o ad una buona parte di essi, non possono che arrivare dalla scienza e dalla tecnologia, dobbiamo però anche essere consapevoli che, pur con le migliori intenzioni, ci sono e ci saranno probabili effetti collaterali indesiderabili dovuti all'uomo che gestisce quelle stesse scienza e tecnologia. Ciò detto, per tornare ai nuovi media e alla loro applicazione a quanto ci interessa, siamo proprio sicuri che essi siano sicuramente orientati e destinati ad essere strumenti di democrazia? Questo della democrazia elettronica potrebbe essere solo un mito creato ad arte per soddisfare quelle legittime aspettativeindividuali di controllo sulla propria vita nella comunità, per dare una parvenza di maggiore capacità di accedere alle decisioni politiche, di monitorarle e anche di censurarle.. Panacèa aleatoria per bisogni che restano crudamente disattesi nel mondo reale.. Certo la comunità virtuale con il suo discutere, emancipa il senso democratico oltre il semplice “ delegare “, però la sua capacità di rimodellare conseguentemente la politica ed il corpo politico non è altrettanto efficace ed anzi, secondo quanto indicano alcuni studi “ ..si accentua la struttura della disuguaglianza politica nella democrazia di massa”. E allora: Internet è veramente un mezzo favorevole alla democrazia? E' in grado di emancipare politicamente un sistema democratico, e se sì..verso quale direzione? Il potenziale della Rete pone grandi interrogativi sul rapporto tra Cittadini e Potere, tra elettori ed eletti, tra partecipazione e nuove opportunità, tra delega e democrazia diretta, tra decentramento della comunicazione politica in quote non più solo di consumo, ma ora anche di produzione di messaggi: tutti noi diventiamo autori. Se guardiamo a quanto sono stati determinanti i nuovi media ed Internet nelle campagne elettorali di Obama negli USA e di Dilma Rousseff in Brasile, non possiamo che concordare che il loro ruolo e le soluzioni che prospettano sono di sicuro più efficaci e di dimensioni più ampie di qualunque altro media del passato. Questo sarebbe un vantaggio per tutti a patto che i punti di partenza fossero uguali e che i risultati ottenuti andassero a beneficio di tutti..ma questo non è! Gli esiti pratici ottenuti da queste tecnologie della comunicazione sono per ora molto a favore dei “ già potenti in partenza” e restano comunque ambigui e da monitorare con attenzione da parte dei Cittadini democratici. Internet è un alleato, ma può anche essere un nemico. Per ora la domanda resta aperta. Fin dagli anni '80 c'è stata tutta una serie di argomentazioni sulla possibilità di Internet di colmare le lacune tra Democrazia Rappresentativa e Democrazia Diretta e dei molti risvolti applicativi della Rete alla vita democratica. Esiste una notevole bibliografia a proposito della E-Democracy, della Teledemocrazia, sulle Comunità virtuali, sulla Democrazia Deliberativa e sugli esperimenti condotti già a quell'epoca nelle Università americane. ( Becker & Scarce - Barber B.R. - S.A.Smith – Noveck – Habermas – Coleman & Gotze- Jaron Lanier ). Questo è un argomento così interessante che dovremo riprenderlo e considerarlo in molte altre occasioni ed approfondimenti. ONU o non ONU? ..This is a question! Guardando ai buoni propositi, agli ideali, alle speranze che i popoli della Terra nutrivano nei confronti di quel nuovo organismo, per la prima volta planetario, che sul finire della seconda guerra mondiale venne ideato e poi fondato col nome di “ Società delle Nazioni “e poi trasformato in “Organizzazione delle Nazioni Unite” e che doveva essere la soluzione più razionale, pacifica ed efficace di ogni conflitto tra i popoli, balza agli occhi il suo penoso fallimento. Quell’Arca dell’Alleanza che volando sopra le Nazioni, avrebbe dovuto armonizzare le loro esistenze, eliminare le guerre, dirimere i conflitti, alleviare i problemi della fame, delle malattie, della povertà, produrre un mondo nuovo e la pace universale, ci rendiamo conto che non è mai decollata. Quel sogno è stato tradito, qualcosa si è inceppato, la macchina volante non si è mai staccata dal suolo. Viene da chiedersi se il progetto prevedesse veramente una macchina volante dato che non si sono viste ali, nessun motore, niente rotori e turbine, nessun pilota capace, niente carburante e propellente, senza pista di decollo e atterraggio, senza programmi e rotte da seguire, senza poteri reali, ininfluente sugli equilibri, sulle economie, sulle politiche, in una parola “inutile “( almeno nell’ottica dei poveri del pianeta). Quello che nei propositi avrebbe dovuto essere uno splendido e fiero oggetto volante, fin dal suo varo si rivela invece un carrozzone pesante, immobile e pigro, carico di notabili, burocrati d’alto bordo, rampolli in cerca di un posticino al sole, diplomatici di lungo corso e in dirittura d’arrivo, infiltrati delle lobby multinazionali. Altro che decollo, neanche il Genio di Aladino col suo tappeto volante potrà mai sollevare dal suolo una simile baracca. Il grave è che le carenze di questa sovrastruttura non sono transitorie, patologie e mancanze curabili con qualche rimedio; a ben vedere queste limitazioni sono contestuali al progetto originario, fisiologiche e costitutive, scientemente programmate e coerentemente ben mantenute. Questo Organismo non può che essere ciò che è, perché così è stato voluto secondo una visione non tanto nel senso del liberalismo ottimista di Kant, quanto di una distorta concezione del liberalismo della potenza dove solo pochi hanno diritto di decidere lasciando agli altri la misera possibilità di accodarsi: sbilanciato, non egualitario, non democratico, non etico, non condiviso, non autosufficiente, non determinante, non riconosciuto nella sua universalità , lottizzato a millimetri, cieco sordo muto legato e troppo ..troppo distratto! Come può l’umanità riconoscersi, e tanto meno in futuro, in questo apparato d’èlite, emanazione di alcune potenze planetarie e loro proiezione sovra-nazionale, a cui gli altri partecipanti portano una presenza da misere comparse ? Ed in più, i dieci milioni di innocenti ed incolpevoli agnellini umani che ogni anno – che moltiplicati per gli anni di vita dell’O.N.U. fanno una cifra apocalittica! – muoiono su questo pianeta e non chissà dove, di fame e denutrizione, e gli altri undici milioni che muoiono di malattie banali come la dissenteria, parte di quell’olocausto immane ed infame che si vuol mantenere nei fatti, ebbene essi ed i loro straziati e disperati genitori come possono identificarsi, amare, credere e rispettare le Nazioni e le loro Organizzazioni?! A dirla tutta, lo sbilanciamento del pianeta ha trovato nell’ONU , non un avversario, ma un alleato: non semplicemente inutile, ma dannoso! La funzionalità dell’ONU paravento nel consentire il consolidamento dei poteri forti e gli interessi dei pochi, alla luce dei dati odierni è palese e non opinabile. E quando dico “dati “ uso una parola fredda e asettica che stride fortemente con la sostanza di riferimento, visto che in realtà mi riferisco alle guerre, al loro proliferare programmato dalla geo-politica delle grandi potenze economiche e politiche, ai genocidi prodotti dai neo-virus, le migrazioni volute dalle varie compagnie estrattive, la sete e la fame di continenti interi, la nuova schiavitù, l’oppressione sistematica di popoli interi da regimi autoritari, para-militari, totalitari, e la condizione dei poveri del mondo, delle donne, dei bambini, degli anziani. E la grande vergognosa mistificazione culturale che pone l’attenzione mondiale a cose irrisorie ed inconsistenti, formali e fini a se stesse, anziché muovere le coscienze a risolvere drammi e problemi. In una situazione d’insieme di realpolitik dipendente direttamente dalla potenza militare che ogni Nazione riesce a possedere per soddisfare la megalotimia della classe sociale dei padroni, abbiamo il settore della guerra con i suoi vari collegati e indotti sempre florido, produttivo(sic!), in espansione, abbinato alla fame necessaria, funzionale e programmata di almeno un miliardo di persone. Al settore della guerra fa infatti da degna compare/comare anche un’agricoltura orientata pesantemente alla produzione di cibo, granaglie e foraggi destinati - oltre che a produrre carburanti alternativi al petrolio - per l' alimentazione animale, pur sapendo che questo passaggio dalle proteine vegetali a quelle animali implica una perdita netta energetica e nutrizionale di circa il 90 %. " Non c'è cosa concettualmente più ripugnante nell'Universo che considerare una creatura a peso!" ( GZ531621 ) Dov’è il buon senso e la buona educazione alimentare che ci vogliono globalmente carnivori, dove sono i medici, gli insegnanti, i capi religiosi, gli intellettuali, i nutrizionisti, gli scienziati, gli economisti, che dovrebbero mostrarci i danni psichici, culturali, spirituali, fisici, etici, energetici, di una così pessima abitudine dettata nell’oggi tutt’altro che dalla necessità? " Mangiar carne non fa male solo perchè non è la nostra!" ( GZ 531621) Oltre 10 milioni di bambini muoiono di fame ogni anno perché il loro cibo viene usato per allevare polli e vitelli da bistecche. E altri 11 milioni sempre di bambini ogni anno muoiono di malattie stupide come la dissenteria perché la loro acqua pulita viene bevuta da miliardi di animali allevati per la carne. (Non voglio toccare in questa sede il vasto argomento della responsabilità umana verso le altre specie, perché credo che se non troviamo motivi sufficienti almeno alla responsabilizzazione verso i nostri simili, tanto meno li troveremo verso quelli che ci ostiniamo a considerare “ altri “: ciò non toglie che dalla tragica, immonda e sanguinolenta vicenda ne usciamo assolti, anzi!) Ebbene penso sia l’ora che gli uomini, tutti, abbiano il coraggio delle proprie azioni e che finalmente si riconoscano come perno, soggetto attivo della storia di questo Pianeta, senza nascondersi dietro le facciate degli Stati e delle Nazioni. L’identità umana universale, assoluta, planetaria e cosmica, l’essere vivente, la vita nel suo manifestarsi, nel suo evolvere sul pianeta e nel cosmo, non gli Stati, non le Nazioni! Stati, Nazioni, in futuro nulla più che vuoti a perdere! L’Organismo mondiale che auspichiamo non potrà che essere realizzazione di una nuova identità umana, cosmopolita, universale, integra, planetaria, libera, se ci piace possiamo chiamarla perfino “ globale “o inventarci una nuova parola e dovrà difendere a partire dalle implicazioni economiche l'interesse generale del sistema pianeta e della biosfera. Ed inoltre dobbiamo ben definire che cosa intendiamo per “ governabilità mondiale “. Dobbiamo identificare le priorità a partire sempre e solo dalle creature e non dagli Stati e dalle Nazioni, nè tanto meno dagli interessi delle multinazionali del saccheggio che hanno nel Wto, nella Banca Mondiale e nel Fmi istituzioni anti-democratiche che le sostengono in spregio totale al diritto dei popoli ad una economia democratica e rispettosa dell'ambiente e delle sue risorse.
Stiamo assistendo a qualcosa che è oltre le previsioni degli intellettuali, oltre ogni possibile programmazione dei singoli; un cataclisma che sulla scìa e al traino della globalizzazione economica, sconvolge anche assetti culturali ed identitari di popoli ed individui. Il turbinìo, la frequenza, il ritmo, l’accelerazione degli eventi ci portano di continuo una sensazione di pericolo ed instabilità e la nostra condizione ci appare sempre più precaria ed irrilevante. Tutto ci appare irreversibile e fatalmente obbligato. Una certezza sconsolata e disillusa si fa sempre più largo dentro gli uomini: non dai potenti perennemente gaudenti arriveranno le soluzioni! Siamo obbligati a capire pienamente che le soluzioni devono essere cercate e trovate tra gli uomini con uno spirito di universalismo contestuale e critico che recuperi quel diritto all'auto-determinazione che ci è stato rubato. Il nuovo Organismo Globale dovrà essere autorevole per come verrà costituito, per le modalità di operare e per le finalità che vorrà raggiungere. Il sogno per una prima volta è stato brutalmente impallinato, ma non è morto. Ciascuno trovi responsabilmente in sé i motivi per contribuire al nuovo tentativo.
Per quel che riguarda l'informazione, possiamo brevemente dire che in generale qualunque sistema complesso si trovi nella necessità di organizzarsi in un nuovo possibile equilibrio, con una visione globale e sistemica, deve necessariamente avere ben presenti tutti i dati del contesto, tutte le informazioni sull'interdipendenza, tutte le possibili variabili e connessioni, senza esclusioni, e da là partire per l’elaborazione aggiornata. Se vogliamo, possiamo paragonare la struttura sociale ad un sistema complesso, un sistema di sistemi, e considerare ogni cittadino - e riguardo alla intera famiglia dei viventi, perfino ogni creatura anche se " muta "- come trasmettitore e ricevitore di dati, di bisogni e diritti: ai fini dei risultati, qui è impensabile creare “buchi” e barriere con " esclusioni". Ne consegue che nella struttura sociale ideale , - e nel sistema biologico complessivo - la comunicazione deve essere più libera e completa possibile, in modo che i dati anche dell’ultimo associato e dell'ultima cellula giungano a formare il corpo delle informazioni da considerare e trattare. Una società libera e democratica è perfetta per questo scopo: le informazioni sono libere e “ pesano “ in modo potenzialmente eguale. L'informazione, il flusso e la circolazione dei dati e degli input, ha un ruolo primario in qualunque democrazia dato che ad essa è affidato il compito di fornire ai Cittadini l'insieme di nozioni che serve loro per formarsi un giudizio consapevole sull'operato dei governanti e quindi di esprimere successivo e conseguente consenso o dissenso. La realtà dei fatti, la più oggettiva possibile, non distorta né manipolata, dovrebbe giungere all'opinione pubblica secondo “ modalità e media “ non controllati né dai politici né dai loro finanziatori più o meno occulti. L'informazione dovrà essere liberata definitivamente dal controllo politico a partire da quella normalmente considerata di “ servizio pubblico “, la quale dovrà anche essere libera da sostegni economici privati di qualunque tipo, nelle varie forme che il marketing pubblicitario riesce a proporre, proprio per essere libera anche da quelle innumerevoli lobby di pressione interessate a condizionarla. E' necessario sviluppare una rete di libera circolazione delle informazioni che non sia funzionale al "produrre consenso al potere" ed indipendente dagli interessi del mercato globale ( che per sua natura tende ad appropriarsene monopolisticamente per lucrarci sopra indifferentemente dalla sostenibilità etica e sociale e anche da quella dell'ecosistema). Solo da questa premessa è possibile prevedere elaborazioni e risposte soddisfacenti.
Le Liste Partecipate. Nella scia storica del Civismo e delle “ Liste Civiche “ fortemente radicate nel territorio e legate alle personalità con ruoli di grande esperienza che esso sa esprimere, ma anche con l'intento di avvicinare alla politica Cittadini che non si riconoscono nei Partiti centralizzati, sono stati tentati esperimenti che allargassero al di fuori del tradizionale ambito municipale quelle potenzialità. Certo non tutte le iniziative passate sotto il nome di “Lista Civica” sono nate con finalità nobili e una certa parte ha avuto scopi prevalentemente strategici o di disturbo all'interno delle varie competizioni elettorali, oppure sono state estremizzate dal punto di vista della personalizzazione, rendendole di fatto “ cosa privata “ di qualcuno in particolare, ma hanno avuto comunque il merito di attivare Cittadini che diversamente non avrebbero mai tentato nulla. Portare la carica innovativa delle Liste Civiche oltre la staccionata comunale è sembrato interessante e condivisibile un po' ovunque. Uno dei filoni più interessanti e numericamente rilevante è quello portato avanti da vari Movimenti che in nome della democrazia diretta, o meglio in vista di un allargamento della partecipazione alla società civile non partitica, hanno utilizzato il metodo della “ Lista Partecipata “. La Lista Partecipata associa persone libere dalle ideologie e dall'appartenenza partitica o perlomeno disposte ad accantonarle, in prospettiva di accordi programmatici finalizzati a scopi comuni. Questo, anche nel caso sia già esistente nel gruppo iniziale una leadership abbastanza forte ed omogenea nelle volontà, non è per niente facile. Si parte quindi con la richiesta associativa di uniformarsi ed omologarsi agli obiettivi individuati dalla maggioranza e quindi è probabile che qualche problema e qualche scontento ci possano essere, anche perchè dire “interessi comuni “ significa proporre una lettura non solo dell'esistente, ma anche del probabile e del possibile, nonché di tutte le variabili di merito e di percorso, impossibili da delineare con largo anticipo. In effetti la differenziazione individuale trova poco spazio in un contesto che massimizza gli interessi e li trasforma in obiettivo unico della maggioranza e che anzi si configura come specifico strumento che il gruppo utilizza per perseguire scopi proposti e condivisi dalla sua maggioranza. Questo “modello” non è interessato ad affrontare il problema reale della inclusione della differenziazione individuale nella struttura della rappresentanza, come se ciò non fosse di sua pertinenza: confondendo individualismo con individualità, esso preferisce imporre a maggioranza scopi comuni piuttosto che includere il diritto individuale al decidere liberamente nel merito e nel contesto. Realizza in sè una sorta di totalitarismo della maggioranza di gruppo, potenzialmente pericoloso se applicato su larga scala alla gerarchia dei valori ed alla psicologia d'insieme: il diritto a decidere liberamente e direttamente anche nel livello rappresentativo viene ad essere subordinato ad un presunto interesse comune che si pretende come assoluto e qualitativamente prioritario. E c'è da dire che in questo il nucleo storico della Lista ha funzioni similari a quelle della segreteria di partito e che la maggioranza interna che esso gestisce si impone anche nella rappresentanza. In effetti l'obiettivo indicato come prioritario dal gruppo di riferimento della Lista ha il sopravvento su tutto e di conseguenza colui che va ad essere il Delegato Rappresentante dovrebbe essere subordinato alle volontà della Lista, risultando nei fatti – ma forse più nelle dichiarazioni d'intenti preliminari che nella successiva operatività pratica - un portavoce con le mani legate che concretizza una delega che qui si vuole descrivere come strumento “cibernetico“ di democrazia diretta. Infatti, in fase di accordi preliminari, a colui che potrà essere il Rappresentante, viene chiesto di sottoscrivere un impegno ad agire secondo le direttive, gli scopi e i valori della Lista, secondo un vincolo e degli obblighi che “nominalmente” mettono la maggioranza della Lista – in realtà il soggetto è il nucleo fondatore - nella posizione del decidere e lui in quella di strumento, sottomesso anche al vincolo della revoca della rappresentanza in caso di inadeguatezza. Revoca che nella operatività quotidiana diventa strumento di controllo in mano non tanto al singolo Elettore che assai difficilmente vi può ricorrere, ma al nucleo storico della Lista che lo può usare in modo discrezionale non solo contro determinate scelte politiche assunte dal Rappresentante, ma perfino contro la sua persona. Si vuole ufficialmente ignorare che esiste sempre un margine di libertà operativa non vincolabile preventivamente ad un programma esaustivo che preveda ogni possibile ambito di decisione, anche alla luce della possibilità di votare secondo coscienza in uno scrutinio segreto e quindi fuori dal controllo esterno, dato che non sempre accettiamo di essere dei semplici portavoce. Come capisce bene e sottolinea l'Articolo 67 della Costituzione Italiana ( e corrispondenti nelle varie Costituzioni internazionali)" il membro del Parlamento..esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato." Appunto in ossequio non formale alla sua libertà personale. Alla fine esiste la concreta probabilità che tutto questo controllare ed essere controllati logori tutti : sia il delegante/Cittadino che di fronte ad un voto a scrutinio segreto non ha certezze sull'operato del suo rappresentante/Eletto, ma anche in condizioni di trattative trasversali e di lobby non rilevabili dall'esterno, sia il delegato/Eletto dato che la dignità della sua libertà di scelta sottoposta alla possibilità di revoca del mandato da parte di elettori insoddisfatti e gestori della Lista, risulta sotto attacco costante. Controllori e controllati possono entro breve risultare antagonisti e l'iniziale spirito fondante della Lista Partecipata andare alle ortiche. Il pessimismo critico e la sfiducia nei confronti del sistema dei partiti, non può essere sostituito da un sistema dove l'insieme della Lista è titolare di ogni decisione e dove i professionisti partitici vengono sostituiti dai professionisti di Lista, accentrati nel nucleo storico e di certo ideologicamente caratterizzato e orientato. Non vediamo alcun salto qualitativo nel cercare consenso alle proprie posizioni senza permettere al dissenso individuale, o anche alla sacrosanta differenziazione, uno sbocco diretto reale. A ben vedere è sempre il nocciolo duro fondatore della Lista Partecipata ad assumere la rappresentanza; in linea purtroppo con la filosofia della democrazia dei gruppi e delle parti e non con quella degli individui e del sistema. C'è qui una notevole discrepanza non solo formale tra la dichiarata volontà di accogliere Cittadini liberi dalle ideologie, purchè dotati di coscienza e giudizio,- e non è cosa da poco - con l'intenzione di valorizzarli impiegandoli nella partecipazione democratica diretta e poi, viceversa, strutturare tutto l'accordo preventivo e la prassi operativa, in modo da ridurre costoro una volta eletti, a strumento dei deleganti che sono alla fin fine da identificare nel gruppo fondatore, gestore e qualitativamente orientatore della Lista stessa. In definitiva con la morte prematura della osannata capacità di scelta, della libertà, della maturità di un singolo che ha cercato, appunto fuori dagli schemi dei dictat di partito, una possibilità di esprimere direttamente il suo sacrosanto pensiero individuale. Credo si debba ormai comprendere che l'Individuo Cittadino chiede rispetto alla sua differenziazione non solo ai partiti, ma anche a tutte quelle chiese ideologiche che tendono a condizionarlo, non solo alle segreterie e alle caste dei partiti, ma anche ai gruppi di opinione, alle maggioranze e perfino alle elitès delle Liste Partecipate.. La scelta che la Lista Partecipata opera di esercitare il “controllo” si dovrebbe fermare davanti alla condizione straordinaria che mette per una volta un qualunque Cittadino di fronte alla possibilità di fare una scelta in modo consapevole, responsabile, maturo e soprattutto non mediato: appunto “ Diretto “ ! Con questo modello la qualità della partecipazione democratica non si sposta di un solo millimetro: personalizzazione, accentramento e verticalizzazione, finalizzate all'auto-preservazione professionistica non vengono minimamente messe in discussione: vengono solo trasferite fuori dall'ambito tradizionale del sistema dei partiti, ma non fuori dalla logica della selezione “ elettiva” tanto cara ai potenti di ogni tipo e dalla concezione di “politica” come possibilità di affermazione personale. Alla fine di tutti i discorsi possibili, ciò che conta in politica è il “potere di decidere” e la sua distribuzione indifferentemente dall'oggetto e dagli scopi dichiarati, siano essi genericamente ideologici o pragmatici, siano essi filtrati dai Partiti o dalla Lista Partecipata. Con la Lista Partecipata il possesso del diritto al decidere di pochi risulta intaccato. Il sistema si conferma ancora nelle mani dei gruppi e dei pochi. Il singolo Cittadino e la sua libertà devono ancora attendere. Esperienze ed esperimenti di Democrazia Partecipata contemporanea.
La nuova sensibilità democratica cerca strade nuove per effermarsi. I Cittadini chiedono sempre maggiore partecipazione diretta e per questo sono disponibili a tentare esperimenti anche inusuali e innovativi, come quelli delle Liste Partecipate, ma anche quelli dei Bilanci Partecipativi, dei Dèbat Public, dei Sondaggi Deliberativi.
Per le Liste Partecipate rimandiamo alla voce specifica.
Le famose “ porte aperte “ vengono invece attraversate quando non siamo più in presenza di auto-selezione ( leggi da un lato auto-esclusione ) , ma di Sorteggio, ed infatti i
In ultima analisi questi apprezzabili tentativi, queste timide aperture alla partecipazione diretta non riescono a dare risposte soddisfacenti perchè ciascuno risulta carente in qualcosa; il loro limite è costituito dal fatto che essi non intaccano lo schema di potere del sistema, ma si costituiscono come semplici supporti di struttura.
Creatività al lavoro. (Più democrazia più soluzioni)
In perfetta coerenza con questi scopi e come possibile risposta risolutiva, segnaliamo a titolo di esempio della filosofia delle comunità locali, il modello di governo locale democratico, tratto dal sito Questo interessante modello “socio-politico” si caratterizza per tre linee guida semplici:
Le considerazioni da fare in proposito sono molte e di segno diverso e ciascuno è libero di farle dopo aver visitato il sito: L'Autore è tra l' altro molto disponibile al confronto finalizzato al perfezionamento del progetto e gradisce scambiare riflessioni e suggerimenti migliorativi.
Democrazia liquida e diretta.
Non potendo accontentarci di un semplice restyling di quella politica finora usata per rendere stabile un sistema sociale che avrebbe in sè scarso diritto intrinseco di esserlo, abbiamo il dovere di individuare il come. Il sistema gestionale democratico necessita da un lato di una struttura amministrativa - burocratica stabile ed efficiente - con lavoratori da garantire nei loro diritti e a cui chiedere leale dedizione - e dall'altro di una altrettanto stabile struttura decisionale / politica dove a nostro parere va invece contrastata la tendenza a trasformare l'incarico di rappresentanza democratica, in “ lavoro stabile” per presunti professionisti politici: questa struttura decisionale dovrebbe risultare in se stessa certamente stabile, efficiente, credibile, ma internamente dovrebbe risultare fluida e con un veloce ricambio dei componenti. La nostra democrazia dei mandati elettorali di lunga durata, al contrario è permanentemente ingessata e bloccata sul “ possesso” del diritto a decidere, ormai privatizzato e personalizzato da pochi individui diventati essi stessi “ la struttura ” - sempre in ritardo sui tempi sociali - , al punto da risultare inamovibili: mandato dopo mandato. Anche in vista di quello che sarà il prossimo passo strategico di cui si farà carico il potere costituito e cioè di spostare il consenso ormai perso dalla credibilità dei partiti e delle ideologie di massa a quelli che per ora possiamo definire i " Competenti ". Il prossimo fascismo avrà la faccia telegenica dei grandi imprenditori, dei managers di successo, intellettuali conformi e di successo mediatico, scienziati votati al Mercato, e anche uomini e donne di spettacolo e di comunicazione, accreditati dai media del potere attraverso carriere brillanti perennemente pubblicizzate come in una campagna elettorale permanente, in cui nessun altro competitore avrà reali possibilità di vincere. Costoro entreranno nelle case dei Cittadini che saranno presi per mano ed accompagnati ad eleggerli come fosse lo sbocco democratico più naturale. Questo fascismo sarà così sottile ed accattivante che pochi individui riusciranno a percepire razionalmente l'ingiustizia che lo sostiene. E' necessario rimuovere questi blocchi monolitici e rendere la democrazia fluida e quanto più possibile " contemporanea " attraverso un processo di inclusione che preveda una dinamica ed una permeabilità nuove, inizialmente con mandati di breve durata e spersonalizzati, finalizzati a permettere una sempre maggiore partecipazione egualitaria e diretta: questo sarà possibile solo attraverso un parallelo metodo di selezione diverso ed alternativo a quello elettivo. Limitare i tempi della delega porterà una grande e varia ricchezza di apporti innovativi, con un flusso incessante di esperienze individuali diversificate che rivitalizzeranno il sistema intero, rendendolo più ricettivo e ma anche reattivo agli stimoli del tempo reale, Pur non essendo ancora una democrazia diretta, dovrebbe tendere ad assomigliarle sempre di più. Il diritto del singolo a decidere direttamente nel merito non può essere subordinato al giudizio di terzi, nè al consenso di eventuali elettori chiamati a valutare poi che cosa(? la persona ? il programma ? le promesse ? l'esperienza ? la credibilità ? l'onestà degli intenti e la fedeltà agli stessi? la capacità di comprensione ? la laboriosità ?), e neppure a qualunque procedura aprioristica di preselezione discriminatoria. Le oggettive difficoltà ad operare e realizzare una democratica democrazia diretta, non possono legittimare nè la rinuncia alla responsabilità ed al diritto del decidere in prima persona, da parte della massa dei Cittadini, nè la pretesa aristocratica e oligopolica di far proprio il diritto stabile a decidere per e sopra tutti, da parte di alcuni. Neppure in nome di un risibile criterio di " elettività "che pretende di valutare non la qualità delle potenziali decisioni di merito, ma già il diritto stesso di esprimerle: alcuni possono altri non possono! E questo è intrinsecamente illegittimo ed ingiusto. Come esemplari umani, come individui, come Cittadini, siamo stanchi di delegare e subire perennemente le volontà altrui e chiediamo non di modificare le modalità del delegare e neppure la possibilità di candidarsi per rappresentare altri a cui in partenza " dovremmo piacere", ma chiediamo uno spazio per rappresentare finalmente " noi stessi" in nome del nostro diritto esistenziale prima ancora che civile e politico. Per noi stessi chiediamo appunto il modo, la via per esercitare in modo egualitario e condiviso proprio questo diritto alla democrazia diretta. Affermiamo che un insieme sociale può definirsi democratico quando la funzione decisionale compete a tutti i soci in modo egualitario e che quindi la consultazione ottimale è quella "diretta" e non mediata. Affermiamo anche che quando per motivi di funzionalità quotidiana l'insieme dei soci voglia dotarsi di una struttura decisionale ridotta attraverso la delega, questa stessa struttura sia comunque subordinata nei suoi poteri e competenze alla volontà della totalità dell'insieme. Inoltre è bene chiarire che per il principio dell'uguaglianza del diritto, questa struttura decisionale deve essere accessibile fattualmente a tutti i Soci alla stessa maniera e per periodi di tempo uguali, in modo che si realizzi un flusso libero e con velocità costante: in questo modo il potere decisionale viene liberato dai personalismi e dalle personalizzazioni, per assumere le caratteristiche della collegialità collaborativa. Il diritto-dovere del partecipare all'autodeterminazione responsabile diventa ad un certo punto "includente" quando si realizza il coinvolgimento nei processi decisionali di tutti, adeguando la taratura della tempistica del flusso di "passaggio" all'interno della struttura in questione. Solo partendo da una situazione di democrazia includente e quindi con l'apporto totale delle sensibilità, problemi, aspettative, soluzioni le più varie, sarà possibile realizzare una società umana orientata all'armonizzazione intelligente. Se guardiamo alla situazione contemporanea il cambiamento che si prospetta è a dir poco palingenetico. Ma questo è lo scopo, alla faccia dei sapientoni di ogni tipo dentro o fuori dai partiti, ed in gloria alla nostra dignità! Sarà anche poco, ma pur sempre una bella mezz'ora!
Ridurre nella loro durata temporale i mandati di rappresentanza democratica sarà anche un notevole ostacolo per coloro che volessero esercitare sui "decisori" pressioni improprie sotto il profilo della legalità: non avere garanzie sulla durata di un referente politico da “ addolcire” inibisce molto qualunque tentativo in proposito. Certo questo non risolve in blocco il problema della corruzione politica, ma almeno renderà la cosa molto meno sistemica ed estremamente più difficoltosa ed occasionale.
Analisi. " Voi che intendendo il terzo ciel movete " ( Dante )
Possibile visione d'insieme. Premettiamo che il concetto di “realtà” è qualcosa di assolutamente unico e soggettivo, diverso per ciascuno di noi, in quanto è la risultante di una elaborazione soggettiva creativa e progressiva che non ha mai fine e legata indissolubilmente allo stadio evolutivo della mente individuale. Ciò che ognuno considera come reale, è la sintesi, da una parte della lettura soggettiva di ciò che è considerato il mondo, frutto della cultura in cui ciascuno si ritrova normalmente per percorso evolutivo individuale e nascita e dall'altra da una serie di relazioni con l'ambiente che ci è contemporaneo, ma anche con la originale capacità di interiorizzare i fenomeni. Ne deriva che ogni lettura della realtà è relativa al soggetto che vi si applica, per cui anche quella che qui di seguito viene umilmente proposta è solo una tra le possibili, in quanto anch'essa selettiva e contestuale a quella porzione di relativo a cui per vicinanza sensoriale il proponente è ora maggiormente esposto. " Sono nato cieco e al buio, posso solo scavare per trovare la luce." ( A.Jodorowsky dal film " El Topo" ). Ecco quindi che ogni essere vivente – e considero un essere vivente primariamente come “flusso di idee” come diceva P.R.Sarkar - è un universo unico ed irripetibile nella sua singolarità e che qualunque interpretazione soggettiva, sia di tipo razionalistico-riduttivo, sia analogico-olistico, non riesce a far combaciare ciò che “ E' “ con ciò che si “pensa” esso sia. ..A meno che il soggetto in questione non sia in grado di trascendere i limiti della dualità, per pervenire a quella “ Unione “ con ciò che E', con la realtà ultima tanto cara alla spiritualità di ogni tempo. Noi non realizzati che ci ritroviamo a dibatterci nella dualità e a vivere cicli di esistenze molto comuni in ciò che conosciamo come relativo, abbiamo comunque una sensazione di realtà come di un “ Unicum “ molto complesso, dinamico, interconnesso, e non solo in quegli stadi che comunemente chiamiamo materia, ma anche come dimostra la fisica più recente, in quelli più sottili, energetici e di relazione anche immateriale. Come sostiene qualcuno la fitta rete di intrecci energetici pluridimensionali che è propria dell'Esistente, sfuma in una pura Coscienza a cui ciascuno di noi viventi è connesso fin da prima di venire alla luce. Di più, molte tradizioni mistiche e spirituali affermano che la realtà è una proiezione mentale dell' Essere e quindi essa stessa Essere. Idea che anche pensatori non prettamente mistici hanno condiviso. Lo stesso Albert Einstein disse all'incirca: " Spazio e tempo non sono condizioni in cui viviamo, ma modi in cui pensiamo." Sembra quindi avvalorata la nostra percezione di realtà come di un Intero che a noi, figli della ragione occidentale a tutti i costi, per ora non è dato cogliere nella sua totalità, ma solo nei dettagli della percezione relativa: fermo restando che il nostro approccio con ciò che esiste dovrebbe essere improntato come minimo ad un atteggiamento di " rispetto indifferenziato " , ogni altra considerazione analitica sui particolari, risulta in un secondo momento conseguentemente degna di considerazione razionale. Ma non scoraggiamoci e per non farci mancare nulla, partiamo alla grande e quindi sullo stile di " Odissea nello spazio "consideriamo con la nostra analisi almeno l'intero sistema solare in cui ci troviamo e che percepiamo come " nostro ". "Sistema" appunto, costituito da corpi celesti in relazione di interdipendenza, certamente mossi da un lato da forze meccaniche tendenti per natura fisica alla dissoluzione entropica, ma dall'altro mantenuto aggregato e stabile nello spazio da una forza di influenza non ben conosciuta che comunemente chiamiamo " forza di gravità ". Questo Sistema è dunque in una magica situazione di stallo dinamico e delicato e la Terra in esso si trova all'interno di forze vettoriali che tendono sia alla convergenza che alla divergenza, in un processo di relazioni di interdipendenza dove tutto è collegato a tutto, non solo da forze prettamente meccaniche. E su questo palcoscenico in divenire, unico ed irripetibile nel "qui ed ora", complesso ed interconnesso a partire dai livelli del sub-atomico, l'attore protagonista è proprio l' Uomo: punto d'incontro di quelle convergenze e divergenze del divenire più sottili, delle cause e delle finalità, della determinazione fisica e della libertà di coscienza, " unità olografica che contiene in sè la matrice dell'informazione totale del Sistema in cui è incluso" come l'ha definita il professor Enrico Cheli in un suo bel saggio ( Olismo - La scienza del futuro - Xenia Edizioni 2010), forse unico elemento parzialmente indeterminato e libero. E' facile capire come sia incredibile il ruolo giocato in questa " Divina Commedia " per dirla con Dante, dalla libertà di espressione della coscienza umana non vincolata dalle cause meccaniche e non obbligata dalle finalità, ma spinta ad una sempre maggiore " empatia " ed interazione con tutta la realtà. La partita dell'evoluzione qualitativa di questo sistema solare e di questo pianeta, si gioca proprio nella mente dell'essere umano. Anzi, per uno strano gioco, i termini della vicenda sembrano ribaltarsi in una strana inversione: la creatura è all'interno del sistema, ma sembra che il sistema si metta nelle mani della creatura alla quale rivela leggi e segreti che potenzialmente le conferiscono il potere sul sistema stesso. Ricordiamo che i veri antagonisti nel sistema sono mantenimento dell'energia e dissoluzione, sintropia ed entropia, vita e morte e che in questo laboratorio esiste una creatura che è dotata di libertà di scelta e che la libertà porta in sè la possibilità dell'errore. Per farla breve, possiamo affermare che la conoscenza e la tecnologia dell'oggi è già in grado di modificare gli equilibri del pianeta a partire da quelli demografici e biologici e che l'eventuale scelta sbagliata può avere conseguenze considerate" irreversibili " secondo il significato che le attribuisce il "II° Principio della Termodinamica", e cioè fuori dalla possibilità di mettervi rimedio insita nella natura. Da un certo grado di danno in avanti, nè la natura nè l'uomo possono riportare la situazione all'equilibrio sufficiente e necessario al sistema per evolversi o anche solo per sopravvivere. E, a rischio di far ridere qualcuno, mi sento di affermare che tra le possibilità del futuro, la tecnologia del domani avrà il potere di modificare anche gli equilibri fisici ed energetici del sistema solare dove, facciamo presente, niente e nessuno è completamente in posizione di autosufficienza. Ecco quindi, che possiamo fare una prima considerazione circa l'importanza di scelte fatte o non fatte, sul futuro che non può che essere comune e della necessaria visione d'insieme che per ora consideri la compatibilità dell'essere umano all'interno del sistema biosfera terrestre. A dirla con le parole di Ulrich Beck , servono " Nuove filosofie politiche per la nuova Conditio Humana del rischio globale " dove " nulla di ciò che accade è un evento soltanto locale" e che il nuovo punto di partenza " è che il compito principale è la preoccupazione per il tutto." In realtà ogni essere vivente e sulla Terra l'uomo in particolare, agisce nell'ambiente grazie alla mente che è il vero fulcro della sua libertà e capacità di interagire: produrre, manipolare, gestire, coordinare, indirizzare le idee e le conoscenze, consente quella capacità di intervento che comunemente chiamiamo " potere ". Tra gli uomini ci sono individui che in questo riescono meglio, grazie alla forza psicologica, all'astuzia, alla spregiudicatezza, all'intuito, alla dialettica, ma anche per dirla malamente soprattutto alla monetizzazione e mercificazione di tutto e tutti. Costoro riescono ad asservire ai propri scopi non solo l'ambiente, ma anche gli uomini: essi godono nell'accumulare privilegi e appunto altro potere, ben oltre le loro necessità e indifferentemente dal benessere degli altri. Questo è il nocciolo della questione: non è più possibile lasciare nelle mani di questi individui rapaci che pensano solo a se stessi, al proprio tornaconto spicciolo e immediato, ai propri affari e privilegi, quella che sia la direzione da prendere, gli indirizzi di sviluppo, le scelte corrette, le dinamiche del pianeta intero, i valori e i paradigmi mentali di riferimento. Non approviamo che chi più ha, più decide. I tempi cambiano e la democrazia di oggi guarda a quella del futuro che dovrà essere congrua alla sensibilità e ai progetti della nuova società che sta nascendo. Servono quindi nuove filosofie politiche che traccino le linee guida per il mondo di domani a cui tutti - e non penso solo agli umani- siamo chiamati a partecipare. A questa partita planetaria, - e non è retorica - a questo nuovo gioco inaspettato, senza maestri nè esempi da seguire, sono schierati nella stessa metà campo tutti gli uomini e tutte le creature realmente esistenti e potenzialmente nel futuro. Di là, nell'altra metà campo, non c'è alcun vivente. |


